Mahershala Ali in Swan Song
Mahershala Ali in Swan Song. Courtesy of Apple

È quasi assurdo specificarlo, ma Swan Song rappresenta per Mahershala Ali il primo ruolo da protagonista al cinema. Benché annunciato da tempo, infatti, il primissimo leading role, quello di Eric Brooks nel Blade del MCU è ancora lontano da un’uscita in sala. E persino i due Oscar vinti per Moonlight e Green Book, in effetti, sono per il Best Supporting Actor. Arriva dunque dopo 18 anni di carriera il momento per Ali di splendere al centro di un film e lo fa, per fortuna, in grande, con un doppio ruolo che rimarrà a lungo nella nostra memoria.

Il nucleo di Swan Song, diretto da Benjamin Cleary (già Premio Oscar per il cortometraggio Stutterer, 2016) è un dilemma morale e un tema immortale, in qualsiasi tempo e in qualsiasi genere cinematografico: il Doppio. Cameron (Ali) è infatti un malato terminale che ha la possibilità di lasciare, in segreto, la sua vita e i suoi affetti a un clone.

Siamo in un futuro prossimo, in cui non solo la Dottoressa Scott (Glenn Close) è in grado di duplicare il corpo, i pensieri e i ricordi di altri esseri umani, ma in cui l’intera esistenza è vissuta attraverso nuove tecnologie.

Dalla domotica alle automobili con guida automatica, fino alle videocamere nelle lenti a contatto o a dei veri e propri pannelli di controllo che prendono forma nello spazio tramite semplici gesti delle mani.

Tutto ciò che vediamo nasce da una visione di Cleary per il cinema, non è adattato da alcuna opera precedente. Sfrutta perciò al massimo gli elementi specifici che il mezzo offre, a partire dalle scenografie. Immaginare un futuro non troppo distante è forse ancora più difficile, infatti, che immaginare mondi lontani. In Swan Song il futuro ha architetture moderne e minimaliste e nessuna esplosione di colore, tranne forse il berretto arancione di Cameron. Tutto è straordinariamente piatto ed equilibrato, specialmente nella clinica nascosta della Dottoressa Scott, una villa tra i boschi in stile Frank Lloyd Wright, in cui ogni cosa ha la placida calma della morte.

Cameron è l’unica nota stonata in questo ordine silenzioso e perfetto. Il suo turbamento viene senz’altro dall’imminente addio all’amata moglie (Naomie Harris) e alla famiglia, ma è anche più profondo. È il terrore dell’inanimato (il clone) che diventa animato: il perturbante freudiano.

Swan Song
Mahershala Ali and Naomie Harris in Swan Song, Courtesy of Apple

Tra il Doppelgänger e l’Unheimlich freudiano

Chi siamo? Cos’è che ci rende noi? È la nostra pelle o il nostro corpo, ogni singolo neo o cicatrice che il tempo ci lascia addosso? O sono i nostri ricordi? O è forse la nostra anima, qualunque cosa sia?

Cameron e Jack sono identici, tranne per una piccola lentiggine su una mano. Hanno gli stessi pensieri, gli stessi desideri, le stesse motivazioni. Sono uno il riflesso dell’altro, indistinguibili per principio: è questo il senso dell’intero esperimento al centro della trama. Jack deve poter prendere il posto di Cameron in modo che nessuno si accorga della sua morte e la vita possa continuare indisturbata. Senza lutti, senza lacrime, senza addii.

Fino a che punto allora possiamo dire che Jack non sia umano? E fino a che punto è una persona a sé stante? Sembra fin troppo facile affermare che, semplicemente, non lo è. È la risposta che si potrebbe dare prima di aver visto Swan Song. Di fronte alla doppia performance di Ali e al modo in cui riesce a dare singola identità sia a Cameron sia a Jack, solo cambiando sguardo e postura, tutti i preconcetti iniziano a crollare. Il cuore del film è proprio la sfida all’umano, fino al completo convincimento del pubblico.

Vi troverete più volte a cambiare idea, a considerare folle ciò che Swan Song racconta e poi a condividerlo, trasportati dalla potenza emotiva della storia. La verità è che non esiste una vera risposta a tutte le domande che il film suscita. Anche quando crederete di aver trovato la prospettiva giusta, il conflitto etico e personale di Cameron vi costringerà ancora e ancora a uscire dalla comfort zone e mettere in dubbio qualsiasi scelta.

Swan Song è disponibile in Italia solo su AppleTV+. Non perdetelo!

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Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies.

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