
Da lunedì 13 aprile 2026, su Canale 5, tornano le storie di una delle famiglie più amate dai telespettatori italiani: I Cesaroni – Il ritorno è la nuova stagione, diretta dallo stesso Claudio Amendola, che riporta in prima serata le avventure di Marco, Mimmo, e tutti gli altri componenti della celebre famiglia allargata, a più di 10 anni di distanza.
Tra le new entry del cast c’è Valentina Bivona nel ruolo di Marta, la figlia di Marco ed Eva, trasferitasi da New York per qualche mese e alle prese con un rapporto padre-figlia tutto da definire.
Ne I Cesaroni – Il ritorno non hai un ruolo facile; che eredità ti senti sulle spalle con questo personaggio?
Diciamo che nasco dalla storia d’amore che ha tormentato gli italiani negli anni 2000, quindi è una bella responsabilità, soprattutto perché Marco ed Eva sono sempre stati personaggi dai caratteri molto definiti, forti, e quindi di conseguenza il mio personaggio non poteva essere lasciato al caso. Oltre alla responsabilità c’è sicuramente un credito enorme verso la serie stessa che io seguivo prima da fan, quindi è stata anche un’occasione per potermi riguardare tutte le vecchie stagioni sotto un altro punto di vista in modo da preparare al meglio il personaggio.
Tu nasci nel 2006, l’anno della messa in onda della prima stagione: sei andata a recuperare anche i primissimi episodi?
Esattamente, nasco proprio con la serie! Le prime stagioni le ho recuperate mentre ricordo proprio dalla quarta di averle guardate in diretta mentre uscivano, con i miei genitori. Quando ho visto per intero il primo episodio di questa nuova stagione, con le musiche e tutto il resto, da spettatrice mi sono ritrovata nuovamente sul divano di casa a 5 anni.
Cosa porta di nuovo nel mondo Cesaroni questa stagione?
Secondo me più che essere cambiata la serie, siamo cambiati noi italiani, sono cambiate le famiglie italiane; dopo più di 10 anni di stacco è normale che sia successo, e anche i Cesaroni sono cambiati con noi, perché quello che hanno sempre fatto è raccontare la realtà, le verità anche scomode delle famiglie italiane. Quindi siamo cambiati con loro: nella serie abbiamo inserito i social, poi il mio personaggio torna da New York, portando una ventata nuova alla famiglia e alla serie in sé, un’aria molto diversa, stiamo anche adottando nuovi termini, ci sono parecchi inglesismi, c’è un’evoluzione al passo con il presente.

C’è anche un nuovo approccio genitoriale che vediamo poi con Marco (Matteo Branciamore) nei tuoi confronti.
Marco nella serie sta cercando una sua identità da papà, che sia magari diversa da quello che è stato Giulio (Claudio Amendola, ndr) per lui, nonostante sia stato un padre meraviglioso. In questa stagione Marta e Marco, come figlia e padre, cercano i propri equilibri, compiendo errori, e con il metodo Cesaroni ovviamente.
Questo revival è sicuramente indirizzato a chi è cresciuto con I Cesaroni ma cerca di abbracciare anche un nuovo pubblico, pensi possa riuscirci?
Sì, e ne abbiamo avuto la dimostrazione. Siamo stati contentissimi di aver conquistato anche una fetta di pubblico che non era nata durante la messa in onda delle prime stagioni, è stata una grande soddisfazione vedere che siamo riusciti a parlare una lingua diversa anche per questi nuovi spettatori, e che siamo arrivati anche a loro.
Ti sei inserita in un cast consolidato, come è stato entrarne a far parte ora?
All’inizio c’era un po’ di paura, però devo essere sincera, loro sono proprio come li vedi in TV: una famiglia, dolce, pronta sempre ad allargarsi, e hanno accolto sia me che le altre new entry come se fossimo veramente sempre stati di casa, e questo dal primo giorno. Non ci hanno mai fatto sentire “i nuovi arrivati”, come se fossimo Cesaroni da una vita, ed è una cosa che ci ha aiutato molto sul set, ci ha consentito di avere quella freschezza, anche un po’ quella spavalderia di cui i Cesaroni hanno bisogno.
In questa stagione si parla anche di autismo attraverso il personaggio di Olmo, secondo te il linguaggio della serie funziona per far conoscere meglio il tema?
Credo che sia un argomento che deve essere trattato molto di più, e I Cesaroni è un prodotto che può arrivare, come dicevo prima, anche a una fascia di pubblico che comprende ragazze e ragazzi adolescenti, quindi è un buonissimo veicolo per parlarne, soprattutto per il livello della distribuzione.
Il personaggio di Olmo (Andrea Arru, ndr) poi è stato strutturato in maniera ottima perché porta al pubblico questa piccola diversità, affrontando lo spettro dell’autismo, ma lo presenta anche sotto tanti altri punti di vista, descrivendone caratteristiche che chi non conosce bene il disturbo non potrebbe immaginare. Nella serie Olmo è un ragazzo intelligente, simpatico, con senso dell’umorismo, quindi la serie ci mostra la diversità sotto un punto di vista differente, ed è una cosa importantissima.
A proposito dell’omaggio a Cesare invece? Ha straziato il cuore anche a voi attori?
Noi non c’eravamo quando sono state girate quelle scene, e non era neanche sul copione perché quello lì è letteralmente Claudio. Penso che traspaia la sincerità con cui dice quelle cose a Cesare, ad Antonello (Fassari, ndr) in realtà, ed è la chiusura perfetta agli episodi perché mantiene Cesare come parte integrante. Antonello sarebbe dovuto essere in questa stagione, non vedevo l’ora di lavorare al suo fianco, così è come se fosse ancora un personaggio con la sua storia e la sua personalità all’interno della stagione, e questo per noi era preziosissimo da trasmettere.
Stai già lavorando a qualcosa dopo I Cesaroni?
Al momento sto facendo tanti provini, anche per cose molto diverse dal mio ruolo ne I Cesaroni, perché spero di poter spaziare sempre nei ruoli, a livello comico, drammatico, thriller, quindi speriamo bene!






