The Ruling Class (1972)
The Ruling Class (1972). INDIEF - MAGNUM 3B

Molti film, celeberrimi e misconosciuti, compiono 50 anni nel 2022.

Il 13 settembre del 1972 usciva The Ruling Class, titolo italiano La Classe Dirigente, commedia nera britannica adattata dall’omonima pièce satirica di Peter Barney.

Vi presento dunque, per la regia di Peter Medak, con una sceneggiatura firmata da Barnes stesso, e il ruolo del protagonista interpretato da un Peter O’Toole ai vertici massimi della sua carriera artistica, The Ruling Class.

Cosa accade in Casa Gurney?

A seguito dell’accidentale morte del tredicesimo conte di Gurney, Ralph Gurney (Harry Andrews), suo figlio Jack Gurney (Peter O’Toole), diventa il quattordicesimo conte di Gurney.

Il comico e il satirico si manifestano da subito. Ralph si diletta di asfissia per impiccagione, e durante questa pratica, mentre è vestito con un tutù e degli abiti militari vittoriani, muore. Alla morte del conte viene aperto il suo testamento. Il maggiordomo Tucker, un filo-comunista e latente rivoluzionario, diventa erede della somma di trentamila sterline. Si libera così del suo servilismo nei confronti dei Gurney, pur continuando a servirli per abitudine.

Sarà fonte di improperi e salaci giudizi nei confronti della classe dirigente, dei nobili, e delle loro maniere eccentriche per buona parte della pellicola.

Jack si presenta alla sua famiglia vestito con un saio, i capelli lunghi e i sandali. L’uomo è affetto da schizofrenia paranoide, convinto di essere il Dio dell’amore, il nuovo corpo di Gesù Cristo.

Rinchiuso per otto anni in un manicomio è ora tornato per prendere il posto che gli spetta per legge. Suo zio, Sir Charles (William Mervyn), complotta però per rinchiuderlo nuovamente in manicomio. Lo fa sposare con la sua amante Grace (Carolyn Seymour), che Jack accetta di prendere in moglie solo perché la scambia per Margurite Gauthier, eroina romantica de La Dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio, suo unico amore. Grace finisce però con l’innamorarsi di Jack e dare alla luce suo figlio.

Nel film continuano a susseguirsi equivoci e derive mentali per il povero Jack, che compirà anche atti violenti in preda ad una nuova immedesimazione. Ma non anticipo altro per non togliervi la sorpresa.

La satira, il reale e il comico

La volontà di vituperare la classe dirigente si incarna in molti piccoli elementi del film che compongono un mosaico surreale e canzonatorio. In primis, la fine di ogni piaggeria da parte di Tucker quando eredita una piccola fortuna, che però non basta a salvarlo dalla routine di cui è prigioniero.

La pazzia dell’uomo ricco e potente potrebbe sembrare un tema semplice da affrontare. In realtà qui si mette in luce come la società più becera, radicata e vincolata da norme, regole e modi di pensare, trovi un portabandiera dei suoi valori in quegli esseri umani che sono alienati dalla società stessa.

Un caso analogo ma opposto a quello di Jack Gurney è quello di Chanche the Gardener, interpretato da Peter Sellers in Being There (Oltre il giardino, 1979). I valori a cui la società, volta per volta, anela, sono racchiusi in queste persone, che in altri contesti la società stessa avrebbe etichettato come malate o indesiderabili o inutili.

I vari episodi in cui Jack dà sfoggio alla sua magnificenza divina sono tra il ridicolo e il tragico. Quando vuole riposare sale su una una croce e in piedi, con le mani che si aggrappano a dei grossi chiodi, riposa ad occhi chiusi in posa cristomorfa. Alla richiesta di Lady Claire di rivelare la sua natura divina Jack abbassa la zip dei pantaloni prima di venire fermato da Dinsdale.

Inoltre ci sono degli intermezzi musicali che portano il carattere del film ad un livello buffonesco e caricaturale, sapientemente sfruttati per marcare la forza della scena (come quando vengono mostrati i tragici destini di Tucker e del Dottor Herder e l’entrata di Jack nella Camera dei Lord con in sottofondo Pomp and Circumstance).

La recitazione di Peter O’Toole restituisce in pieno l’ansia dello schizofrenico, la foga dell’esaltato e l’ansia di colui che si vede braccato in ogni luogo, aggiungendo a tutto ciò un tono a volte sopra le righe a volte decisamente serio.

Degni di nota infine i ruoli di McKyle interpretato da Nigel Green, con cui Jack si scontra in una battaglia surreale e comica tra divinità, e quello del Vescovo Lampton, portato sullo schermo da Alastair Sim, in particolare durante il farsesco matrimonio tra Jack e Grace da lui officiato.

In breve

Se dovessi darvi due soli motivi per cui vale la pena recuperare The Ruling Class direi Peter O’Toole e le risate che il film suscita. Continua a far ridere grazie allo humor aggressivo e spietato, surreale (che non sfoga nel pytonesco) e barocco, ma anche grazie alla forza con cui il protagonista viene portato in scena dal meraviglioso e versatile attore che era Peter O’Toole.

Aggiungo una piccola nota interessante, e cioè che nello stesso anno uscì un film molto simile per temi e intenzioni a The Ruling Class, e cioè Le Charme discret de la bourgeoisie di Luis Buñuel. Ma questa è un’altra storia.

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Classe 1999, e perennemente alla ricerca di storie. Mi muovo dalla musica al cinema, dal fumetto alla pittura, dalla letteratura al teatro. Nessun pregiudizio, nessun genere; le cose o piacciono o non piacciono, ma l’importante è farle. Da che sognavo di fare il regista sono finito invischiato in Lettere Moderne. Appartengo alla stirpe di quelli che scrivono sui taccuini, di quelli che si riempiono di idee in ogni momento e non vedono l’ora di scriverle, di quelli che sono ricettivi ad ogni nome che non conoscono e studiano, cercano, e non smettono di sognare.

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