Una calda luce accogliente, perfetta per fruire di un’atmosfera intima, appartata, misteriosa e sensuale allo stesso tempo. Valerio Binasco si fa voce e corpo (e anima) di un monologo dai toni noir e ammaliatori, scritto dal drammaturgo e regista irlandese Conor McPherson.

Si chiude con questo ultimo, imperdibile appuntamento (in streaming anche stasera alle ore 21.00 sul sito dedicato) Trend, rassegna di teatro britannico a cura di Rodolfo di Giammarco.

Reading agito a cura di Valerio Binasco, così viene definita la messa in scena di quello che, fin dai primi minuti, si preannuncia come un gioiellino che attira lo spettatore come un’affascinante musica che inchioda alla sedia chi la ascolta.

Valerio Binasco in St. Nicholas

In realtà, a voler essere del tutto onesti, la formula “reading agito” non riesce ad esaudire del tutto ciò a cui si assiste. Forse guardando la performance in teatro andrebbe bene, ma non in questo preciso contesto (storico), essendo noi (spettatori) obbligati a fruirne attraverso uno schermo. Perché Valerio Binasco, qui nel suo doppio ruolo di regista e (unico attore) si serve della, o meglio delle, telecamere con le quali la performance viene ripresa per la diffusione video.

Creando proprio quell’atmosfera intima, quella sorprendente vicinanza allo spettatore tramite una tripla inquadratura che da destra va a sinistra passando per il centro in un sorprendente e diretto gioco di sguardi che coinvolge in prima persona chi guarda, generando quasi un corto circuito per cui, chi assiste, nonostante invitato a conoscere una storia, si sente a tratti estraneo, come se stesse violando un’intimità troppo stretta, troppo chiusa.

St. Nicholas – Una vita come tante, ma dai risvolti insoliti

St. Nicholas racconta la strana e surreale vicenda che, quasi per caso, avvolge la (a tratti) noiosa routine di un critico teatrale che passa le sue giornate fra la sua disinteressata famiglia, la fedeltà all’alcool che non lo abbandona mai, e la mondanità data dal suo mestiere, dentro e fuori i teatri.

Valerio Binasco in St. Nicholas

Ostentando in ogni momento una profondità d’intelletto che non gli appartiene del tutto ma che il “ruolo” interpretato (che sia stato da lui scelto o meno) gli impone, quest’uomo si perde nei meandri fumosi di una periferia in cui scopre la fascinazione della tribù dei vampiri, assetati di giovani a cui rubare, in circostanze non del tutto chiare e non del tutto canoniche, l’essenza vitale.

Il teatro di narrazione fa il resto. Imbevuto di riferimenti (anche espliciti) ai racconti di Edgar Allan Poe, St. Nicholas racchiude una drammaturgia rappresentabile in scena in infiniti modi, tanto è pregna di significati (alti e non) e fascino.

Valerio Binasco decide di farla vivere attraverso se stesso, donandosi appieno in quella che è un’interpretazione non solo degna di nota, ma che fa sperare in un futuro che lo veda più spesso protagonista in scena e non solo come brillante regista, fra gli altri, degli ultimi valorosi adattamenti di Porcile di Pier Paolo Pasolini e Don  Giovanni di Molière.

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Nata nella terra dove il fuoco dell’Etna incontra il limpido Mar Mediterraneo, l’arte è da sempre la mia passione, in tutte le sue declinazioni. Da piccola mi piaceva leggere, guardare film di ogni genere, scrivere racconti e poesie, girare per musei, ma è solo varcando per la prima volta la porta di un teatro che ho capito la mia vocazione. “Crescendo e cercando”, ho scelto di frequentare il corso di laurea in scienze della comunicazione. Nel frattempo il teatro mi ha nutrito e ha occupato tutto il mio tempo libero. Decisi di fruirne a 360 gradi, non solo “facendolo” studiando in un’accademia e portando in giro per l’Italia spettacoli con diverse compagnie, ma anche vedendolo, vivendolo da spettatrice e, con il tempo, da redattrice. Finita la triennale non ebbi dubbi: emigrai in quel di Bologna per specializzarmi al Dams e iniziai a collaborare con diverse testate giornalistiche, venendo ospitata in vari festival e convegni. L’arte cambia con la società e ci si specchia dentro. Il teatro ne coglie gli umori, e li trasferisce al pubblico nel celeberrimo qui e ora che non teme (perché non ha) paragoni con nient’altro.

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