Una Storia, regia di Anna Foglietta. Foto di Nicole Verzaro
Una Storia, regia di Anna Foglietta. Foto di Nicole Verzaro

In concorso nella sezione Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia 83, Una Storia è il nuovo lungometraggio, nonché debutto alla regia, di Anna Foglietta. Prodotto da Rai Cinema, il film vede nel cast Alba Rohrwacher e Guido Caprino, nei ruoli dei protagonisti Erika e Mauro, Caterina Casini e Elio De Capitani. 

Una Storia, l’occasione sprecata di raccontare una verità

La quotidianità di Erika (Alba Rohrwacher) e di Mauro (Guido Caprino), che hanno costruito la loro vita su piccoli gesti ed abitudini, viene ribaltata dopo che la loro figlia, Irene (Caterina Casini), lascia casa per trasferirsi in una nuova città per frequentare l’università. Da allora, l’equilibrio su cui si fondava la coppia sembra sgretolarsi definitivamente: Erika, che ha sempre basato le sue giornate sulla cura degli altri, si ritrova improvvisamente senza una direzione precisa da seguire; Mauro, che da sempre ha represso qualsiasi sua emozione più intima, si ritrova a dover colmare un vuoto impossibile da nascondere.

Una Storia, debutto alla regia di Anna Foglietta, parte da un’intuizione molto forte: la voglia di raccontare quel momento fragile e quasi mai rappresentato in cui l’equilibrio di una famiglia, il cui nucleo principale risulta costruito intorno alla presenza della figlia, viene definitivamente rotto dopo la partenza di quest’ultima. Il film riesce ad intercettare una realtà autentica, fatta di silenzi improvvisi e pesanti, abitudini che tutto d’un tratto perdono di significato e identità adulte messe alla prova da un vuoto inatteso, ma proprio nel momento in cui potrebbe trasformarsi in un racconto profondo, ecco che arretra.

Foglietta decide così di intraprendere una strada più cauta e sicura, disperdendo la forza della sua intuizione iniziale, e sprecando un’occasione davvero meritevole. La regia, infatti, sceglie una strada più trattenuta: da un lato si fonda su quelle abitudini costruite dalla coppia, diventando quindi molto spesso ripetitiva, ma dall’altro non scava mai a fondo nelle contraddizioni dei suoi personaggi, che rimangono quindi sempre superficiali. Il risultato è quello di un’occasione sprecata, non perché manchi una storia da raccontare, ma perché quella storia, che è sempre più concreta, vera e attuale, non riesce mai a trasformarsi in un racconto davvero necessario.

Una Storia comune per dei personaggi comuni

Il più grande limite di Una Storia non risiede però nel suo racconto, bensì nella costruzione dei suoi personaggi principali. Erika e Mauro, sposati da tanti anni e con ancora molta complicità, non vengono analizzati a fondo e come meriterebbero, nonostante le loro fragilità vengano spesso accennate. 

Erika, da sempre abituata ad occuparsi degli altri (prima della figlia, poi della madre anziana), comincia a trascurare sé stessa, andando a sfiorare quasi la depressione, un fattore che il film però non hai mai l’audacia di toccare fino in fondo. Mauro, che prova in tutti i modi a riempire il vuoto lasciato da sua figlia Irene, non riesce a farlo adeguatamente a causa delle difficoltà emotive derivanti dal rapporto burrascoso con suo padre, una ferita che non viene però mai esplorata. Anna Foglietta intuisce la complessità dei suoi protagonisti, ma si ferma alla superficie delle loro crisi, con le fragilità più dichiarate che vissute realmente.

Questa mancanza di profondità indebolisce inevitabilmente il racconto della coppia, vero fulcro della storia e del lungometraggio. Erika e Mauro affrontano una crisi che deriva da anni di ruoli fissi e prestabiliti, in cui i loro bisogni primari, sia come individui che come coppia, non hanno mai avuto modo di emergere adeguatamente. Uno smarrimento comune, quello di due adulti che, una volta venuto meno il loro ruolo genitoriale, non sanno più riconoscersi né come individui né come coppia.

In breve

Anna Foglietta spreca quindi l’occasione di poter raccontare una storia sincera e vera, di un problema sempre più attuale: quello di due genitori che, dopo aver costruito la loro identità intorno alla cura di un figlio, si ritrovano a fare i conti con sé stessi e con i loro bisogni. Un lungometraggio ricco di potenziale, che riesce a identificarlo senza mai analizzarlo a fondo, rimanendo blando nelle sue intenzioni. Un film incapace di dare alla sua storia il peso narrativo ed emotivo che avrebbe meritato.

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto
6
Rebecca Fulgosi
Mi chiamo Rebecca, classe 2000 e ho una passione smisurata per il mondo della settima arte. Studio alla facoltà di Beni Culturali con il sogno di diventare critica cinematografica, perché guardare film è una delle cose che mi riesce meglio. Il mio genere preferito è L’horror insieme ai cinecomic di cui sono appassionata sin da piccola. Tra i miei film preferiti: "La La Land", C’era una volta a ...Hollywood", "A Star is Born", "Jojo Rabbit" e "Titanic". Le mie serie preferite, "American Horror Story" e "La casa di carta".
una-storia-diretto-da-anna-foglietta-orizzonti-venezia-recensione Un lungometraggio ricco di potenziale, che riesce a identificarlo senza mai analizzarlo a fondo, rimanendo blando nelle sue intenzioni.