The Witches collage - Warner Bros.
The Witches collage - Warner Bros.

La figura della strega del libro di Roald Dahl attraverso lo stile dei personaggi dei film

C’era grande attesa per l’uscita della nuova versione di The Witches con protagonista Anne Hathaway, sia per la popolarità del libro di Roald Dahl, ma soprattutto per l’inevitabile confronto con la versione del 1990 Chi ha paura delle streghe?.

Nonostante le diverse scelte registiche ed estetiche entrambi i film rimangono abbastanza fedeli al romanzo: ciò che li differenzia è però la diversa lettura, attraverso il fondamentale contributo dei costumisti, che i registi, Nicolas Roeg nel 1990 e Robert Zemeckis nel 2020, fanno della figura della strega.

Chi ha paure delle streghe? –  Il male della porta accanto

Nella versione del 1990, la costumista Marit Allen rimane fedelissima al libro: le sue streghe non si distinguono dalle altre donne inglesi di fine anni ‘80 (in cui il film è ambientato): abiti a fantasia, spalline, scarpe dal tacco basso.  Sono donne qualunque, qualcuna più elegante, qualcuna più sciatta… potrebbero essere benissimo le nostre vicine di casa o la signora che lavora in biblioteca. Questa visione (in linea con Dahl) lancia un messaggio chiaro: la cattiveria, l’odio, l’invidia non sono sentimenti estranei alle persone comuni. Lo vediamo tutti i giorni nei casi di cronaca nera. Ed è in questo messaggio che risiede la grandezza di Roald Dahl, spiegare ai suoi piccoli lettori che il male non è un qualcosa di lontano, ma lo si trova spesso nella normalità del quotidiano.

CREDITS: https://cookiesandsangria.com/

The Witches – Il fascino del male

Il nuovo The Witches si discosta dal testo anzitutto per l’ambientazione: la narrazione è spostata nell’Alabama di fine anni ‘60. A differenziare le streghe di Zemeckis dalla precedente versione non è però solo il contesto storico-geografico: la scena del loro ingresso al grand hotel sembra una di quelle sfilate di mannequin degli anni ‘60, arrivate a presentare una collezione di qualche couturier europeo. La costumista, Joanna Johnston dà grande importanza agli accessori (maggiore rispetto alla versione del ’90), in particolare ai cappelli, ai guanti e alle bellissime scarpe (spesso nel film il primo dettaglio ad essere inquadrato all’entrata in scena di una strega).

Interessante anche la scelta dei tessuti: se per i costumi della nonna (figura positiva) la costumista opta per fantasie floreali, pattern geometrici accomunano gli abiti delle streghe. Le streghe del nuovo The Witches sono ammantate di charme ed eleganza; un punto di vista diverso quindi dalla versione del 1990, dove si voleva comunicare la normalità del male. Qui è messo in evidenza come il fascino del male possa a volte essere subdolamente intrigante, addirittura affascinante (Grimilde docet) ma, se si presta attenzione c’è sempre qualcosa che lo tradisce e ci scopre i suoi artigli.

The Witches Warner Bros.

Sua Streghità la Strega Suprema – Anjelica e Anne

Anche le due versioni della Strega Suprema sono diverse. Anjelica Huston è fantastica nella parte, il personaggio costruito ad arte ricorda la strega sulla copertina storica del libro, dell’illustratore Quentin Blake. Il make up e i voluminosi gioielli contribuiscono a caratterizzare il personaggio, tra lo charme di Grimilde e l’eleganza di una diva degli anni ‘80.

Chi ha paura delle streghe? Dal libro di Roald Dahl
The Witches (1990), CREDITS: Web

Se la versione anni ’90 di Sua Streghità spicca per fascino tra le fattucchiere inglesi, il personaggio di Anne Hathaway è in linea con le sue suddite. Il costume che indossa all’assemblea delle streghe però non convince del tutto: seppur molto d’effetto l’idea di un abito che si trasforma, mutando una donna di classe nella regina del male, sembra mancare di qualcosa (forse per la scelta del tessuto, liscio e tinta unita). Molto riuscita invece la scena dove questa, liberatasi dalla veste “civile”, si libra per aria con le braccia aperte, di fronte all’assemblea di streghe che guardano attonite verso l’alto. Impostazione che ricorda, volutamente o inconsciamente, l’iconografia delle assunzioni della Vergine (anche grazie all’elemento architettonico di sfondo, che sembra inquadrare la strega in una tela).

The Witches Warner Bros.

Se per Dahl la figura della strega diventa allegoria della malvagità, le due letture cinematografiche restituiscono al pubblico (nonostante le critiche) una riflessione sulle forme che questa può assumere e su come guardarsene.

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Sono un ragazzo di campagna con la testa tra le nuvole immerso tra mille progetti, se fossi una canzone sarei Confessioni di un malandrino di Branduardi. Dopo la laurea in Scenografia a Brera ho intrapreso un corso di specializzazione presso i laboratori della Scala. Quello che più mi piace è raccontare punti di vista: lo faccio disegnando, scrivendo, progettando. Più che le storie mi attraggono le persone, la loro psicologia, come vengono resi sullo schermo o su un palco il loro dramma interiore e la loro personalità (fantasticando su come le renderei io).

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