Mothering Sunday - Secret Love

Una mattina di marzo, quasi primaverile, di quelle dal cielo bianco, opprimente e luminoso al tempo stesso, è il breve momento concesso ai due amanti in Secret Love. In origine intitolato Mothering Sunday, il film di Eva Husson fa riferimento alla domenica del Mother’s Day, festa della mamma nel Regno Unito, giorno in cui anche le domestiche negli anni Venti potevano godere di un giorno di riposo e tornare dalle famiglie.

Jane (Odessa Young) è un’orfana, non ha una casa in cui tornare, così quando i Niven (Olivia Colman e Colin Firth) le lasciano un’intera giornata per sé, sa già come e soprattutto con chi trascorrerla.

Il tragitto trafelato in bicicletta, che la separa da Paul (Josh O’Connor), è già un preludio d’amore, nell’impazienza e nel desiderio di ricongiungersi all’amante, anche se solo per poche ore. Paul è infatti uno Sheringham, erede di una famiglia di alto lignaggio, promesso sposo a Emma Hobday. Tre famiglie, Niven, Sheringham e Hobday, unite dal medesimo trauma: la morte di tutti i figli maschi (tranne Paul), durante la Prima Guerra Mondiale, compreso James, il precedente fidanzato di Emma. Non c’è vero amore tra i promessi sposi, lei già in cuor suo vedova, lui con la mente altrove. Eppure in quella mattina della Mothering Sunday si dovrebbero incontrare, insieme al resto delle loro famiglie, per celebrare l’unione.

Paul si fa attendere, avvolto dal calore di Jane. Cerca di attardarsi più che può, rimandando il momento in cui dovrà rivestirsi e oltrepassare l’uscio, andando incontro a una vita che non desidera.

Un tema sotterraneo: la nudità

Jane rimane più che può, assaporando ogni attimo di quell’incontro, l’ultimo prima che lui diventi marito di un’altra donna. Si trattiene anche oltre, da sola nell’immenso palazzo e completamente nuda, cercando di memorizzare più tratti possibili di quella casa e dell’uomo che sta lasciando per sempre.

E la nudità, anche integrale, è una caratteristica fondamentale del film. È un modo di vivere l’amore, quello tra Jane e Paul, privo di filtri, privo di convenzioni: nudi Paul e Jane sono soltanto un uomo e una donna, non un aristocratico e una cameriera. Al tempo stesso, tuttavia, proprio nel rapporto con il loro corpo nudo, la differenza sociale ritorna in superficie appena la passione sfuma.

Lo si nota soprattutto mettendo a confronto due scene, quella in cui si rivestono rispettivamente Paul e il futuro marito di Jane, Donald (Sope Dirisu). È proprio Donald a fare una battuta, sugli uomini aristocratici che, a differenza di chiunque altro, si vestono prima completamente di sopra, rimanendo nudi sotto, come se non avessero mai nessun’altra preoccupazione. E mentre lo dice, al contrario, indossa prima di tutto slip e pantaloni.

Un tema esplicito: le parole e la metanarrazione

Jane è una scrittrice. Lo si scopre dopo un po’, quando la narrazione si interrompe in modo brusco, facendo più di un salto in avanti nel tempo. Mostra Jane negli anni Settanta, sposata con Donald, e poi ancora vedova e anziana (interpretata dal premio Oscar Glenda Jackson). È una scrittrice per caso, creata da tre incidenti: la sua nascita, la sua prima macchina da scrivere…e Paul. Ma questo è il vero segreto, quello che non riesce a confessare nemmeno a se stessa: l’idea che un amore così giovane e proibito abbia plasmato tutta la vita che è seguita.

A sua volta Mothering Sunday è tratto dall’omonimo romanzo di Graham Swift. È un romanzo sui libri, sul potere delle parole, sulla forza vitale che ha la scrittura per chi la pratica, per chi ne fa la sua intera esistenza.

Mothering Sunday è stato presentato al Festival di Cannes 2021 e in anteprima italiana alla Festa del cinema di Roma. È in sala dal 20 luglio.
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Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies.

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