Tom Waits, Ultima Fermata. Foto di Luigi Montebello e Davide Rinaldi
Tom Waits, Ultima Fermata. Foto di Luigi Montebello e Davide Rinaldi

Ultima Fermata è un’immersione tra gli “ultimi” della terra: i cittadini statunitensi senza fissa dimora, vittime di un sistema privo di reti di protezione, costretti a vivere in condizioni di marginalità estrema. Ad accompagnare le loro storie, la voce inconfondibile di Tom Waits, che torna a suonare dopo anni di assenza dai palcoscenici, in esclusiva per Il Fattore Umano. Con le poesie tratte da Seeds On Hard Ground, il musicista fa da contrappunto al paesaggio di volti e situazioni raccontate nel documentario.

Ultima fermata è scritto e diretto da Angelo Loy, Martino Mazzonis e Luigi Montebello, Loy e Montebello firmano anche il montaggio. La fotografia e il suono sono di Angelo Loy.

Ultima Fermata

Tra il 2023 e il 2024 il numero delle persone senza fissa dimora negli Stati Uniti è aumentato di oltre il 18%, superando le 800.000 unità. Nella società più ricca del mondo, centinaia di migliaia di persone vengono nascoste, rimosse e criminalizzate. Oggi, la maggior parte degli Stati americani adotta misure punitive contro chi vive per strada, vietando attività essenziali come dormire, mangiare o anche solo sedersi in luoghi pubblici, nonché vivere nella propria auto.

Ultima Fermata è un viaggio nel cuore della povertà statunitense, attraverso gli stati meridionali – Tennessee, Alabama, Mississippi e Louisiana – a bordo degli autobus, unico mezzo di trasporto accessibile alle fasce indigenti. Un percorso tra comunità dimenticate, per raccontare un dramma di dimensioni inimmaginabili, ma anche per testimoniare la dignità e la solidarietà di chi resiste, nonostante la violenza della polizia, lo stigma sociale e l’oblio in cui le istituzioni cercano di relegarlo. Il reportage è un viaggio attraverso queste comunità dimenticate, segnate da stigma, oblio e violenze istituzionali.

Ultima Fermata. Foto di Angelo Loy

La musica e le parole di Tom Waits

«L’incontro con Tom Waits è stato incredibile», racconta Luigi Montebello, «non rilasciava interviste da anni e noi gli abbiamo scritto quasi per gioco. Dopo mesi di silenzio, è arrivata la sua risposta, e non potevamo crederci: non solo aveva accettato, ma voleva leggere poesie e suonare canzoni. Totalmente inaspettato».

Il documentario sovrappone linguaggi che confluiscono, la musica e le parole del cantautore diventano parte del senso della ricerca condotta dagli autori. A proposito della costruzione del progetto, Montebello spiega che dietro alla realizzazione si sono susseguiti mesi di intenso lavoro volti a dare una forma al contributo di Tom Waits: «Le poesie tratte da Seeds on Hard Ground si intrecciano perfettamente con le immagini e le storie raccolte da Loy e Mazzonis, rendendo quei personaggi universali. È stato un meticoloso lavoro di montaggio, affinché parole e immagini si fondessero e si amplificassero a vicenda, dando vita a un significato che andasse oltre la somma delle parti. Abbiamo deciso di puntare tutto sull’esperienza emotiva, cercando di arrivare alla pancia del pubblico, grazie anche a quella voce inconfondibile».

Cosa diventa la sua musica per Ultima Fermata? Risponde Montebello: «Una chiave, perché racconta situazioni universali. I suoi versi spesso sono delle liste. Parole semplici, spesso descrizioni di oggetti oppure liste di sinonimi. Eppure quegli oggetti, messi in versi, trascendono dal loro significato. Lo superano. Una casa non è più un edificio ma un nido dove gli uccelli possono ricevere lettere, un letto non è un giaciglio dove riposare ma la porta di un mondo dove poter sognare un futuro diverso. Le scene riprese nel 2024 e queste poesie scritte oltre 10 anni prima si fondono perfettamente, questo è anche un po’ amaro perché sintomo che nulla è cambiato sulle strade americane, anzi gli homeless sono sempre di più e questo racconto è più che mai necessario».

Tom Waits, Ultima Fermata. Foto di Luigi Montebello e Davide Rinaldi

Frammenti di normalità

Entrare in un mondo come quello rappresentato da Ultima Fermata richiede grande sensibilità, che si riflette anche nel modo in cui la vita dei personaggi raccontati viene trasposta in una narrazione, «Non volevamo fare un immersione nel disagio ma raccontare vicende personali che fossero paradigmatiche. Non indugiare sulle difficoltà, ma mostrare queste persone e le loro vite per quel che sono», spiegano Martino Mazzonis e Angelo Loy. «Non cercavamo un registro cronachistico, ma intendevamo mostrare momenti della vita, facce, voci, luoghi e che il tutto restituisse l’idea di cosa significa essere homeless oggi negli Stati Uniti. Immergersi in un personaggio ma anche guardare ai campi o alle strade di Atlanta o alle case distrutte e abbandonate di Selma, alla geografia insomma, come frammenti di una normalità dura, cattiva e anormale. Questa non è una realtà nascosta, è una realtà ignorata».

Gli autori vengono guidati nel viaggio non solo dalle parole di Tom Waits, ma dalle esperienze dei protagonisti. «Abbiamo cercato e avuto la fortuna di trovare le persone giuste per farci entrare e accompagnarci e, dunque, è stata un’esperienza del tutto naturale, anche quando si incontravano persone molto malmesse. Tutti accettavano di buon grado di farsi riprendere e di parlare, di raccontarsi. Quel che è certo è che si tratta di una realtà marginalizzata nonostante sia tanto visibile, presente e riconosciuta come “un tema”. Il problema è che viene riconosciuta se e quando se ne accorge il resto della società, cioè quando crea fastidio. Se ne affrontano gli effetti, ma non le cause, che di fatto sono le case troppo care, i salari troppo bassi, il Fentanyl, il sistema carcerario e la facilità di sfrattare».

Ultima Fermata. Foto di Angelo Loy

Cos’è Il Fattore Umano

Una serie di 8 reportage giornalistici di 46 minuti che svelano come la libertà, in tutte le sue declinazioni, e l’uguaglianza delle persone, siano violate da regimi autoritari, da autocrazie, e anche in Paesi democratici nei confronti dei più deboli e delle minoranze. Otto diverse tematiche, raccontate dai protagonisti senza la presenza del giornalista inviato, per lasciare spazio al racconto corale delle vittime e dei “carnefici”, alle immagini, ai contesti, al materiale di repertorio. Ogni reportage viene presentato da uno scrittore, un intellettuale o un artista, profondo conoscitore del problema che si affronta. Ne abbiamo parlato anche qui.

Il Fattore Umano è il programma di Rai Direzione Approfondimento RAI3 che fa da fact-checking per monitorare quanto i diritti umani siano realmente rispettati nei paesi del mondo. È un programma di Raffaella Pusceddu e Luigi Montebello, che firma anche la regia, e le musiche originali di Filippo Manni e Massimo Perin.

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.