The Woman King

Combattimenti, spargimenti di sangue, guerre e azione non mancano nella selezione degli Oscar 2023, ma sembra proprio che sia una questione da uomini. Sì, perché un action movie davvero interessante non solo è rimasto fuori dalla categoria del Miglior film, ma è stato colpevolmente snobbato in tutte le altre. Si tratta di The Woman King di Gina Prince-Bythewood e qui vi diamo almeno quattro motivi per recuperarlo in streaming, se l’avete perso in sala.

Viola Davis

Lei, la divina Viola Davis, da pochissimo celebrata come 18ª EGOT nella storia di tutti i premi statunitensi, investe tutta se stessa per il ruolo della guerriera Nanisca, sia come interprete sia come produttrice. Lo sforzo fisico è notevole – chi la segue su Instagram ricorderà l’intero anno trascorso ad allenarsi per il ruolo, a plasmare il suo corpo in una diversa forma – ma è soprattutto il carico emotivo a colpire il pubblico. Nanisca è a capo delle Agojie, le amazzoni del regno di Dahomey.

È la guida di una forza militare spietata e invincibile, dove l’uomo – se non è il Re (John Boyega) o un compagno di allenamenti – non è ammesso o è nemico. Davis con la sua forza e il suo carisma diventa il polo magnetico del film, che rivela gradualmente il passato e la storia del suo personaggio. Nei suoi diversi fili intrecciati, The Woman King è perciò anche un percorso di avvicinamento a questa guerriera, all’inizio imperscrutabile e severa, poi sempre più umana. A lei è dedicato il title role, ossia la figura femminile, nominata dal Re, che nel Dahomey ne condivide il potere.

La regia di Gina Prince-Bythewood

Una grande attrice senza una buona direzione non può davvero brillare. E infatti per la grande performance di Viola Davis si deve fare anche un passo indietro a Gina Prince-Bythewood. Il nome forse non vi dice niente, ma è dal suo lungometraggio di esordio, Love & Basketball (2000), prodotto da Spike Lee, che è considerata una delle più importanti registe afroamericane contemporanee, da sempre attenta al tema della femminilità nera nella società. Nel 2020 si cimenta con successo in un action movie Netflix che coinvolge Charlize Theron e il nostro Luca Marinelli, The Old Guard, e decide così anche nel lavoro successivo di unire i suoi temi portanti a un genere in cui è raro vedere una presenza femminile massiccia.

Riesce comunque a mantenere l’equilibrio di una storia, anzi più storie, poiché diverse guerriere hanno una voce, personali e intime accanto alla brutalità della battaglia: dai totali e i campi lunghi invasi dalla violenza e dal suo disordine coreografato ai dettagli potentissimi, di unghie affilate e macchiate di sangue. E da corpi lanciati negli scontri cruenti a momenti di forte emotività, coraggio, paura e gioia. Tutto si tiene.

Lo straordinario cast tecnico e artistico

Non solo la regia, ma anche la scrittura (Dana Stevens, Maria Bello), il montaggio (Terilyn A. Shropshire), la fotografia (Polly Morgan) e la produzione (Viola Davis, Maria Bello, Cathy Schulman) sono opera di una prospettiva femminile sulla Storia e sulle storie raccontate, tutte di donne, sorelle di una stessa e nuova famiglia, in cui si riconoscono ognuna simile all’altra, anche quando le premesse sembrano impedirlo.

Tra le aspiranti Agojie infatti ci sono anche le prigioniere di ogni battaglia. Chi supera l’addestramento, o non muore, ne diventa parte assoluta, dimenticando chi è stata in passato e la vita che ha lasciato dietro sé. Diventando parte di qualcos’altro, qualcosa di sacro di fronte a cui anche gli abitanti del loro villaggio devono abbassare lo sguardo, senza osare incrociare il loro, come delle divinità. Due ruoli fondamentali, a questo proposito, sono interpretati da Thuso Mbedu, già vista in The Underground Railroad, e Lashana Lynch, già vista in No Time to Die.

Thuso Mbedu in The Woman KIng

La storia e il messaggio empowerment

La Storia narrata in The Woman King è in parte ispirata a fatti realmente accaduti, il che rende soltanto più potente il messaggio di empowerment femminile di cui si fa portatore il film. L’antico regno del Dahomey si estendeva nell’attuale Benin ed ebbe in effetti un esercito femminile, fra il 17° e il 19° secolo: le Agojie, appunto. Storicamente la creazione di questo esercito fu dovuta alla mancanza di uomini nei villaggi, decimati dalle guerre con i vicini regni dell’Africa occidentale, come l’impero Oyo.

I nemici che non venivano uccisi sul campo di battaglia, da entrambe le parti, venivano venduti agli schiavisti europei. The Woman King quindi affronta un tema spinoso e doloroso della contemporaneità statunitense, ossia l‘interesse economico e politico che portò alcune popolazioni africane a diventare complici della schiavitù europea.

Al tempo stesso, tuttavia, erge le Agojie a paladine protettrici delle popolazioni narrate, costruendo su di loro la narrativa epica delle eroine che sconfissero i portoghesi, con qualche licenza sulla realtà.

Così facendo ricalca anche un importante messaggio che spesso a Hollywood viene silenziato dai vari film sulla schiavitù: non fu mai una condizione che le popolazioni deportate accettarono passivamente. È piuttosto una storia che si preferisce raccontare da una prospettiva soltanto.

The Woman King è adesso disponibile su tutte le piattaforme di noleggio e acquisto online.

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