
A tre anni dall’uscita del precedente capitolo Scream VI, che insieme a Scream (2022) aveva dato vita ad una vera e propria rinascita della saga creata da Wes Craven nel 1996, è arrivato al cinema Scream 7 che vede il ritorno di Neve Campbell come Sidney Prescott. Con lei nel cast Isabel May, Mason Gooding, Anna Camp, Asa Germann, Joel McHale, Jasmin Savoy Brown, Mckenna Grace e Courteney Cox.
Scream 7, una formula ancora vincente (forse)
Dopo aver tormentato la città di New York, un nuovo assassino mascherato da Ghostface decide di tornare alle origini di tutto, seminando il terrore nella cittadina dove Sidney Prescott (Neve Campbell) vive con suo marito Mark (Joel McHale) e le sue tre figlie. Sidney, che nel frattempo è riuscita a ricostruirsi una vita nonostante ciò che ha passato, è costretta ad affrontare di nuovo tutti i suoi peggiori incubi quando Ghostface minaccia di uccidere sua figlia maggiore Tatum (Isabel May).
Primo film della saga diretto da Kevin Williamson, storico sceneggiatore dell’originale Scream del 1996, Scream 7 decide di fare leva ancora una volta sulla nostalgia, una dinamica molto spesso adottata dai precedenti capitoli e in questo caso ulteriormente sottolineata dalla scelta registica. Ma puntare tutto su una formula che ha già dimostrato funzionare nei capitoli precedenti è ancora logico? Richiamare le atmosfere delle origini è diventato ormai elemento fondante della saga, e Williamson lo sa bene, e utilizza per tale motivo le medesime dinamiche narrative con memoria e passato volti a costruire suspense e coinvolgimento.
Il richiamo al passato però non sempre basta. Molte situazioni, infatti, oltre che numerosi aspetti interni alla storia e ai personaggi, ripetono uno schema che già si conosce, eliminando l’effetto sorpresa. Se da un lato il ritorno alle origini è in grado di creare ugualmente un legame con i fan storici della saga, dall’altro rischia di sfociare in una prevedibilità che mina al coinvolgimento dello spettatore, che già immagina che cosa, molto probabilmente, accadrà.
Tra vecchia e nuova generazione
Così come già accaduto precedentemente, Scream 7 unisce personaggi storici della saga a nuovi volti. Questa scelta narrativa permette di mantenere, anche in questo caso, un forte legame con il passato, introducendo al contempo nuovi elementi; al centro della narrazione torna ancora una volta la Sidney Prescott di Neve Campbell, il cui passato sembra non finire mai di tormentarla, affiancata da Gale Weathers (Courteney Cox), che ancora non riesce a separare tragedia e spettacolarizzazione mediatica. Così come le vicende che affrontano, anche questi due personaggi sembrano però rimanere all’interno di una sceneggiatura statica e bloccata nel passato, che non permette loro l’evoluzione che meritano.
I personaggi appartenenti invece alla nuova generazione sono privi di identità. Nonostante i personaggi storici rimangano statici, hanno una personalità ben definita grazie ai precedenti capitoli della saga, i nuovi volti d’altro canto faticano a distinguersi chiaramente; la loro presenza è anonima, poco incisiva e nonostante alcuni di loro abbiano le carte in regola per imporsi non lo fanno, una fra tutti Tatum. Figlia di Sidney, molto spesso paragonata alla madre, è portata a fare i conti in molte occasioni con le sue origini, sentendosi in difetto nella maggioranza dei casi, espediente che rimane una questione anonima, trattata molto superficialmente e spesso in secondo piano.
In breve
Pur utilizzando la stessa formula di sempre, giocando la tipica carta della nostalgia, Scream 7 riesce ad intrattenere ma fatica ad osare e a spingersi oltre rispetto ad un terreno sicuro. I personaggi poco delineati e privi di un’identità solida, uniti ad una storia che non rinnova le sue caratteristiche, contribuiscono a creare un lungometraggio che sembra aver finito le cose da raccontare.
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