Silvia Mazzieri. Foto di Maria La Torre
Silvia Mazzieri. Foto di Maria La Torre

Silvia Mazzieri, nata a Pisa il 23 febbraio 1993, si forma come attrice prima alla scuola di teatro Il Genio della Lampada a Firenze e al centro C.I.A.P.A diretto da Gisella Burinato.

Dal 2020 al 2022 l’abbiamo vista nel ruolo della specializzanda di medicina interna Alba Patrizi nelle prime due stagioni della serie Doc – Nelle tue mani, ma ha anche fatto parte del cast di Provaci ancora prof! e di Braccialetti rossi. Silvia Mazzieri è anche la commessa e aspirante attrice Silvana Maffeis nelle prime due stagioni de Il paradiso delle signore e nelle due stagioni de La strada di casa, trasmessa su Rai 1.

Ha lavorato quest’anno in due progetti televisivi che l’hanno messa alla prova con personaggi forti, sfaccettati: Le onde del passato, con la regia di Giulio Manfredonia e L’altro ispettore, con la regia Paola Randi.

Si è conclusa lo scorso 9 dicembre la serie Rai L’altro ispettore; il tuo è un personaggio che verso il finale assume nuove sfumature, non proprio positive, ti va di parlarmene?

Il mio personaggio, Eleonora, si è rivelato verso la fine un po’ il nucleo di tutta la situazione principale, anche del perché il protagonista, Mimmo (Alessio Vassallo, ndr), ritorni a Lucca; lo fa anche per scoprire la verità del padre, che in qualche modo si collega a lei, e sebbene non abbia avuto un ruolo sempre presente, è stato comunque significativo. Eleonora è stato un personaggio con due personalità, ed è stato importante misurarmici, perché venivo da una serie di ruoli perlopiù dolci, positivi, averle dato invece una sfumatura diversa, anche negativa in alcune cose, eppure elegante, è stato bello, perché mi ha fatto vedere in una veste diversa.

Mi hanno chiesto in tanti come facessi a essere così “cattiva” sullo schermo. Ovviamente lo dicevano ridendo, colpiti dal contrasto con i miei ruoli passati, sempre così delicati. Per me è stato liberatorio uscire dal solito cliché della ragazza buona: recitare significa anche avere il coraggio di non essere sempre “acqua e sapone” e sporcarsi un po’ con personaggi diversi.

All’inizio il tuo personaggio è una sorta di oggetto del desiderio: la compagna di scuola di cui il protagonista era innamorato, e poi si rivela nella sua duplicità.

Sì, ha varie sfumature, è una donna sensuale, una donna in carriera che gestisce un’azienda, e molto altro.

Dal finale ci aspettiamo sicuramente una seconda stagione.

Non sappiamo ancora nulla, nemmeno noi attori. Parecchi spettatori si sono lamentati per il finale, però secondo me è giusto che sia finita così, perché avere sempre il lieto fine arriva ad annoiare, essendo spesso scontato.

L’altro ispettore affronta il tema della sicurezza sul lavoro, secondo te prodotti del genere aiutano a diffondere questo tipo di verità anche verso un pubblico che solitamente non ci si accosta?

Assolutamente: la nostra missione, al di là dell’emozionare con storie d’amore e altre vicende, è quella di far riflettere; è il nostro compito di attori. In questo senso, parlare di sicurezza sul lavoro è fondamentale: è già difficile trovarlo, un lavoro, ma pensare di non poter tornare dalla propria famiglia fa paura. Bisogna parlarne, perché quando si tace è come se continuassimo a nasconderci. Penso che dovremmo iniziare a esprimerci per svegliarci: ultimamente siamo tutti intorpiditi, manca quasi il pensiero individuale, a volte per paura di essere messi da parte o tagliati fuori. Nel momento in cui si inizia a dire la propria opinione nasce il confronto, e le cose più vere vengono fuori.

Ne dovremmo fare sicuramente di più, di serie così, abbiamo tantissime questioni importanti da affrontare per il momento storico che stiamo vivendo, dalla disabilità, che era comunque all’interno del racconto, al valore del lavoro, come il fatto che tantissime piccole aziende o attività stanno scomparendo. Non esiste più il valore delle piccole cose, o del “ristrutturare”, bisognerebbe affrontare discorsi come questo soprattutto per i giovani, che sono il nostro futuro; è necessario farli riflettere, perché altrimenti non rimane che una realtà “usa e getta”.

Capisco che in una serie Rai trasmessa in prima serata sia importante anche la leggerezza, per un’esigenza di distrarsi, e qui non mancava, però abbiamo avuto anche una responsabilità, ed è giusto raccontarlo in una determinata maniera ma senza scappare dalla verità.

Anche nella serie TV Le onde del passato c’è un’altra tematica estremamente attuale, ovvero la violenza sulle due protagoniste da giovani, e tu interpreti un vice ispettore, come è stato?

Anche quello è stato un ruolo, permettimi il termine, di cazzimma. Non voglio che la mia immagine sia l’unico messaggio che arriva a chi mi guarda. Considero la bellezza un punto di partenza, ma la mia sfida quotidiana è dare corpo e verità ai personaggi, costruendo una credibilità che nasca dallo studio e dalla ricerca interiore, affinché non ci si fermi mai alla sola apparenza.

Ne Le onde del passato ero poco o quasi per nulla truccata, con un abbigliamento più maschile, dimesso, sebbene formale, ho cercato di sporcarmi un po’. Il tempo per interpretare la femme fatale ci sarà ed è giusto così, però adesso sto cercando di non limitarmi soltanto a quell’aspetto, andando invece in profondità, che oggigiorno non è facile. I personaggi che scelgo devono avere un messaggio, un’urgenza dietro che li muove.

Come ti sei trovata sul set?

Mi sono trovata bene e non è sempre così. È stato un bel gruppo di lavoro, con un aiuto vicendevole, ed è importante aiutarsi perché la resa poi è collettiva.

Inoltre sono stata molto felice di partecipare a questa serie, ma anche a L’altro ispettore, perché sono entrambe girate in Toscana. Lavorare prima all’Isola d’Elba, dove è cresciuto mio papà, e poi a Lucca, che è vicina ai posti che conosco meglio e in cui sono cresciuta, è stato emozionante. Vedo che stanno partendo tanti progetti in Toscana, e questa cosa mi rende molto orgogliosa perché tengo molto alla mia terra, anche se non ci vivo più, però sento le mie origini.

E a proposito della tua esperienza con Pappi Corsicato in Vivi e lascia vivere?

Pappi è un artista, una persona buona, mi ricordo che parlavamo tanto al telefono, ci scambiavamo consigli, ho un bellissimo ricordo di lui.

Ora sono passati diversi anni, ero piccolina ed è stata la mia prima esperienza importante perché ero protagonista insieme a Elena Sofia Ricci, interpretavo sua figlia, ma mi trovai subito bene, anche per scene in cui il mio personaggio era completamente lontano da me, come in quella in cui ballavo con il costume; Pappi me le faceva vedere in maniera artistica, senza volgarità, e così dovrebbe essere sempre. Questo fa di lui un artista.

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.