CUTTING THROUGH ROCKS. Sara Shahverdi’s close up - Photo courtesy of Mohammadreza Eyni

Giornata di mimose e parole gentili articolate come scuse preventive sui social, banalità infarcite di fiori e sentimentalismi per l’ennesimo 8 marzo in cui le donne sono “splendide protagoniste”, ma solo per 24 ore. A spezzare questo scenario l’uscita in sala di un film che non ha nulla a che vedere con le apparenze di una festa inutile: SCALFIRE LA ROCCIA – Cutting Through Rocks arriva come un fulmine, per destare qualche coscienza, per raccontare la verità.

Nei cinema italiani come evento speciale l’8, 9, 10 e 11 marzo, distribuito da Wanted, il film candidato all’Oscar 2026 per il migliore Documentario, ci porta in un villaggio nel nord-ovest dell’Iran profondamente conservatore, in cui Sara Shahverdi è la prima donna ad essere eletta consigliera. Diretto da Sara Khaki e Mohammadreza Eyni, Cutting Through Rocks racconta di una “ribelle” che cerca di stabilire la sua libertà attraverso il dialogo e l’unione con le altre donne del suo villaggio, avendo il coraggio di mostrare quanto vasto sia il potenziale che ognuna porta con sé.

La ribellione di Sara

Dopo tante figlie femmine suo padre voleva un maschio. Dopo la nascita di Sara sono arrivati anche i maschi, ma lei ha assaporato quella libertà che solo i suoi fratelli avrebbero sperimentato. Nel percorso della protagonista, vista come diversa, ha un ruolo fondamentale proprio suo padre, che le ha insegnato ad andare in moto e a svolgere lavori manuali, che l’ha fatta vestire come voleva, che le ha indicato una vita fatta di libertà impensabili per una femmina.

Sara è una motociclista, è divorziata e ha fatto l’ostetrica per tanti anni. Si impegna per cambiare qualcosa che è fermo da troppo; la condizione delle donne all’interno del nucleo familiare, il loro ruolo, così cerca di confrontarsi con le ragazze più giovani, che frequentano ancora la scuola, per esortarle a studiare, invece di sposarsi a 12 o 13 anni. Ma intorno a lei è radicata un’idea, che assume i tratti di una violenza vera e propria, che nessuna donna dovrebbe disubbidire, al proprio padre, al proprio marito, alla società.

Così, pur riuscendo ad essere eletta consigliera, Sara non riesce a sfuggire alla tradizione che una donna viva in balia degli uomini della sua famiglia, da quando nasce fino al giorno della sua morte. Non solo emergono voci che insinuano dubbi sulle vere intenzioni di Sara riguardo la sua azione di emancipazione delle ragazze, ma la sua identità viene messa in discussione. Con la sua vita non convenzionale Sara ha fatto solo un piccolissimo passo, all’interno di una narrazione indietro di decenni.

Cutting Through Rocks
Cutting Through Rocks, Photo courtesy of Mohammadreza Eyni

Quante di voi sono felici?

Prima di essere eletta, Sara, di fronte ad un centinaio di donne, pone questa domanda: quante di voi sono felici? Neanche una di loro alza la mano. Anzi, la esortano ad abbassare la voce, qualcuno fuori potrebbe sentirla. Partendo dall’unica figura maschile che l’ha veramente fatta sentire libera, Sara prosegue nella sua lotta a favore di un mondo nuovo, credendo in una sorellanza fatta di supporto e condivisione. Stretta negli abiti a lei imposti, triste nei filmini del suo matrimonio, da cui si è svincolata appena possibile, Sara è l’esempio concreto di una voce che urla in direzione contraria, che non ha paura di farlo.

Dove lo stile di Cutting Through Rocks è fin troppo scarno, per scelta e anche per necessità (è stato girato in un lasso di tempo di oltre 7 anni) le immagini che riprendono Sara in sella alla sua moto, accompagnata da ragazze giovani, preziose promesse per il futuro, sembrano estrapolate da un film d’avventura, un sogno di possibilità, quello che dovrebbe essere l’obiettivo fermo in una giornata come oggi.

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.