The Nutcracker, Emile Ardolino 1993

La magia del Natale ne Lo Schiaccianoci di George Balanchine

Se sentendo parlare di Macaulay Culkin in un articolo della programmazione natalizia pensate immediatamente a Mamma ho perso l’aereo, potreste rimanere sorpresi nello scoprire che non mi sto riferendo al cult del 1990. Culkin infatti nel 1993 ottenne la parte del protagonista della storia di Natale per eccellenza: Lo Schiaccianoci. Si tratta di una produzione cinematografica molto particolare in quanto ripropone il balletto del New York City Ballet del 1964 con la coreografia di George Balanchine.

LA GENESI DEL BALLETTO- La coreografia di Balanchine

L’idea di realizzare un film su questa specifica produzione evidenzia la grande risonanza che il balletto di Balanchine ha avuto negli anni – che forse ha anche influito nello sviluppo di una certa estetica natalizia tipica americana. Dal 1964, infatti, questa versione de Lo Schiaccianoci è riproposta ogni anno al David H. Koch (ex New York State Theatre) durante il periodo natalizio.

Balanchine aveva ideato una coreografia per Lo Schiaccianoci già nel 1954, ma non riusciva ad essere pienamente soddisfatto: il teatro di cui disponeva non permetteva di sviluppare una coreografia e un impianto scenico all’altezza delle produzioni russe in cui da bambino aveva danzato. Solo nel 1964 arriva l’occasione per portare a compimento il suo ambizioso progetto. In quell’anno è invitato a portare Lo Schiaccianoci sul palco del nuovo New York State Theatre: così Balanchine mette in cantiere una produzione grandiosa, dove egli stesso analizza e cura ogni dettaglio.

The Nutcracker, Emile Ardolino 1993
The Nutcracker, Emile Ardolino 1993

L’ALBERO DI NATALE

L’elemento più spettacolare della sua produzione (che ancora oggi incanta gli spettatori) è l’albero di Natale che cresce (dando l’effetto che sia la protagonista, Marie, a rimpicciolirsi). The Nutcracker is the tree” diceva Balanchine parlando del suo Schiaccianoci. Per lui non si trattava semplicemente di un elemento scenico, ma il perno dell’intero spettacolo, la prima ballerina. In quel simbolo si condensano i ricordi del coreografo. Nella progettazione Balanchine rievoca i Natali della propria infanzia, il calore della famiglia, il profumo di dolci e lo stupore di fronte ai primi fiocchi di neve. In questo sta forse il segreto del successo di questa produzione.

Oggi, a distanza di 54 anni, lo spettacolo è lo stesso del 1964, con i costumi di Karinska e le scene di Rouben Ter-Arutunian, salvo alcune variazioni, come il fondale del Paese dei dolci riprogettato nel 1977. Ovviamente ritocchi e rifacimenti sono necessari, ma l’impatto estetico rimane invariato: insensato mutare un prodotto tanto apprezzato, che è diventato ormai una tradizione.

LA VERSIONE CINEMATOGRAFICA

La versione cinematografica di Emile Ardolino (Dirty Dancing, Sister Act) mantiene inalterato l’allestimento del New York State Theatre (compresi le scene e i costumi).

The Nutcracker, Emile Ardolino 1993
The Nutcracker, Emile Ardolino 1993

Il film non è però una semplice ripresa statica del balletto. Si nota un lavoro di regia attento e discreto: l’impostazione teatrale non viene stravolta ma, anzi, esaltata. Il regista Emile Ardolino dà molto spazio a campi lunghi e medi, per valorizzare le coreografie e l’estetica della scena teatrale. Su questa impostazione si appoggia, in modo molto bilanciato, un linguaggio più tipicamente cinematografico. Lo si ritrova nel taglio di alcune inquadrature, ad esempio nella scena in cui l’albero di Natale inizia a crescere di fronte agli occhi sgomenti di Marie. Inquadrature dal basso verso l’alto (e dalla punta dell’albero al palcoscenico) vanno ad incrementare quel senso di meraviglia tanto cercato da Balanchine.

LA MAGIA DEL TORNARE BAMBINI

Emile Ardolino sceglie di farsi veicolo dell’idea di Balanchine, senza sovrapporsi a questo e alla sua narrazione. Solo all’inizio, nell’ouverture, quando a teatro il sipario è ancora chiuso, si ritaglia un proprio spazio. Il film inizia con una ripresa a piano sequenza ai piedi dell’albero di Natale. Il regista obbliga lo spettatore a guardare da un punto di vista inconsueto, quello di Marie, rimpicciolita nel sogno. Pian piano l’inquadratura passa sui pacchetti regalo, tra i giocattoli e le decorazioni dell’albero, fino ad arrivare ad un libro. Da questo, con un effetto pop up, ecco alzarsi un boccascena di carta: il sipario si apre, inizia la magia.

Con questa scena iniziale il regista invita ad avvicinarsi alla storia con gli occhi di un bambino: solo così potremmo ancora stupirci di fronte a una favola di Natale.

Se volete trascorrere una serata in compagnia di questo grande classico natalizio, il film è disponibile su Amazon Prime Video.

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Sono un ragazzo di campagna con la testa tra le nuvole immerso tra mille progetti, se fossi una canzone sarei Confessioni di un malandrino di Branduardi. Dopo la laurea in Scenografia a Brera ho intrapreso un corso di specializzazione presso i laboratori della Scala. Quello che più mi piace è raccontare punti di vista: lo faccio disegnando, scrivendo, progettando. Più che le storie mi attraggono le persone, la loro psicologia, come vengono resi sullo schermo o su un palco il loro dramma interiore e la loro personalità (fantasticando su come le renderei io).

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