Simone Massi alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. Foto di Paolo Rossi
Simone Massi alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. Foto di Paolo Rossi

L’illustratore e regista Simone Massi torna alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. L’artista marchigiano firma il manifesto (ispirato al fotogramma de L’uomo con la macchina da presa del regista sovietico Dziga Vertov) e la sigla della 61esima edizione della Mostra, che ha dedicato un focus alla sua produzione di cortometraggi e ha riportato sullo schermo il suo primo lungometraggio di animazione, Invelle (2023).

Massi, vincitore di un David di Donatello e tre Nastri d’Argento, incontra il pubblico per parlare del suo percorso, dei temi che ha più a cuore, e di una passione per il disegno che ha origine molto prima che iniziasse a farlo per lavoro.

L’incontro con il pubblico

I temi ricorrenti dell’opera di Simone Massi rendono il suo linguaggio espressivo riconoscibile, capace di lasciare un segno in chi si lascia avvolgere dalla sua animazione in cui è costante la scelta esplicita, dettata da una poetica espressiva, come sottolinea il curatore Pierpaolo Loffreda, di non usare il digitale. C’è la memoria della società rurale, per il quale l’artista attinge ai suoi ricordi, il ruolo fondamentale degli animali all’interno della narrazione, e una dimensione onirica che spesso travalica quella della memoria storica (Loffreda).

Simone Massi nasce da una famiglia operaia e contadina, la passione per il disegno si manifesta prestissimo, da quando è bambino, racconta Massi, «ogni momento libero ne approfittavo per disegnare, tutto quello che succedeva lo riportavo in vignette umoristiche». Dopo le scuole medie interrompe gli studi per lavorare in fabbrica, solo in seguito si iscrive alla Scuola del Libro di Urbino, dove frequenta Cinema d’Animazione, una materia di cui si innamora subito.

La sua formazione culturale avviene in modo quasi vorace; da adolescente inizia a comprare libri su libri, dischi, e anche molti film. Legge Rockerilla, una rivista dedicata al rock alternativo ma anche al cinema d’autore e alla letteratura. In questo periodo Simone Massi si immerge nella lettura, nell’arte e nella musica. Uno dei suoi grandi amori letterari è sicuramente Cesare Pavese, ma anche Fenoglio e il modo crudo in cui racconta la Resistenza, «senza regalare nulla».

Nel cinema gli autori di riferimento per l’artista sono Andrej Tarkovskij, Theo Angelopoulos, ma anche alcuni film di Fellini e Antonioni.

Sulla situazione attuale dell’animazione in Italia, Simone Massi ha dichiarato: «Faccio fatica a fare un quadro generale, non riesco a descrivere bene le condizioni della scena italiana perché non c’è un grande scambio tra autori. Ho però una sensazione positiva: negli ultimi tredici anni l’animazione italiana ha vinto per tre volte ai David di Donatello con tre autori diversi (…). Rispetto al passato, da quando ho cominciato a lavorare in questo campo qualcosa si è mosso, sono stati passi avanti lenti e faticosi, ma penso riguardi il mondo del cinema in generale. Dei progressi ci sono stati, a volte sta anche a noi autori ricordare al mondo che esistiamo».

Il poster firmato da Simone Massi

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.