
Alessandro Manzoni è ben più che uno scrittore milanese, e Toni Servillo decide di esaltare l’opera de I Promessi Sposi cristallizzandola, con la sua brillante interpretazione; ergendola a guida intima della città meneghina, dal pensiero complesso, drammatico, e dall’incommensurabile passione umana, completamente riversa nelle sue debolezze.
La rilettura teatrale proposta di Manzoni porta l’anima di Milano oltre i suoi caratteri, la mentalità, il folklore locale per spalancarla ai valori universali, planetari di cui è portatrice. Per questo nessuna istituzione culturale di questa città può prescindere dal segno che questo letterato vi ha lasciato.
Quest’anno il Teatro Oscar ha avuto l’onore di ospitare l’immenso e istrionico artista, da poco premiato a Venezia82 con la Coppa Volpi, Toni Servillo, da sempre affascinato dai lavori del Manzoni. L’interprete lo scorso 15 ottobre ha prestato la voce al duro colloquio fra don Abbondio e il cardinal Federigo Borromeo dopo la conversione dell’Innominato (cap. XXIII).
Servillo fa rivivere i Promessi Sposi
Diversi registri di voce, quella del narratore e quella di Borromeo. Il tono usato per il Cardinale è austero, padronale, pronto a trasmettere tutta la compostezza aristocratica che il personaggio richiede. Per Don Abbondio viene scelta una voce debole, un po’ sommessa, che comunica un senso di smarrimento e di finta incoscienza. Ed infine c’è la voce dei pensieri di Don Abbondio, che Servillo usa per esprimere le parole che in realtà non vengono mai pronunciate dal curato, e che vengono restituite sul palco scientemente farfugliate, e bofonchiate dall’attore.
Servillo legge le pagine de I Promessi Sposi con fortissima passione, sottolineando l’universalità e la grandezza della scrittura manzoniana, che continua, poderosamente, a farsi sentire anche al giorno d’oggi e con una ricchezza sempre attuale.
L’incontro “Servillo-Manzoni” si presenta potentissimo, profondo, tanto da ammaliare ed incantare la platea fino alla conclusione dello spettacolo. La voce intensa dell’attore esalta la grandezza di un’opera che si fa vessillo di critica sociale, ed illimitata bellezza narrativa.
Uno spettacolo che ha consentito la riscoperta del ruolo di Manzoni nel panorama culturale italiano e il suo incredibile impatto, una messa in scena che trasporta oltre la trama del romanzo, e che dipinge un affresco dell’Italia del ‘600 attraverso il senso di fede e giustizia.

Servillo, il grande amatore di Alessandro Manzoni
Concluso lo spettacolo, Servillo si è trattenuto con il pubblico parlando di Manzoni e descrivendolo come un autore immortale, ma non solo.
Ne fa un ritratto carismatico, necessario alla letteratura italiana ma anche a quella straniera. Ne descrive i rapporti intrattenuti, in particolar modo con Goethe, spiegando alla platea che tra i due vi era grande stima reciproca, che si manifestò soprattutto dopo la pubblicazione de I Promessi Sposi. Goethe espresse massima ammirazione lodandola per la perfezione emotiva e descrittiva, mentre Manzoni fu profondamente influenzato dalla lettura di Goethe sin dalla giovinezza, che contribuì a formare la sua poetica.
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