
Ssshhh! Zitti! Silenzio! chesta è ‘na storia antica. Anzi, eterna. Da quando è nato il mondo ‘e cose so’ ghiute semp’ accussì.
Questa battuta proviene da uno dei film meno noti di Ferzan Ozpetek, Napoli Velata (2017): il film apre con un dissacrante parto “maschile”, quello dei “femminielli”. Ma chi sono i femminielli? Figure tipiche della cultura tradizionale napoletana, sono individui liminali tra il maschile e il femminile, o più semplicemente un maschio con atteggiamenti ed espressività marcatamente femminili. Elemento radicato della cultura e della società popolare partenopea, il femminiello è fortemente integrato nel tessuto sociale in cui vive, ne è dipendente e al tempo stesso è una colonna portante delle periferie e dei vicoli in cui abita, rappresentando spesso un punto di riferimento spirituale e religioso per la comunità.
Femmenell di Andrea Fortis
Femmenell di Andrea Fortis, proiettato in occasione di SBANDIERATƏ, la rassegna di documentari queer in programma domenica 27 settembre a Carrara, esplora con sguardo antropologico ed etnografico queste “creature” appartenenti al mito che combattono contro una modernità che sembra voler fare a meno di loro, anche di fronte alle molte tradizioni secolari a loro legate e ancora popolari, come la figliata, la tombolata, lo sposalizio, o il pellegrinaggio a Montevergine per onorare Mamma Schiavona, la Venere Nera protettrice (tra gli altri) di omosessuali e femminielli.
Dai toni a tratti surreali, il film è una finestra su una Napoli mai così colorata e vivace e divisa tra sacro e profano, su usanze sopravvissute ai millenni che stupiscono e meravigliano per i loro toni dissacranti, ma anche per l’apparente modernità delle loro implicazioni: in una società visibilmente troppo impegnata a mettere il becco e tracciare linee immaginarie su questioni di genere per vedere il fuoco che lo circonda, Femmenell ci ricorda la stessa natura fluida del genere, di come già nell’antichità concetti come non-binarismo erano questioni naturali di poca importanza.
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