
Con i primi quattro episodi della quinta stagione, Stranger Things rientra nelle nostre vite con la stessa potenza di un portale che si spalanca sul Sottosopra. La serie dei fratelli Duffer trascende dal fenomeno televisivo: da sempre gioca con la nostalgia, rimescola iconografie pop e trasforma ogni outfit in un indizio dell’evoluzione dei personaggi.
Nella prima parte della stagione finale questo lavoro raggiunge un nuovo livello grazie alla visione della costume designer Amy Parris, ormai una delle firme più riconoscibili dell’universo di Hawkins. I look diventano legami visivi con un decennio irripetibile attraverso citazioni colte, dettagli nerd e nuovi oggetti del desiderio per i fan, che non restano confinati allo schermo.
Il nuovo stile di Undici
Il cambiamento estetico di Undici (Millie Bobby Brown) è uno dei punti più discussi del nuovo capitolo. Parris ha raccontato di aver attinto direttamente da due riferimenti cult degli anni ’80: I Goonies e Punky Brewster. Il risultato è un outfit spiazzante e perfettamente in linea con la transizione del personaggio: shorts rossi sopra pantaloni della tuta grigi, top cropped e dettagli tagliuzzati che richiamano l’energia caotica di Punky e l’attitudine sportiva di Josh Brolin da I Goonies.
La combinazione dona a Undici un’aria da guerriera suburbana, perfetta per un personaggio che sta cercando di ridefinirsi dopo anni passati a essere l’arma – o il bersaglio – di qualcun altro. E se oggi qualcuno storce il naso davanti ai pantaloncini sopra la tuta, è proprio questo il punto: Stranger Things recupera l’imperfezione autentica di quell’epoca, senza filtri nostalgici.

Robin Buckley: l’omaggio a Winona Ryder e la felpa che parla (letteralmente) alle stelle
Robin (Maya Thurman Hawke) resta la voce più ironica e disillusa del gruppo e i suoi outfit lo comunicano alla perfezione. In questa stagione sfoggia un look che i fan più attenti hanno immediatamente riconosciuto: un chiaro omaggio alla giovane Winona Ryder, che nel 1991 per la premiere di The Commitments, indossava una giacca di pelle nera, t-shirt bianca e jeans. Nel quarto episodio Maya Hawke riprende quell’ensemble con un rispetto quasi filologico, in una sorta di gioco metanarrativo tra passato e presente della serie.
Ma il vero “pezzo forte” è un altro: la felpa della scena della radio, del primo episodio, già diventata uno degli articoli più desiderati dai fan. La grafica è un doppio riferimento nerd a Star Trek e alla condizione stessa di Hawkins, con Robin che chiede ironicamente agli alieni di portarla via. Una battuta metacinematografica che riassume l’essenza del personaggio. Amy Parris ha lavorato su questo capo come su una dichiarazione d’identità e non sorprende che Primark l’abbia trasformata in una replica 1:1 nella sua collezione ufficiale.
La serie dentro e fuori lo schermo: le capsule Primark e Benetton
La Stranger Things mania non resta confinata a Netflix: invade guardaroba, social e negozi. Le capsule dedicate – in particolare quelle di Primark – sono tra le più ricercate della stagione, con pezzi pensati per adulti e bambini, dalle t-shirt della Hawkins High alle repliche degli outfit di scena. Il successo non sorprende: la serie ha trasformato la sua estetica in un linguaggio condiviso. Indossare questi capi significa appropriarsi di un frammento dell’universo di Hawkins.
Si aggiunge poi la collaborazione tra Stranger Things e United Colors of Benetton. Tutto nasce quando Amy Parris, durante la ricerca di capi autentici degli anni ’80 per la quarta stagione, si imbatte in pezzi vintage Benetton in un mercatino di Los Angeles. Da lì nasce l’idea di portare il brand nella serie e contemporaneamente di creare una capsule che prende vita sia sullo schermo sia nei negozi.
Parris ha visitato gli archivi di Treviso per reinterpretare righe, loghi e colori iconici del marchio, trasformandoli in costumi per la quinta stagione: la felpa polo cropped grigia e gli shorts rossi di Undici, la salopette floreale di Holly, il bomber bicolore di Erica. La moda è ciclica, ma in questo caso sembra quasi magica: un ponte tra la creatività pop degli anni ’80 e lo stile dei nostri tempi.
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