Audace, sferzante, originale e anche un po’ pericoloso. È l’adattamento della più famosa storia d’amore del teatro di tutti i tempi, ad’opera dei pluripremiati Babilonia Teatri. Romeo e Giulietta prendono vita nuovamente nel cuore di quella Verona che gli appartiene per definizione drammaturgica, nei panni di due mostri sacri del teatro di tradizione italiano.

Ugo Pagliai e Paola Gassmann si prestano a questo divertente e anche coraggioso gioco meta teatrale che li vede protagonisti in prima nazionale al Teatro Romano in una coproduzione fra il Teatro Stabile di Bolzano e il Teatro Stabile del Veneto.

Romeo e Giulietta, Babilonia Teatri - CREDITS: Andrea Bianco
foto di Andrea Bianco

Romeo e Giulietta: assonanze e rottura degli schemi

Un adattamento azzardato, quello inserito nel prestigioso cartellone dell’Estate Teatrale Veronese, sotto la nuova guida artistica di Carlo Mangolini. Sempre attento al rapporto con i grandi classici, il festival di quest’anno, dovendo rinunciare a grandi allestimenti per via delle norme sul distanziamento sociale, ha chiesto agli artisti invitati di rivisitare alcuni testi “offrendo inedite chiavi di lettura a titoli simbolo del teatro di tutti i tempi”.

Frutto del connubio fra tradizione e innovazione è sicuramente lo spettacolo in oggetto, dove il dramma shakespeariano viene ridotto all’osso per restituire al pubblico la centralità dei protagonisti. Romeo e Giulietta, Ugo Pagliai e Paola Gassmann. Giovane coppia innamorata una, unita da più di cinquant’anni l’altra, portano in scena i dialoghi cardine dell’opera nella traduzione di Salvatore Quasimodo, in una dolcezza intrisa di una poeticità unica.

Realtà e finzione non hanno confini, come usanza dei Babilonia Teatri, ossia Enrico Castellani e Valeria Raimondi, che intervallano la messa in scena con interviste (personalissime) agli attori, didascalie per raccontare scene povere di scenografie e orpelli vari, indicazioni registiche e canzoni in playback.

Romeo e Giulietta, Babilonia Teatri - CREDITS: Andrea Bianco
foto di Andrea Bianco

Una messa in scena al cardiopalma

Ma Romeo e Giulietta è prima di tutto una storia di dolore e morte, un dramma che si consuma nelle pieghe dell’odio che impazza fra le due famiglie, irrimediabilmente schierate l’una contro l’altra.

“Sentivamo sulla pelle l’angoscia che percorre l’intera vicenda e avevamo una sola immagine in grado di ricreare quella stessa angoscia: un lanciatore di coltelli. Romeo e Giulietta per noi sono come una persona-bersaglio pronta a ricevere i lanci di un lanciatore di coltelli.”

Babilonia Teatri
Romeo e Giulietta, Babilonia Teatri - CREDITS: Andrea Bianco
foto di Andrea Bianco

“Due persone possono serbare un segreto se soltanto una lo conosce”

Coraggiosamente e stoicamente, Pagliai e Gassmann “affrontano” questa iniziale prova di coraggio non sottraendosi poi ad una messa in scena che li vede unici protagonisti, sovrani incontrastati di un palcoscenico che si apre su Verona tutta, restituendo romanticamente il lento fluire dell’Adige su cui si specchiano i lampioni, mostrando campanili illuminati (e anche un po’ di traffico).

Eleganti e fieri nei loro abiti da cerimonia, visibilmente emozionati, i due interpretano la vicenda d’amore più famosa di tutti i tempi con la felicità di chi non ha mai (incredibilmente) interpretato quei ruoli, con la sicurezza di chi ha sulle spalle oltre mezzo secolo di carriera, con la spontaneità di chi sta insieme da una vita e dell’altro conosce tutti i più profondi segreti, sul palco e non.

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Nata nella terra dove il fuoco dell’Etna incontra il limpido Mar Mediterraneo, l’arte è da sempre la mia passione, in tutte le sue declinazioni. Da piccola mi piaceva leggere, guardare film di ogni genere, scrivere racconti e poesie, girare per musei, ma è solo varcando per la prima volta la porta di un teatro che ho capito la mia vocazione. “Crescendo e cercando”, ho scelto di frequentare il corso di laurea in scienze della comunicazione. Nel frattempo il teatro mi ha nutrito e ha occupato tutto il mio tempo libero. Decisi di fruirne a 360 gradi, non solo “facendolo” studiando in un’accademia e portando in giro per l’Italia spettacoli con diverse compagnie, ma anche vedendolo, vivendolo da spettatrice e, con il tempo, da redattrice. Finita la triennale non ebbi dubbi: emigrai in quel di Bologna per specializzarmi al Dams e iniziai a collaborare con diverse testate giornalistiche, venendo ospitata in vari festival e convegni. L’arte cambia con la società e ci si specchia dentro. Il teatro ne coglie gli umori, e li trasferisce al pubblico nel celeberrimo qui e ora che non teme (perché non ha) paragoni con nient’altro.

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