NINO di Pauline Loquès è nei cinema italiani dal 30 aprile con Filmclub Distribuzione e Minerva Pictures in collaborazione con Rarovideo Channel.
NINO di Pauline Loquès è nei cinema italiani dal 30 aprile con Filmclub Distribuzione e Minerva Pictures in collaborazione con Rarovideo Channel.

Un weekend per rimettere in discussione la propria vita, l’arrivo di una notizia destabilizzante per rivedere priorità e desideri: un protagonista, Nino, che si aggira per le strade di Parigi, e che inizia a prendere in considerazione una nuova realtà, quella della malattia e della cura da intraprendere per continuare a vivere.

NINO, l’esordio alla regia di Pauline Loquès, arriva nelle sale italiane il 30 aprile con Filmclub Distribuzione e Minerva Pictures in collaborazione con Rarovideo Channel. Nel ruolo principale – di colui che guida sensazioni e azioni durante l’intero racconto, incarnando incertezze e paure – è Théodore Pellerin, che ha ricevuto il premio come Migliore Attore Rivelazione alla Semaine de la Critique di Cannes e il Premio César come Miglior Attore.

La rappresentazione della malattia si ferma prima del decorso medico, in NINO non vengono mostrate le terapie, le cure, il confronto con i medici e tutte le tappe stabilite per guarire; a essere centrale è la notizia che il ragazzo appena ventinovenne riceve, e i tre giorni successivi, in cui tutto viene messo in discussione, guardato sotto una luce diversa, come se la notizia di un cancro suscitasse in lui un’immediata propensione a reagire.

Abbiamo incontrato a Roma Théodore Pellerin, che ci ha raccontato come il personaggio di Nino abbia segnato indelebilmente la sua carriera di attore.

Théodore Pellerin a Roma. Foto: ufficio stampa Echo
Théodore Pellerin a Roma. Foto: ufficio stampa Echo

L’interpretazione di Théodore Pellerin

Il film riprende una fase della vita di Nino in cui la malattia è ancora qualcosa di astratto e rientra in una sorta di idealizzazione, in cui è ancora complicato riuscire a dare concretezza a ciò che succederà. Per questo il lavoro più interessante svolto dall’interprete non riguarda la malattia in senso stretto, bensì la sua relazione con il presente. Nino cerca il più possibile, in quei tre giorni dalla diagnosi alla prima seduta di chemio, la connessione con gli altri, riflettendo sull’impossibilità o meno di essere felici.

«Per quanto strano possa sembrare, Nino in quel weekend torna alla vita. Era uno che viveva un po’ fuori dalla realtà, un po’ sconnesso, sicuramente con pensieri negativi, ma nel momento in cui si sente la mortalità in gola (letteralmente), è come se si liberasse e tornasse allo slancio verso la vita. Questo è il centro del racconto, e probabilmente la volontà di Pauline, la regista, che ha perso qualcuno in questa maniera, e che con questo film voleva celebrare un ritorno alla vita». Racconta così l’attore.

Riscoprire la grandezza delle piccole cose

Venire a conoscenza di una notizia come quella che riceve Nino ricentra le emozioni e anche i desideri nei confronti del futuro, come nel caso del personaggio l’idea di avere un figlio, compromessa dalla malattia. Anche da attore, è forse impossibile non subire questa serie di ragionamenti, e di conseguenza essere portato a ragionare su cosa si stia desiderando veramente in quel momento.

«Io stesso mi sono ritrovato a pensarci, la prima reazione è stata quella di rendermi conto che sarebbe stato molto difficile rivivere su un set un’esperienza così profonda come era stata l’interpretazione di questo ruolo. Nino è un personaggio che vive un po’ al di fuori di quella che è la banalità della vita, è assolutamente centrato sulla grandezza delle piccole cose, la grandezza delle cose del quotidiano, che rendono poi la vita così importante, e questo mi ha sicuramente condizionato e colpito molto durante le riprese» confessa Pellerin, affermando: «Spero di non dimenticare ciò che ho imparato, sicuramente di custodire quella che è la coscienza della propria mortalità, che però invece di essere una cosa triste che mi fa pensare alla morte, mi spinge ad avere un rapporto più maturo, più interessante con la vita, un vero e proprio slancio verso di essa. Pensare alla mortalità ora non mi angoscia, ma mi fa essere molto di più nel presente, e me ne fa apprezzare la bellezza, spero di riuscire a conservare questa sensazione anche mano a mano che il film si allontana».

“Per me è adesso” sono le parole di Nino rivolte al suo migliore amico a proposito di quanto sia in realtà più diffuso di quanto si immagini e soprattutto tra i giovani. Entrare improvvisamente in contatto con l’idea della propria morte toglie una sorta di velo dalle cose, lasciando che il presente diventi centrale, più del futuro. Abbiamo chiesto a Théodore Pellerin se nella nostra società, continuamente anestetizzata, è veramente necessaria una notizia del genere per svelarci cosa conta davvero.

«Sicuramente vivere delle prove difficili, di qualunque cosa si tratti, ti permette di capire ciò che è importante, capire dove sia la vera bellezza, al di là appunto di tante cose più frivole e superficiali. Spesso è quando stiamo per perdere qualcosa ci rendiamo conto di quanto quella ci interessi e di quanto sia importante. Forse però non ho ancora vissuto abbastanza per poterlo dire».

NINO di Pauline Loquès è nei cinema italiani dal 30 aprile con Filmclub Distribuzione e Minerva Pictures in collaborazione con Rarovideo Channel.

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.