THE BOYS IN THE BAND, Scott Everett White/NETFLIX ©2020
THE BOYS IN THE BAND, Scott Everett White/NETFLIX ©2020

Per il 30 settembre è prevista l’uscita di The Boys in the Band, il nuovo, attesissimo, progetto del poliedrico Ryan Murphy, che vedremo su Netflix. Il film, che sarà diretto da Joe Mantello (che con Murphy ha un legame dal film per la televisione The Normal Heart del 2014 fino al ruolo di Dick Samuels per la serie Hollywood di quest’anno) è l’adattamento dell’ opera teatrale dal drammaturgo americano Mart Crowley, che debuttò a New York nel 1968.

Ritenuto uno dei testi teatrali più importanti per la cultura LGBTQ+, diventa un film nel 1970 con la regia di William Friedkin. Mentre la nuova versione non è che la trasposizione della recente edizione dello spettacolo, prodotto e messo in scena nel 2018 proprio dalla collaborazione tra Mantello e Murphy, per celebrare il cinquantesimo anniversario della pièce. Il cast, composto rigorosamente da attori omosessuali, sarà lo stesso per l’opera cinematografica Netflix.

Scott Everett White/NETFLIX ©2020

Buon compleanno Harold

9 amici si riuniscono in un appartamento a New York per celebrare il compleanno di uno di loro, Harold. Nel corso della serata, anche per colpa dell’alcol e di un gioco insidioso, emergeranno dubbi, crisi, e feroci rivelazioni. Gli interpreti (tra cui compaiono volti cari a Murphy) sono: Jim Parsons, Zachary Quinto (Harold), Andrew Rannells, Charlie Carver, Tuc Watkins, Matt Bomer, Brian Hutchison,Michael Benjamin Washington e Robin De Jesús.

Non vediamo l’ora di vederle The Boys in the Band e parlarvene meglio, stay tuned!

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Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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