Conclusasi sabato scorso la Mostra del Cinema, la pandemia non ferma nemmeno il 48. Festival Internazionale del Teatro, che prende il via oggi e prosegue fino al 24 settembre. Con 27 artisti, 28 titoli – tutte novità assolute – per un totale di 40 recite, il direttore Antonio Latella allestisce il suo Padiglione Teatro Italia.

“Abbiamo cercato di costruire una mappatura di artisti che sono al di fuori di queste leggi e che raramente vengono programmati dai teatri istituzionali, ma che si stanno imponendo all’attenzione della critica e degli operatori; artisti che, soprattutto, stanno costruendosi un loro pubblico, fortemente trasversale e che esce dalla costrizione dell’abbonamento.”

I protagonisti di questa edizione

Molti artisti invitati sono giovani, alcuni giovanissimi usciti dal College di Regia della Biennale. Provengono da questo “vivaio” Leonardo Lidi, Fabio Condemi, Leonardo Manzan, Giovanni Ortoleva, Martina Badiluzzi (vincitrice dell’edizione 2019/2020 di Biennale College Registi Under 30 con The Making of Anastasia) e Caroline Baglioni (vincitrice di Biennale College Autori Under 40 con Il lampadario).

Vicini per generazione sono anche Pablo Solari e Alessandro Businaro. Mentre alla generazione immediatamente precedente appartengono Daniele Bartolini, Filippo Ceredi, Liv Ferracchiati, Antonio Ianniello,Giuseppe Stellato.

Fra le compagnie nate nel nuovo millennio ci sono Astorri Tintinelli, Biancofango, Industria Indipendente, Babilonia Teatri, Nina’s Drag Queens, Teatro dei Gordi, UnterWasser. E ancora figure consolidate nel panorama nazionale come Fabiana Iacozzilli, Giuliana Musso, Jacopo Gassmann.

Infine Mariangela Gualtieri, poetessa, attrice, autrice, cui è affidata l’inaugurazione del 48. Festival Internazionale del Teatro con uno dei suoi preziosi “riti sonori”, come sempre guidato da Cesare Ronconi, un rito pensato come inaugurale.

Censuratio nascosti

Il tema di quest’anno è la censura, a tutti gli artisti è stato proposto di lavorarci cercando di pensarla come valore “alto” da proporre al pubblico e agli operatori, pensando che i teatranti italiani faticano a entrare in un mercato internazionale e che quindi, in qualche modo, vengono censuratio nascosti.

I premiati

I Leoni del Teatro, premiati proprio oggi, quest’anno valorizzano artisti che spesso restano in seconda linea, collaboratori che pur creando e realizzando moltissimo, non hanno quasi mai riconoscimenti pubblici del loro immenso, purchè “nascosto”, lavoro.

Il premio alla carriera è attribuito a Franco Visioli, sound designer al fianco di Thierry Salmon, Peter Stein, Massimo Castri, Antonio Latella, autore di drammaturgie sonore che diventano parte essenziale di uno spettacolo sempre più polifonico, dove ogni elemento concorre ugualmente alla sua definizione.

Il Leone d’argento è assegnato ad Alessio Maria Romano, regista e coreografo che ha lavorato ai movimenti scenici di spettacoli di Luca Ronconi, Carmelo Rifici, Valter Malosti, Sonia Bergamasco, fra gli altri, oltre a impegnarsi nella pedagogia del movimento per la formazione degli attori.

Entrambi i premiati portano alla Biennale due opere in prima assoluta: Bye Bye di Alessio Maria Romano (in scena al Teatro delle Tese) e Ultima latet (Tese dei Soppalchi) che vede Franco Visioli cimentarsi per la prima volta nella regia.

Continua a seguire FRAMED su Facebook Instagram per aggiornamenti.

Nata nella terra dove il fuoco dell’Etna incontra il limpido Mar Mediterraneo, l’arte è da sempre la mia passione, in tutte le sue declinazioni. Da piccola mi piaceva leggere, guardare film di ogni genere, scrivere racconti e poesie, girare per musei, ma è solo varcando per la prima volta la porta di un teatro che ho capito la mia vocazione. “Crescendo e cercando”, ho scelto di frequentare il corso di laurea in scienze della comunicazione. Nel frattempo il teatro mi ha nutrito e ha occupato tutto il mio tempo libero. Decisi di fruirne a 360 gradi, non solo “facendolo” studiando in un’accademia e portando in giro per l’Italia spettacoli con diverse compagnie, ma anche vedendolo, vivendolo da spettatrice e, con il tempo, da redattrice. Finita la triennale non ebbi dubbi: emigrai in quel di Bologna per specializzarmi al Dams e iniziai a collaborare con diverse testate giornalistiche, venendo ospitata in vari festival e convegni. L’arte cambia con la società e ci si specchia dentro. Il teatro ne coglie gli umori, e li trasferisce al pubblico nel celeberrimo qui e ora che non teme (perché non ha) paragoni con nient’altro.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui