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Thom Yorke e i Radiohead, tra entropia e rivoluzione

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Sguardo vuoto, viso scarno e spunto, capelli arruffati e due occhi minuscoli, asimmetrici, con una palpebra più calata dell’altra.
Esteticamente Thom Yorke è tutt’altro che una star. Non ci sono tracce nel suo aspetto del rocker dannato, né del pulito cantautore.
C’è piuttosto qualcosa di inquietante in quel volto. Qualcosa che, istintivamente, respinge, per poi attrarre inspiegabilmente. Proprio come fa la sua voce.

O come fa la musica dei suoi Radiohead, la band che ha (davvero) cambiato la musica degli ultimi anni, aprendo la strada al nuovo millennio.
Mentre Oasis e Blur battagliano per il podio sulle classifiche, qualcosa di distorto si insinua tra loro, prima sulla scena musicale britannica, poi su quella mondiale.

Thom Yorke negli anni ’90 – Credits: web

La distruzione del brit-pop

Il Brit-pop, con la sua musica rassicurante, così impeccabile nella struttura strofa-ritornello-strofa, inizia a sentire un brivido scorrere lungo la schiena. Qualcosa di irregolare, deforme, quasi difettoso sembra, per la prima volta, provocare la quietezza pop che dai Beatles non ha mai subito rivoluzioni.
Neppure da quel punk che minacciava di distruggerla col suo nichilismo ideologico ed estetico. Anche lui si è inginocchiato alla certezza formale del pop: strofa-ritornello-strofa.

Ma nel 1993 inizia a sentirsi il rumore disarmonico di un lamento accompagnato da strane chitarre elettriche sullo sfondo di impercettibili distrofie elettroniche. Al principio è solo un fastidio, un cut & mix dissonante all’orecchio dell’ascoltatore abituato alle rassicuranti sonorità pop.
Poi, lentamente, diventa un’ossessione
.

È Pablo Honey, l’album con cui i Radiohead debuttano. Creep il suo manifesto: Thom Yorke canta la propria emarginazione dalla moda, dal mondo, dalla “normalità”.

E non lo fa solo attraverso un testo, ma attraverso tutto il suo stile vocale: sostenuto da un vortice di chitarre, il suo timbro è una litania paranoica che guarda con invidia quella bellezza a lui estranea, lontana, irraggiungibile.

Anche perché non ha nessuna intenzione di raggiungerla. Lo sciovinismo e l’enfasi del brit-pop, la nitidezza dei REM, il trionfalismo degli U2: cancellati da una voce malata e soffusa, simbolo di una nuova esigenza artistica, esistenziale.

Una foto ironica di Thom Yorke negli anni ’90 – Credits: web

L’entropia del pop

Ma è nel 1995, con The Bends, che i Radiohead realizzano il passo decisivo verso la distruzione del pop. E lo fanno nel modo più efficace col quale distruggere qualcosa di tanto rasserenante e radicato nella cultura comune: dal suo interno.
La voce di Thom Yorke è rassicurante, calma, seppure tutt’altro che stentorea, ma all’improvviso inizia a dimostrarsi fuori posto rispetto alla musica che si indirizza nel canone pop della strofa seguita dal ritornello.
Ma quando si passa alla strofa successiva, la voce ammette di stonare, non perché abbia ritrovato la giusta tonalità, ma perché tutta la musica ha deragliato in una deflagrazione elettronica disturbata e disturbante.

Strofa-ritornello-strofa distorta-ritornello indecifrabile: è l’entropia della canzone pop.
Il ritornello non è più il momento del coro liberatorio, ma il ritorno distorto di un’ossessione.
Ad ogni giro, la canzone trasfigura sempre più in una confusione elettronica, irrompendo nella quiete rassicurante della ballata per renderla simile e al tempo stesso indecifrabile. Come avviene in un incubo.

Forse la vera, unica rivoluzione del pop è un’emozione perturbante che conduce direttamente al nuovo millennio attraverso il capolavoro intitolato Ok computer.

I Radiohead negli anni ’90 – Credits: web

La rivoluzione del nuovo millennio

E il nuovo millennio musicale ha ancora, in qualche modo, il nome dei Radiohead.
Perche sono loro il primo gruppo a comprendere e sfruttare le potenzialità della rete, dopo averne denunciato la paranoia. Thom Yorke è la mente che si schiera contro le grandi case discografiche, comprendendo che la democratizzazione della musica salva anche la proprietà intellettuale dell’artista, se si fonda sul dialogo col proprio pubblico.

Lo capisce dopo aver combattuto anche lui contro la pirateria. Lo capisce dopo aver introdotto ai concerti la figura di un web sheriff perché non si registrino gli inediti che i Radiohead improvvisano sul palco.

Thom Yorke durante un concerto negli anni Zero- Credits: web

Quel che resta del pop

E nel 2000 esce Kid A. Non più pop elettronico, ma jazz e improvvisazione, una Idioteque senza ritorno, frammenti di musica che si rompono e si ricompongono in un gioco di sperimentazione pura al quale abbandonare il corpo e la mente.
Si fa tutto a pezzi, poi ci si guarda alle spalle e si cerca di capire cosa è rimasto“, dice lo stesso Thom Yorke.

Kid A è il primo capitolo di una trilogia che prosegue con Amnesiac e si conclude con In Rainbows. Tracce indelebili di una confusione armonica, elettronica e acustica insieme, a tratti rarefatta, contemplativa, e sempre, sempre perturbante.
È una trilogia musicale nella quale può succedere di tutto. Ma può anche non succedere nulla.

Eppure qualcosa succede, eccome. E sono gli stessi Radiohead a farla accadere: nel settembre del 2007 sul sito ufficiale della band viene reso scaricabile In rainbows. Il nuovo album inedito dei Radiohead è pagabile a un prezzo simbolico a scelta dell’utente, anche zero dollari.
È l’inizio della diffusione democratica della musica, con milioni di copie scaricate.

Come avviene nel Capodanno del 2008, quando suonano l’intero album live e lo rendono scaricabile gratuitamente su Youtube.

È la rivoluzione della musica contemporanea, quella che ha compreso l’impossibilità di combattere la pirateria del web e ha scelto trovarle un’alternativa.
L’ultimo album dei Radiohead, The King of Limbs sembra, infatti, l’emblema della rinuncia alla proprietà intellettuale: mettono a disposizione le canzoni a chiunque le voglia remixare, ricostruendo da capo, proprio come loro fecero anni prima con il pop.

Ma è una rinuncia solo apparente, perché questa rivoluzione inarrestabile ha ormai il loro nome e, soprattutto, quello di Thom Yorke.

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Tag:, , , , , Last modified: 1 Marzo 2021
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