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Nel 1961 è ancora presto per parlare di New Hollywood. Ma Splendore nell’erba (Splendor in the Grass, Elia Kazan, 1961) presenta una sensibilità particolarmente acuta in relazione ad alcuni temi che, tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’80, popoleranno molto del miglior cinema americano. La sessualità della donna e la forte disparità con cui la società viene a patti con essa sono i pilastri tematici del film di Kazan, insieme al conseguente intrecciarsi del turbamento giovanile e della malattia mentale.

Vi debutta Warren Beatty, ma la luce del film è Natalie Wood (candidata all’Oscar come Migliore attrice), la cui intensità espressiva fa ancora e sempre soffrire.

La sessualità proibita

Wilma Dean “Deanie” Loomis (Natalie Wood) è una giovane donna nel pieno delle turbe relazionali e sessuali dell’adolescenza. Il rapporto con il fidanzato Bud – e con la società americana tout court – subirà le scosse derivanti dall’avanzata sempre più prepotente e incombente del Sesso. Scoprirà a sue spese che tanto il conformarsi quanto l’emanciparsi (d)alle convenzioni sociali, dai mores del Kansas di fine anni ’20, può per la donna essere fonte di frustrazioni distruttive. Si soffre se si viene a patti e se si accetta in prima persona la propria non aderenza ai canoni. Si soffre al punto del rifiuto di sé e del mondo, della nevrosi, per una condizione di mancanza totale di libertà degli impulsi, di libertà di osare, di libertà di vivere la fase esplorativa dell’adolescenza senza smettere di essere considerate ragazze “perbene”.

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Deanie (Natalie Wood) in “Splendore nell’erba” – Credits Warner Bros.

Splendore nell’erba è un film sulla frustrazione del desiderio sessuale, sulla repressione costretta e le sue conseguenze sulle giovani donne. Le convenzioni sociali creano la nevrosi; la loro accettazione interiorizzata spezza traumaticamente il naturale sviluppo e soddisfazione dell’impulso.

Doppio standard

Il doppio standard che vige(va) e regola(va) le dinamiche sessuali tra i giovani è declinato nella coppia Deanie-Bud. E se i modelli ideali disegnati dalla società sembrano essere univoci per entrambi i sessi, l’uomo può decidere impunito se adattarvisi o meno. Anzi, con tanto di incoraggiamento e sanzione sociali del soddisfacimento sessuale del giovane maschio americano. La donna, invece, vi è costretta, salvo soffrire le conseguenze della sua libertà, trasformandosi nella “ragazza facile” o nella “pazza”.

Ginny (Barbara Loden), la sorella di Bud, è il riflesso specchiato di Deanie, libera dalle convenzioni ma per sempre esclusa dalla sfera della rispettabilità sociale femminile. E con lei Juanita (Jan Norris), compagna di classe di Deanie. Sono le ragazze con cui i ragazzi escono per divertirsi e sfogare gli esuberi sessuali, non certo wife material.

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Bud (Warren Beatty) e Deanie (Natalie Wood) in “Splendore nell’erba” – Credits Warner Bros.

Lo spirito degli anni ’60 investe anacronisticamente il film, condannando la società perbenista come causa primaria della “pazzia” della protagonista. Ricalcando le opposizioni narrative, la messa in scena veicola i contrasti facendo uso dello sguardo, della disposizione degli elementi all’interno dell’inquadratura e del montaggio.

Il tormento di Deanie, l’intensità di Natalie

What though the radiance that was once so bright
Be now for ever taken from my sight,
Though nothing can bring back the hour
Of splendor in the grass, of glory in the flower;
We will grieve not, rather find
Strength in what remains behind.

(tratto da William Wordsworth, Ode: Intimations of Immortality from Recollections of Early Childhood)

“Se la luce che un tempo era così splendente/Dovrà essermi preclusa per sempre,/Se niente potrà riportarmi all’età/Dello splendore nell’erba, della gloria nel fiore;/Noi non dovremo disperare, ma trovare/Forza in ciò che ci siamo lasciati alle spalle.” (traduzione dell’autrice).

Splendore nell’erba è un bildungsroman femminile che, attraverso il cammino di fuoco che era la società americana, ci presenta una Deanie adolescente e la saluta donna.

Natalie Wood riverbera del fremito nervoso e sensuale della fisicità trattenuta. Diventa emblema debole, soccombente, del coming of age della donna che, per (ri)sorgere, deve prima forzatamente essere ridotta in cenere.

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Deanie (Natalie Wood) in “Splendore nell’erba” – Credits Warner Bros.

Delicata, frangibile, vibrante. Una corda tesa all’inverosimile, pronta a spezzarsi, e si spezza. Costretta a una pudicizia di cui ha nausea, accolta e rinnegata. Immersa nella società delle apparenze che la fa sprofondare nel baratro dell'(auto)rifiuto per accoccolarsi nel solido giaciglio della nevrosi. Ma alla fine Deanie è una donna che, in qualche modo emancipatasi dai turgori dell’adolescenza, fa sua l’ode di Wordsworth, basso continuo del film. La storia con Bud si fa metonimia della giovinezza: è un amore finito (?), se non altro passato, con cui ci si è pacificati, a cui si è grati, e a cui si rimarrà legati, ma solo nel ricordo. E d’altronde è grazie ad essa che lei è dolorosamente diventata, passando nelle maglie malate e svilenti della società, la donna che è.

A noi rimane una pesantezza al cuore, una placida rabbia. Come Deanie, consci del torto subito, ma anche della tormentata forza conquistata.

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