
Ci sono commedie romantiche che servono da evasione, per idealizzare sentimenti e modelli di relazioni. C’è poi Too Much, che è l’esatto contrario. La storia di come nasce un amore nonostante le ferite del passato e le cicatrici del presente, in un percorso tutt’altro che leggero. Indigesto, perché fin troppo reale, difetti compresi.
La rom-com in dieci episodi segna il ritorno dell’attrice e regista Lena Dunham, quasi dieci anni dopo il successo di Girls. Nonostante abbia scritto diversi progetti nel frattempo, in Too Much Dunham -dopo diverso tempo in cui ha esplicitamente scelto il ritiro dalle scene – sceglie di recitare davanti alla macchina da presa, anche se in un ruolo minore, accanto ad Andrew Rannells.
Jessica, Zev, Felix e Wendy: come vivono l’amore i trentenni
Too Much è la storia di Jessica (Megan Stalter), producer televisiva trentenne che ha ormai messo da parte il sogno di diventare regista. Ha vissuto per sette anni una complicata relazione con Zev (Michael Zegen), uomo dal carattere debole, capace solo di fare gaslighting per piegare e spezzare la forte personalità di Jess. La sua manipolazione psicologica è pervasiva, in grado di lasciare segni profondi nella mente della protagonista e nel suo rapporto con sé e con i partner. Talmente realistico da far venire i brividi. Se conoscete qualcuno come Zev, allontanatelo il prima possibile dalla vostra vita, sembra dire Lena Dunham.
Zev ha tradito Jess – e si sta per sposare – con una content creator che ha il volto e il fisico statuario di Emily Ratajkowski. Una bellezza già in sé fuori dal comune, che si scontra con la normalità di Jess. Too Much non fa mai tuttavia un discorso sul peso o sulla body positivity. Si limita a vestire Megan Stalter con un guardaroba che non la nasconda e che, anzi, la faccia emergere sugli altri per la sua eccentricità. Jess, cioè, si lascia guardare, si vede sexy ed è sexy (e la serie lo mostra senza dirlo, senza dare lezioni sul corpo degli altri).

La sicurezza di Jess, tuttavia, non le risparmia il tradimento. Così, con il cuore spezzato, accetta un incarico di lavoro che da new York la porta a Londra, dove la sua prima sera fuori, al pub, incontra Felix (Will Sharpe, già visto in The White Lotus e A Real Pain), un musicista dal passato complicato.
Ogni generazione sogna il suo Mr. Darcy
Lena Dunham non lo lascia solo intendere, lo rappresenta con tanto di costumi d’epoca: Felix è uno dei tanti Mr. Darcy nati dall’immaginazione millennial. In apparenza scostante e distaccato, si ritrova disarmato di fronte alla spontaneità e all’assenza di filtri e limiti personali di Jess. Poco a poco lascia cadere ogni sua barriera, amando e lasciandosi amare come può.
Proprio come Mr. Darcy, comunica male i suoi sentimenti per la protagonista, con un’ambigua prima dichiarazione d’amore in cui ammette che, per lui, avere a che fare con Jess è troppo, che lei è troppo. Too Much. Il senso della serie, tuttavia, è anche questo, riuscire a trovare un equilibrio nuovo e personale nel troppo che erompe dai confini convenzionali.
È così che Jess e Felix, nonostante tutto, dal primo giorno non si lasciano più. Risconoscono di essere attratti da una forza più potente e più importante del solo sesso. La loro necessità e la loro curiosità è quella di scoprire insieme di cosa si tratta e dove li porterà.
Cameo e sorprese
Nel percorso non poco accidentato di Jess e Felix arrivano figure inaspettate e spesso sopra le righe, interpretate da attori e attrici straordinari. Oltre ai personaggi ricorrenti di Richard E. Grant e Janicza Bravo, che sono colleghi di Jess, e ai già citati Dunham e Rannells, troviamo Rhea Perlman e Rita Wilson nei panni della nonna e della madre di Jess, Adèle Exarchopoulos e Adwoa Aboah tra le ex amanti di Felix. Inoltre compaiono diverse guest tra cui Jessica Alba, Kit Harington, Andrew Scott, Stephen Fry, Rita Ora e Naomi Watts.
Si tratta di personaggi che appaiono e scompaiono, che in alcuni casi hanno poco più di alcune battute, spesso totalmente sopra le righe. In parte può essere considerata una mossa di Netflix per pescare quante più possibili nomination agli Emmy per le Guest Star in ogni episodio, ma in realtà è anche un segnale di quanto a Hollywood sia stato atteso il ritorno di Lena Dunham e del desiderio di molte star di farne parte, anche se per poco.
Megan Stalter, protagonista perfetta
Nonostante la pletora di grandi interpreti che circondano la storia, l’unica grande protagonista è Megan Stalter, che già in Hacks è riuscita a ritagliarsi un ruolo sempre più rilevante (e divertente) grazie alla sua esplosiva personalità. Il personaggio di Jess è il cuore di Too Much. Caotica ma sicura di sé, capace di suscitare tenerezza, compassione ma anche insofferenza, quasi irritazione, a causa dei suoi difetti, tanto verosimili da renderla quasi una persona reale.

Stalter ha creato il personaggio insieme a Lena Dunham, facendo sì che diventasse un mix perfetto tra le loro due personalità e al tempo stesso una terza creatura, nuova e inedita, libera nei pensieri quanto nel corpo. Regina dell’oversharing, la Jess di Megan Stalter è capace di riversare sul pubblico i suoi pensieri più profondi e disconnessi, di lanciare le battute in apparenza fuori controllo ma in realtà costruite per portare lo spettatore ad abbattere ogni difesa.
È un tipo di comicità che piace o non piace, senza vie di mezzo, ma che quando riesce a far presa diventa irresistibile. E sa trasformare anche i momenti più difficili in spunti di riflessione o di ironia.
Too Much, una (semi)autobiografia
Nel sottile equilibrio tra la finzione e la realtà, la storia di Jess ricalca in parte quella vissuta da Lena Dunham in questi anni. Più volte sia Dunham che Stalter hanno precisato la volontà di scrivere e creare un personaggio che non fosse autobiografico, eppure alcuni dei maggiori eventi che cambiano la storia di Jess sono realmente accaduti a Lena.

Lena Dunham è stata infatti tradita dal suo storico fidanzato Jack Antonoff (a cui è chiaramente ispirato Zev) con una modella, prima del matrimonio con Margaret Qualley. In seguito alla rottura Dunham si è trasferita da New York a Londra dove ha incontrato il musicista inglese di origine peruviana Luis Felber. Dopo soli sette mesi di frequentazione i due hanno deciso di sposarsi in segreto, con pochissimi invitati, e con degli abiti che non a caso ricordano quelli indossati da Jess e Felix nel finale.
Felber, che è il supervisore musicale degli episodi, in realtà è il co-creatore della serie alla pari di Lena Dunham, quindi a tutti gli effetti Too Much è la loro storia. Una storia d’amore imprevista ma non per questo meno vera: «Conoscersi è luce improvvisa», scriveva Pedro Salinas. O se preferite, come ha scritto Lena Dunham in un post di Instagram qualche tempo fa: «This is your sign to marry your one night stand» (Questo è il segno che aspettate per sposare la vostra avventura di una notte, ndr).
Too Much, in breve
Se Girls era la storia di quattro ragazze alla scoperta del sesso nei loro vent’anni, Too Much è la storia di una trentenne alla scoperta dell’amore, con la stessa ironia ma con un pizzico di romanticismo in più, tra Notting Hill e il Mr. Darcy di Jane Austen.
L’amore che racconta Lena Dunham però non è ideale né idealizzato, anzi spesso mostra i suoi lati più oscuri e dolorosi. E in quei suoi attimi di verità diventa reale e credibile, anche se non sempre desiderabile. La lezione è provare a riconoscerne i difetti, e superarli insieme.
Inoltre, in un contesto soprattutto statunitense sempre più conservatore e problematico, anche solo l’aver inserito una delicata e sensibilissima scena di aborto in ospedale – con la collaborazione di Planned Parenthood – è un piccolo atto di resistenza da non lasciar passare inosservato. Grazie, Lena.
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