
Niente più mostri, zombie, vampiri e lupi mannari. Il cinema, ormai già da qualche anno, ci comunica a gran voce che a far tremare l’io più profondo sono le realtà che già popolano la nostra vita.
Niente più demoni oscuri che infestano corpo e anima, perché il demone è già dentro ciascuno di noi e forse farci un film sopra aiuterà a esorcizzarlo. Si arriva proprio con questo spirito a Together, il nuovo film di Micheal Shanks, al cinema dal 1° Ottobre.
La trama di Together
Al centro del film c’è la coppia, tanto nella vita quanto nella finzione, formata da Tim (Dave Franco) e Millie (Alison Brie. Together ci porta quindi in una campagna remota degli Stati Uniti in cui accadono cose strane, che spingono i corpi dei partner a cercarsi e rimanere legati (“insieme” appunto) senza margine di decisione.
Qual è, dunque, il limite del vivere in due? E quanto, lo stare Insieme, ci toglie come esseri singoli?
Un po’ con una certa ironia di fondo, un po’ con la chiave del body horror, Shanks sembra riprendere i trasformismi che hanno fatto scalpore e successo la scorsa stagione con The Substance per farci un film sulla vita di coppia, su come intendiamo adesso la percezione degli individui e dei legami.
Stare Insieme
Una visione, quindi, chiaramente derivativa (dalla casa nei boschi, fino ai riti esoterici) che pone l’accento su una tematica quanto mai attuale, soprattutto per un pubblico borghese millennial.
Se da un lato, infatti, statistiche e politiche ci dicono come sia più vantaggioso stare in due che in uno, l’attuale vita in società ci riporta a una realtà ben più complessa: non accontentarsi, ma allo stesso tempo sentire la pressione del “trovare qualcuno”, la romanticizzazione dell’amore alternato anche al realismo dello stare con un’altra persona (e con tutte le cose che non piacciono, sempre di quella persona). Insomma, una costante dicotomia che riporta nel loop del voler vedere realizzate le aspettative coltivate negli anni sui temi dell’amore e, allo stesso tempo, essere guidati da questa irrazionale e profonda paura del rimanere soli.
E quindi cosa è meglio che essere soli, ma in due?
Un horror debole
Una tematica attuale, per l’appunto, ma che allo stesso tempo non aggiunge niente di nuovo né a quanto già detto né, soprattutto, a quanto già visto.
Le citazioni si sprecano in quest’ora e mezza di film e nonostante negli horror sia un po’ la prassi attingere a un bacino di jump scare e di espedienti comuni, qui diventa una struttura quasi sovrabbondante rispetto a un progetto che, in fondo, non ha molte idee e soprattutto non ha intenzione di svilupparle più di tanto.
Se da un punto di vista tanto tecnico quanto recitativo non si notano particolari difetti, infatti, ciò che rimane di Together è l’idea di aver assistito a un compitino su come si fanno i film dell’orrore, mettendoci tutto quello che ci si aspetta di trovare, compresa qualche mezza risata per decomprimere la tensione. Tensione, tuttavia, assente. Perché non basta fare un film che ci spieghi come la più grande paura di un uomo medio sia impegnarsi in una relazione (anche molto noiosa). Servirebbe invece scavare un po’ più nel profondo, sviluppare un pensiero che non sia solo un calderone di concetti già visti o, per lo meno, farlo spingendo l’acceleratore sull’orrore visivo.
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