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This Is Pop, Netflix

Grafiche accattivanti e colori fluo: This Is Pop è la serie per chi vuole saperne di più del mondo della musica, in otto puntate dedicate ognuna ad un tema diverso, tutte inerenti alla storia e all’evoluzione dei generi musicali all’interno della sfera pop.

Le puntate

Come è nato l’Auto-Tune? Chi sono i produttori svedesi dietro alle canzoni di Britney Spears? Perché tra Blur ed Oasis le cose non sono mai andate bene? A queste e ad altre domande relative ai retroscena della musica, prevalentemente pop, risponde la miniserie documentaria This Is Pop.

La prima stagione, disponibile su Netflix, comprende otto puntate da circa quarantacinque minuti l’una. Si passa dal pop svedese degli ABBA al sound di Filadelfia, dalla trasformazione del country al potere dei festival internazionali. Otto piccole lezioni di storia della musica, ma tutt’altro che noiose: ogni puntata infatti modella il suo stile visivo e contenutistico in base all’argomento che sta trattando.

Dirette da vari registi (tra cui Jared Raab e Reginald Harkema) e curate da diversi autori, i tasselli del puzzle che vanno a formare la miniserie danno voce a mondi lontani e a linguaggi diversi.

Protagonisti di vere e proprie rivoluzioni musicali, produttori, autori, figure celebri raccontano in prima persona come Cher usò nel 1998 l’Auto-Tune senza che nessuno sapesse cosa fosse, o di come un pezzo dei Backstreet Boys fosse dedicato alla memoria di un amatissimo produttore scomparso prematuramente. Le interviste di chi ha vissuto dall’interno i grandi cambiamenti della musica contribuiscono a rendere piacevole e dinamica la narrazione.

In This Is Pop troverete curiosità sul mondo della musica ma anche dichiarazioni sincere di chi si è ritrovato all’interno di un meraviglioso tornado mediale senza rendersene conto (o giocandoci come con una giostra). Con la libertà di vederle in ordine predefinito, o scegliere solo quelle che vi attirano di più, potrete viaggiare nella storia della musica!

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Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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