streghe-prima-stagione
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Da oggi le 8 stagioni della serie TV cult Streghe sono disponibili sulla piattaforma Amazon Prime Video

Gli anni ’90 furono una decade decisamente fortunata per la serialità dedicata a narrazioni sul paranormale, che fossero vite di streghe o sbarchi alieni. Dalle prove autoriali che hanno segnato cinematografie di rilievo, come Twin Peaks di David Lynch (1990-1991), alle indagini sugli alieni (X-Files iniziato nel 1993 e Roswell nel 1999) passando per i vampiri (proprio qualche giorno fa vi raccontavo di Buffy): la fine del secolo si concede d’immaginare tutti gli scenari possibili e tra questi si inserisce la serie Streghe (Charmed) trasmessa dal 1998 al 2006 (e con un anno di ritardo in Italia).

Inserita dall’Huffington Post nella top ten delle più grandi serie televisive fantasy di tutti i tempi, Streghe arriva oggi sulla piattaforma streaming Amazon Prime Video nella totalità dei suoi 178 episodi. E già mi risuona in testa quella sigla indimenticabile.

Quando gli Smiths diventarono magici

I am the son
and the heir
of a shyness that is criminally vulgar

Forse quella timidezza di cui cantava Morrisey nel singolo How Soon Is Now? diventa nel caso delle tre sorelle Halliwell il loro innato potere magico, una forza indescrivibile e femminile che le rende così diverse dagli altri, che lo considerano quasi “criminale”. La colpa di essere “speciale” per un’eroina di una serie TV di quegli anni è un mood irrinunciabile, che viene ripreso anche i film, libri e filoni di pensiero. È la legittimazione per far parte dell’azione, anche se poi anche a loro serve un compagno di un certo livello per sentirsi complete (angeli bianchi, demoni e stregoni, tutti in fila per farle innamorare).

Se come me avete visto però tutte le stagioni, ma in particolare avete il ricordo di quelle prime puntate andate in onda nel 1999, vi ricorderete che l’emozione più grande stava nel ritrovare gli Smiths nella sigla di una serie televisiva in onda su Rai2.

Era il connubio perfetto di una visione ribelle: la melanconia musicale di un gruppo così perturbante unita all’esoterismo magico di tre donne alla ricerca di loro stesse. Con annessi cambi di cast, colpi di scena da lacrimoni, cambi di stile del passaggio iconico dagli anni ’90 ai primi 2000. Quando le prime note partivano un non so che di occulto si attivava realmente, nonostante gli effetti speciali che oggi ci fanno sorridere.

Assolutamente da vedere

Nonostante l’ingenua artigianalità di una tipologia di intrattenimento che si affacciava alle prime sperimentazioni digitali, vi assicuro che sono ancora molto meglio le stagioni retrò che il reboot ideato da Jessica O’Toole, Amy Rardin e Jennie Snyder Urman, di cui il primo episodio è andato in onda nel 2018.

Se prima aspettare la nuova puntata della settimana era un’attesa lunghissima adesso abbiamo la possibilità di fare un binge watching sregolato. Chissà se la mia vecchia compagna di banco delle medie sta leggendo ora e la pensa allo stesso modo. In qualsiasi caso, non perdetela!

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Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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