
I tempi sono bui e tetri e sul mondo tira un vento per nulla rassicurante. Il Festival di Sanremo 2025 cavalca vittorioso i cavalli neri dell’apocalisse e restituisce un (brutto) spettacolo: conservatore, reazionario e immobile in una strettissima comfort zone, il festival ha decisamente sparato le sue ultime cartucce. Carlo Conti non è Amadeus e questo è chiaro fin dai primi minuti di quella che è la puntata più corta degli ultimi cinque anni, eppure la più interminabile.
Le pagelle delle esibizioni – Prima serata
Chiamo io chiami tu – Gaia
Partenza scoppiettante con i sempiterni ritmi latini di cui nessuno sente il bisogno, salvo i minorenni su TikTok. Ed è lì che questo pezzo farà furore. Contenta lei, contenti tutti.
Voto: 7
Viva la vita – Francesco Gabbani
Tira più un pelo di Gabbani che un carro di buoi. Canzone da podio, da premio o comunque fortemente da Sanremo. Il sorriso plastico, le modugnesche braccia aperte verso il pubblico pagante e una retorica “good vibes” da mia zia su Instagram.
Voto: 6 ½
Il ritmo delle cose – Rkomi
Bella. C’è anche la versione in italiano?
Voto 5 e Targa “Duolingo”
Se t’innamori muori – Noemi
Il compagno di classe magnanimo che ti passa il compito con scritto “non copiarlo proprio uguale” e tu che, in preda all’euforia del momento, trascrivi pure quello. Collocate a piacimento, in questo contesto, Noemi e i suoi autori.
Voto: 6
Lentamente – Irama
Vestito da gerarca sadomaso, come il protagonista di certi brutti film nazi-erotici anni ‘70, Irama come Ilsa, la belva delle SS, cerca di addormentare i presenti con la sola imposizione delle mani guantate, che continua a sfoderare in gesti evocativi e pericolosamente vicini a quello di Elon Musk. Come tutte le canzoni di Irama, anche questa dura circa tre minuti e quaranta di troppo.
Voto: 3
Cuoricini – Coma_Cose
Una botta di “unz unz” a risvegliare dal coma farmacologico e il momento balletto TikTok è presto affidato ai neo-sposini. Con un ritornello ossessivo che si pianta nel cervello come un chiodo lungo tre metri, i Coma_Cose non hanno intenzione di vincere, si divertono ed è difficile volergli male.
Voto: 6 ½
Incoscienti Giovani – Achille Lauro
Dopo averla inseguita per tre edizioni, Lauro finalmente riesce a sfoderare “la canzone di Sanremo” che cercava di fare da anni. Lo zibaldone di citazioni e stili a cui ci ha abituato da anni persiste: qui abbiamo un piede negli anni ‘80 di Venditti e i sax di Fausto Papetti e l’altro nella fotocopia sbiadita degli anni ‘60, con tanto di violini e pioggia su Villa Borghese.
Voto: 7 e Targa “Amici mai”
Quando sarai piccola – Simone Cristicchi
Se la retorica stucchevole avesse un volto, sarebbe quello da cane bastonato di Simone Cristicchi che elemosina voti come Oliver Twist. E li avrà, la pornografia del dolore è sport nazionale.
Voto: 5
Damme na mano – Tony Effe
Come un lupetto spelacchiato sperduto in territorio nemico, Tony Effe nudo, disarmato, senza manco più un tatuaggio, fa quasi tenerezza. Un omaggio agli stornelli romani con qualche barra a caso per far vedere che comunque è un rapper.
Voto 3 e targa “Er barcarolo va controcorente”
Anema e core – Serena Brancale
Quella che poteva essere tra le voci più particolari del festival, è nascosta da uno strato di tamarragine poco necessaria. A sto punto, meglio Baby K, almeno non fa finta di essere quello che non è.
Voto: 6
Pelle diamante – Marcella Bella
Lo scettro da icona queer con la dance da quattro soldi doveva pur prenderlo qualcuno. In assenza di Paola e Chiara, ci si accontenta.
Voto: 5
La cura per me – Giorgia
Risollevare gli animi dopo il monologo del Papa è un compito ingrato. Ma Giorgia fa una “giorgiata” messa bene a segno: vocalizzi vertiginosi sulle “a” e sulle “e” sfoggio dell’ugola così, a sfregio. Standing ovation e porta a casa.
Voto: 6 ½
Grazie ma no grazie – Willie Peyote
Furbissima accozzaglia di temi scottanti sfiorati con la profondità dei dibattiti sull’autobus. Dall’”asterisco” al “non si può più dire niente”, non si salva nessuno.
Voto: No grazie
Fuorilegge – Rose Villain
Errare è umano, perseverare significa andare a Sanremo due volte con due brani uguali, entrambi brutti.
Voto: 5
Balorda nostalgia – Olly
Dimenticata in 6 nanosecondi. Il tempo che è servito a Olly per scegliere l’outfit da camallo del porto di Pegli.
Voto: amnesia e focaccia al formaggio
Dimenticarsi alle 7 – Elodie
Sottotono e vestita da Kebab completo cipolla e salsa piccante, Elodie si affida all’inarrestabile Davide Petrella, colpevole, tra le altre cose, di diverse canzoni dei The Kolors. Capita anche nelle famiglie migliori.
Voto: 5
L’albero delle noci – Brunori Sas
Essere la carta indie a Sanremo è un lavoro sporco, ma qualcuno deve pur farlo. Brunori coglie l’occasione per fare una dedica alla figlia inzuppata in tanti album di De Gregori.
Voto: 6 ½
La mia parola – Shablo feat. Guè, Joshua & Tormento
Guè è quel tuo zio tra i quaranta e i cinquanta che non si arrende, guarda i reel su Facebook e cerca di instaurare un dialogo con i nipoti a Natale brandendo il cellulare a suon di “Guarda che forte questo video”.
Voto: 4 ½
Tra le mani un cuore – Massimo Ranieri
Che gli vuoi dire a Massimo Ranieri? Assomiglia sempre di più a una maschera napoletana della commedia dell’arte, arriva, canta, fa felici le nonne e se ne va. Maestro.
Voto: 6
La tana del granchio – Bresh
Non è che a Sanremo bisogna partecipare per forza, eh.
Voto: ?
Non ti dimentico – Modà
Stoicamente all’oscuro di tutto, eroicamente fuori dal tempo, i Modà campano con le stesse costruzioni melodiche, le stesse tonalità e gli stessi accordi da vent’anni. Al crollo della civiltà occidentale rimarranno in piedi soltanto due cose: le scorie radioattive e Kekko dei Modà.
Voto: Kekko e Targa “Kekko”
Febbre – Clara
La canzone non è affatto male, ma la verve di Carlo Conti, il monologo del Papa, il momento Live Aid con la cantante israeliana e l’altra pure, l’orario tardo, il sonno della ragione, il nichilismo esistenziale, le cavallette e Jovanotti, cominciano a farsi sentire.
Voto: 6 ½
Volevo essere un duro – Lucio Corsi
Chi conosceva già Corsi rimane nella comfort zone. Chi se lo ritrova davanti per la prima volta lo trova strano. E delle cose strane si possono pensare solo due cose: che sono fantastiche o terrificanti.
Voto: 8
Battito – Fedez
Il processo di autosabotaggio di Fedez sembra funzionare alla grande. Sul palco si porta dietro un’aura di malessere palpabile che è difficile da sopportare. Ma almeno rappa bene.
Voto: 7
Amarcord – Sarah Toscano
Dimenticata ancora prima di sentirla, questa canzone è la prova che Maria De Filippi è Oppenheimer, distruttrice di mondi. Quando “Amici” non andrà più in onda, sarà sempre troppo tardi.
Voto: inqualificabile
Eco – Joan Thiele
Bella. C’è anche la versione in italiano?
Voto: Eh?
Fango in paradiso – Francesca Michielin
Sacrificata dall’orario infausto e dalla caduta dalle scale dell’Ariston di qualche giorno fa, Michielin non riesce a presentare al meglio una canzone che merita qualche ascolto in più. Come il pecorino stagionato, migliora con il tempo.
Voto: 7
Mille vote ancora – Rocco Hunt
San Gennaro, pensaci tu.
Voto: 0
Tu con chi fai l’amore stasera – The Kolors
Stash scende dalla scalinata dell’Ariston con il sorriso beffardo di chi vede le banconote moltiplicarsi davanti agli occhi. Anche quella di perseverare nella produzione di orrende hit da spiaggia da milioni di stream, è un’arte.
Voto: 5






