SUPERMAN Copyright: © 2025 Warner Bros. Ent. All Rights Reserved. TM & © DC
SUPERMAN Copyright: © 2025 Warner Bros. Ent. All Rights Reserved. TM & © DC Photo Credit: Jessica Miglio.

Che tipo di eroe è quello raccontato nel nuovo film diretto da James Gunn? Un eroe che sceglie il bene, un eroe che non comprende i suoi limiti. Forse però la giusta domanda sarebbe: “Che tipo di uomo è quello del Superman di Gunn?”. Perché sulla sua umanità si focalizza lo scontro con il male e la messa in discussione dei valori, tematiche entrambe attraversate nel film con grande equilibrio e ironia, quella che contraddistingue la visione di Gunn dalle altre già conosciute dell’iconico Big Blue, dando vita a un nuovo (e attesissimo) DC Universe.

Superman non si avvale di spiegoni, dà anche molte cose per scontate (come una moltitudine di personaggi che si mostrano senza troppi dettagli), ma il suo aprirsi in media res dona un respiro nuovo a una storia che tutti conoscono, a iniziare da un fallimento, il primo che l’eroe alieno subisce, per poi mostrarci la sua vita, tra una redazione alla ricerca di notizie sul mondo e una fortezza di ghiaccio distante da tutto, dove nel mezzo si frappongono l’amore, la famiglia, la delusione e l’insoddisfazione.

Superman è un film in cui bisogna entrare approvandone gli intenti, il mood, la manifesta ingenuità di alcune scelte e la profonda emotività di altre. Gunn inaugura una nuova era, dialogando con le origini del personaggio ma privilegiando nella resa finale la sua affinità a un presente molto vicino a quello reale, e a una situazione geopolitica che riflette quella attuale, fuori dal cinema ma al centro di qualsiasi telegiornale. Per questo il suo è un film per tutti, chi lo ama e chi gli rimane indifferente, chi è affezionato al Superman degli anni ’70 e chi, per la prima volta, lo vede sfrecciare su grande schermo.

Il Superman di Gunn comunica la sua imperfezione, fatta di fallibilità e incertezza, lasciando in un angolo l’immagine dura di un problematico eroe con ansia da prestazione.

Torna il sorriso di Superman (e i suoi colori)

Gunn esordisce con un’estetica inconfondibile e un messaggio dichiarato senza mezzi termini: i colori splendenti di Superman tornano a far luce sull’umanità, e la sua onestà è così illimitata da metterlo nei guai.

Il Superman interpretato da David Corenswet, a sorpresa, non ci fa rimpiangere quello di Henry Cavill, semplicemente perché vuole essere altro; discostarsi dalla solidità di un eroe tormentato per abbracciare ciò che nel personaggio di Jerry Siegel e Joe Shuster è primario, rimanendo fedele allo spirito con cui l’eroe “americano” per eccellenza faceva il suo esordio sulle strisce a fumetti. Ciò che desidera più di ogni altra cosa è difendere l’umanità dal male, e ogni emozione nei suoi confronti si manifesta come estrema. Chi lo ama lo fa senza remore, con la purezza di un bambino che continua a vedere in lui la speranza, chi lo odia marcisce in uno stato di invidia incontrollabile, come il celeberrimo avversario, Lex Luthor (Nicholas Hoult).

A essere fondamentale nella storia non è solo il retaggio di Superman, ma le esperienze di Clark. Sono quelle che lo avvicinano a noi, e che ne aggiornano gli intenti scaraventandolo in un mondo fin troppo simile a quello reale. Ma nello scontro tra super potenze, mire espansionistiche e sete di potere, la sua purezza continua a essere un unicuum, non un pregio alieno, bensì un’attitudine in tutto e per tutto umana, a partire da un sorriso non scontato, che prima di ogni altra cosa si traduce in una fiducia per ciò che accadrà, nonostante la guerra, le bugie, la spietatezza di chi fa piani senza preoccuparsi delle vite da sacrificare per metterli in atto.

Cosa funziona in Superman: (quasi) tutto merito di un super cane

Superman riletto da James Gunn funziona perché, compatibilmente all’azione e alla solennità di ciò che l’eroe simboleggia, trasmette un’empatia che travalica i confini del genere, come quello del cinecomic, che non da tutti riesce a essere digerito, e quelli del racconto. A partire dalla presenza di Krypto, il super cane con tanto di mantello che in modo maldestro ma affettuoso lo segue ovunque, proteggendolo. L’amore nei confronti dell’eroe a quattro zampe porta Clark/Superman a prendersene cura, ma anche in alcuni momenti ad agire senza controllo, e l’interazione tra i due sposta la rappresentazione dei sentimenti su un piano caro a Gunn, in cui la vicinanza al mondo animale è imprescindibile per esercitare la propria umanità.

Con la stessa dose di ironia e sensibilità Gunn mette in scena la relazione tra il protagonista e Lois Lane (Rachel Brosnahan). Il rapporto tra i due è anch’esso imperfetto, problematico, eppure così sincero da dimenticarsi che dietro quegli occhiali si nasconde un kryptoniano e non un semplice giornalista, finché non li vediamo sollevarsi in volo dopo un bacio che si imprime nella memoria.

Proprio Lois prenderà l’iniziativa per salvare l’uomo che ama, e lo farà grazie all’aiuto di Jimmy Olsen (Skyler Gisondo), ma anche del supereroe Mister Terrific (Edi Gathegi), membro della Justice Society of America (una sorta di proto Justice League ancora lontana dall’essere consolidata), e di molti altri tra cui i genitori adottivi di Clark, all’interno di un riuscito racconto corale in cui la comunità e la famiglia si rivelano i punti più fermi per contrastare le minacce di chi sceglie di agire da solo, incapace come Lex di nutrire sentimenti se non per convenienza.

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In cosa Superman rimane in superficie

La divisione tra bene e male è netta, forse fin troppo, e Gunn crede così tanto nelle potenzialità del suo super umano da lasciare abbozzate molte questioni, in primis quella relativa ai personaggi del film, che sì fanno parte di un avvincente racconto corale, ma che si susseguono creando confusione. Lo stesso si riscontra anche in alcuni dei personaggi principali, come il cattivissimo e geniale Lex, che ricorda i primi fervori maniacali del Lex che scoprivamo in Smallville, ma che è così poco approfondito da lasciare un senso di incompletezza che poi va a tradursi in poco fluidi passaggi narrativi.

A pagarne il prezzo è l’epicità dell’opera, che si perde per privilegiare un progetto che sicuramente capiremo più avanti. Anche la contrapposizione tra il volere dei genitori biologici di Clark/Superman e la sua proiezione verso il bene assoluto sarà un tassello che troverà sicuramente il suo posto, ma che per ora rimane purtroppo in superficie.

Questo perché nonostante i fatti a cui assistiamo, Superman non è un film politico, bensì simbolico. La rappresentazione dell’Occidente è la diretta conseguenza della Storia che ha portato il personaggio a nascere negli anni ’30, e non unicamente un’interpretazione del presente. La componente di odio e insulti sui social ad esempio, è qualcosa di fin troppo retorico, che sembra già vecchio mentre lo guardiamo.

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In breve

La firma di Gunn si riscontra in tutto e per tutto: il suo Superman è un film pieno di questioni irrisolte, ma nonostante questo riesce nel suo intento, quello di aggiornare le gesta di un eroe in tutina sgargiante, superando qualsiasi sua rappresentazione abbiamo visto finora, e renderlo contemporaneo. Una missione più difficile che sconfiggere Lex Luthor. Dalla sala si esce con un sorriso colmo di speranza schiaffato sulla faccia come un fregio. Esattamente l’effetto che un film su Superman dovrebbe esercitare.

Superman è prodotto da Peter Safran e Gunn – responsabili dei DC Studios – e diretto dallo stesso Gunn su una sua sceneggiatura, basata sul personaggio della DC, Superman, ideato da Jerry Siegel e Joe Shuster. Il film è al cinema dal 9 luglio distribuito da Warner Bros. Pictures.

Illustrazione di Leonardo D’Angeli con i colori di AlbHey Longo 

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto
7,5
Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.
superman-di-james-gunn-recensione-supereroe-dc-film-cinemaLa firma di Gunn si riscontra in tutto e per tutto: il suo Superman è un film pieno di questioni irrisolte, ma nonostante questo riesce nel suo intento