
Sentimental Value di Joachim Trier non racconta una riconciliazione, ma un tentativo. Il film nasce da una frattura familiare e dalla difficoltà di darle un nome.
Dopo la morte della madre, le sorelle Nora (Renate Reinsve) e Agnes (Inga Ibsdotter Lilleaas) tornano nella grande casa della loro infanzia, un luogo che conserva tracce di vite passate e di un’assenza mai elaborata: quella del padre Gustav (Stellan Skarsgård), regista un tempo celebre che ha scelto l’arte al posto della famiglia. Il suo ritorno improvviso riapre una distanza rimasta intatta per anni. Incapace di comunicare al di fuori del linguaggio cinematografico, Gustav tenta un riavvicinamento offrendo a Nora, attrice teatrale affermata ma emotivamente fragile, il ruolo principale del suo nuovo film, scritto e ambientato proprio in quella casa. Il rifiuto della figlia e l’arrivo di un’attrice esterna trasformano il progetto in un terreno di conflitto, dove memoria privata e rappresentazione artistica finiscono per sovrapporsi.
Presentato in concorso a Cannes, dove ha vinto il Grand Prix, Sentimental Value arriverà nelle sale italiane dal 22 gennaio, distribuito da Lucky Red e Teodora Film, dopo un percorso internazionale che ne ha confermato la forza autoriale.
Joachim Trier e un’altra Oslo
L’atmosfera di Sentimental Value si inserisce con naturalezza nel percorso che Joachim Trier ha dedicato a Oslo nel corso della sua filmografia. Se nella cosiddetta “trilogia di Oslo” – Reprise (2006), Oslo, 31. august (2011) e La persona peggiore del mondo (2021) – la città era attraversata da personaggi in lotta con le aspettative, con l’identità e con il tempo che scorre, qui la capitale norvegese appare più trattenuta, come se fosse diventata uno spazio interiore prima ancora che geografico.

Trier continua a raccontare individui che cercano di sopravvivere a un mondo che non coincide con i loro desideri, ma lo fa spostando il conflitto dall’esterno all’interno delle relazioni familiari. L’atmosfera è costruita su un tempo rallentato e su una quotidianità apparentemente ordinaria che nasconde fratture profonde. In questo senso, Sentimental Value non chiude la trilogia, ma la prosegue su un altro piano, trasformando Oslo nel luogo in cui le battaglie non sono più generazionali o esistenziali, ma legate a ciò che resta quando il passato non può più essere corretto.
Una casa che ricorda
Le stanze della casa dei Borg sono avvolte da un silenzio denso, dove ogni oggetto sembra custodire una storia dimenticata: scaffali colmi di libri, fotografie lasciate a lungo all’oblio e l’eco di una vita familiare che sembra sospesa tra il passato e l’assenza di chi non c’è più. La stufa, fulcro acustico che collega il piano di Nora alla stanza inferiore dove si trovava lo studio da psicoterapeuta della madre, diventa un dispositivo narrativo: una linea invisibile che trasmette rumori e conversazioni, un punto di contatto tra passato e presente. Ogni stanza sembra custodire una memoria che non può essere semplicemente archiviata o rimossa.
La decisione di trasformare la casa in set cinematografico introduce una tensione centrale: l’idea che la ricostruzione artistica possa rendere finalmente leggibile il passato.
Ma Sentimental Value suggerisce l’opposto, mostrando come certi luoghi conservino una verità che resiste a ogni tentativo di messa in scena.
Reinsve e Fanning: il peso dei ruoli in Sentimental Value
Renate Reinsve dà vita a Nora, un personaggio segnato da una fragilità trattenuta, che emerge nei momenti di esposizione pubblica così come nelle relazioni private. La sua interpretazione lavora sulla tensione interna, sul corpo come luogo di resistenza e cedimento, restituendo un personaggio incapace di separare completamente la scena dalla vita. Una prova che le è valsa il riconoscimento come miglior attrice europea agli European Film Awards, confermando la continuità del suo sodalizio con Trier.

Accanto a lei, Elle Fanning interpreta Rachel Kemp come una presenza inevitabilmente provvisoria: un’attrice che può incarnare un ruolo, ma non la storia emotiva che lo ha generato. La distanza che il film costruisce intorno a Rachel diventa una riflessione sul limite stesso dell’interpretazione e sull’impossibilità di sostituire un legame reale con una performance, per quanto impeccabile.
Il ritorno del padre: Stellan Skarsgård e la visione di Trier
Stellan Skarsgård interpreta Gustav Borg, un uomo fatto di contraddizioni: autorevole e vulnerabile, lucido nel lavoro e cieco nei rapporti umani. Il suo personaggio tenta di usare il cinema come spazio di riparazione, rivelando però l’insufficienza dell’arte quando viene chiamata a sostituire la responsabilità emotiva. Una performance che gli è valsa il Golden Globe come miglior attore non protagonista e il premio come miglior attore europeo agli European Film Awards, dove Sentimental Value ha trionfato anche come miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura e miglior colonna sonora.
Premi che non trasformano il film in un oggetto celebrativo, ma ne riconoscono la capacità di interrogare il rapporto tra immagini e vita, lasciando aperta una domanda che attraversa tutta l’opera del regista: cosa resta davvero quando il cinema prova a farsi carico di ciò che la vita non ha saputo proteggere?
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