Brendan Gleeson and Colin Farrell in the film THE BANSHEES OF INISHERIN. Photo by Jonathan Hession. Courtesy of Searchlight Pictures. © 2022 20th Century Studios All Rights Reserved.
Brendan Gleeson and Colin Farrell in the film THE BANSHEES OF INISHERIN. Photo by Jonathan Hession. Courtesy of Searchlight Pictures. © 2022 20th Century Studios All Rights Reserved.

Vincitore di 3 Golden Globe e con 9 candidature ai Premi Oscar, The Banshees of Inisherin (Gli Spiriti dell’Isola) è il nuovo film diretto da Martin McDonagh (In Bruges, Three Billboards Outside Ebbing, Missouri).

Le banshees del titolo traggono in inganno (un po’ come la comunicazione commerciale dedicata al film): gli “spiriti” della storia sono reali e albergano come l’eco di un passato impreparato al presente nel cuore di chi abita l’isola rocciosa di Inisherin. Due uomini, prima amici e poi non più, si fronteggiano sul senso della vita, mentre la guerra imperversa lontana da loro, lontana da problemi esistenziali a cui è difficile trovare un nome.

Se non fosse il film che tutti si aspettano? The Banshees of Inisherin non è infatti una commedia, benché porti con sé un senso tragicomico dell’esistenza. La narrazione è ridotta all’osso e si affida ai movimenti naturali e umani che popolano un luogo distante da ogni azione, rigido e solitario sulla costa occidentale dell’Irlanda. E colpisce per il minimalismo con cui innesca pensieri profondi, sul senso di fine che diventa a volte insistente.

Due uomini e le loro disperazioni

Tutti si conoscono sull’isola di Inisherin e l’unica attività ricreativa è andare a bere un bicchiere al Pub di Jonjo, dal pomeriggio in poi, aspettando che faccia buio. Un calendario sbiadito ci dice che è il 1923, Pádraic (Colin Farrell), che vive con la sorella Siobhán (Kerry Condon), ha l’abitudine di andare a chiamare il suo amico Colm (Brendan Gleeson) ogni giorno alle 14 per chiacchierare davanti ad una pinta di birra.

Ma un evento totalmente inspiegabile sconvolge Pádraic, ovvero il rifiuto di Colm di passare altro tempo insieme. Dal giorno alla notte quello che era, almeno ai suoi occhi, un amico inseparabile, gli confessa che non gli piace più, che lo considera noioso, e che non ha voglia di passare il resto della sua vita a perdere tempo con conversazioni noiose e fine a sé stesse.

Colm preferisce scrivere la sua musica, creare qualcosa che rimanga nel tempo. La sua è una disperazione che un uomo gentile e semplice come Pádraic stenta a capire, anche quando la reazione del suo ex amico supera il limite del normale risentimento sfiorando i contorni cupi e perversi dell’autolesionismo.

Colin Farrell in THE BANSHEES OF INISHERIN. Photo by Jonathan Hession. Courtesy of Searchlight Pictures. © 2022 20th Century Studios All Rights Reserved.

Nel silenzio dell’isola, spari lontani riecheggiano

La fine della relazione d’amicizia tra i due uomini innesca cambiamenti e prese di coscienza nelle vite di entrambi. Per quanto inizialmente sembri tutto surreale e strano, poco a poco iniziamo a capire cosa sta succedendo. Nell’atmosfera silenziosa di un luogo che conserva la memoria di leggende e vecchie storie, l’urgenza del presente riecheggia dalla terra ferma. La guerra civile irlandese si combatte lontano da loro, ma fa rumore, e quel rumore è diverso dal presagio di morte di una banshee che passeggia nel buio delle strade recintate dalle pietre.

In The Banshees of Inisherin sembra che un vecchio racconto irlandese si scontri violentemente con una pagina di cronaca. Il malessere di Colm, la sua necessità emergente di lasciare un segno è il simbolo di un uomo che passa in rassegna i giorni che ha perso e spasmodicamente vuole vivere quelli che gli rimangono. Parallelamente Pádraic, che si è sempre fatto bastare quello che aveva, non riesce a darsi pace, disperandosi perché le cose sono cambiate.

Sia Siobhán che Dominic (ragazzo problematico con cui Pádraic è sempre stato gentile, interpretato da Barry Keoghan) provano a far cessare la lite, senza successo. SPOILER – Quasi contaminati da quella rottura in cerca di novità, assuefatti da un canto lontano di cambiamento, anche la donna e il ragazzo prenderanno una serie di decisioni, alcune decisive.

Pádraic però continua ad insistere in cerca di risposte, Colm lo minaccia dicendogli che ogni volta che gli rivolgerà ancora la parola si taglierà un dito con le cesoie.

Brendan Gleeson in THE BANSHEES OF INISHERIN. Photo by Jonathan Hession. Courtesy of Searchlight Pictures. © 2022 20th Century Studios All Rights Reserved.

Con noncurante violenza

La violenza che Martin McDonagh torna a raccontare è pacata, ma sparge sangue lasciando il segno. Dà luogo ad una serie di piccoli fuochi, che né Colm né Pádraic avrebbero pensato di accendere, eventi che irrompono in quella che era una routine collaudata di due uomini che si incontravano tutti i giorni alle 14.

Eventi che sembrano non degni di nota poiché simili a scaramucce tra persone senza passatempi, rivelano la paura di cambiare e quella di lasciare che tutto rimanga com’è. Nello scenario desaturato di rocce e mare, uno spirito arriva per raccontare la fine di un’amicizia, la banshee che urla spezza la consuetudine dei due protagonisti. E mentre un paio di sorrisi si alternano durante la visione a destarci è proprio l’assenza di magia, se non nel titolo.

The Banshees of Inisherin è una metafora, un simbolo, e come una fiaba tra le più nere porta ad un finale dal quale non si può tornare indietro.

Continuate a seguire FRAMED anche su Facebook e Instagram per altri consigli

Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.