Una scena di Warfare - Tempo di guerra. Foto di Murray Close. Courtesy of A24, I Wonder Pictures
Una scena di Warfare - Tempo di guerra. Foto di Murray Close. Courtesy of A24, I Wonder Pictures

La prima cosa che colpisce di Warfare – Tempo di guerra è l’uso angosciante del suono: un tappeto continuo di rumori, urla di dolore, vetri infranti, esplosioni, colpi di armi da fuoco. La seconda cosa è che si tratta di una storia vera. È la storia del co-regista Ray Mendoza (nel film interpretato da D’Pharaoh Woon-A-Tai) e della sua squadra di Navy Seal, durante una missione del 19 novembre 2006 a Ramadi, in Iraq. Dopo aver lavorato come consulente militare per Civil War di Alex Garland, Mendoza firma quindi il suo debutto alla regia insieme a Garland stesso, scrivendo un nuovo capitolo dei war movies. Per 95 minuti i due registi raccontano in tempo reale l’intera missione, senza lasciare nulla fuori dall’inquadratura: sangue, ferite, dolore, panico, violenza, adrenalina.

Un cast corale vede convergere diversi volti noti al pubblico più giovane: da Joseph Quinn (Stranger Things, I Fantastici Quattro – Gli inizi) a Will Poulter (Midsommar, The Bear), da Kit Connor (Heartstopper) a Charles Melton (May December, Riverdale) fino a Michael Gandolfini e Cosmo Jarvis.

Warfare - Tempo di guerra. Foto di Murray Close. Courtesy of A24, I Wonder Pictures
Warfare – Tempo di guerra. Foto di Murray Close. Courtesy of A24, I Wonder Pictures

Nascosti in una casa occupata durante la notte, con gli inquilini ancora costretti al silenzio in una stanza al piano terra, i soldati sorvegliano con sospetto alcuni uomini nei palazzi di fronte, restando vittime a loro volta di un agguato iracheno. Una volta aperto il fuoco, è la guerra vera che si mostra agli occhi del pubblico, seppur con il filtro di chi l’ha vissuta in prima persona. Non un film sulla guerra, dunque, ma un film al suo interno.

Come può un soldato raccontare la sua guerra

Di fronte a un film come Warfare – Tempo di guerra non è banale chiedersi quanta propaganda militare riesca a infiltrarsi sotto le maglie della tragedia umana che racconta. È qui che, prima di tutto, interviene Alex Garland che – da britannico – riesce a prendere le distanze da una storia così profondamente statunitense come la brutale insensatezza della guerra in Iraq. Una guerra che gli Stati Uniti hanno vinto formalmente, con la deposizione e l’uccisione di Saddam Hussein, ma che in realtà ha lasciato cicatrici profonde, traumi capaci di rompere persino l’incrollabile lealtà degli uomini al fronte.

È questo che, in fondo, racconta Mendoza. Il regista ex Navy Seal affida a Garland e al pubblico la sua storia. Al tempo stesso, in questa co-regia, si prende lo spazio per metterla in discussione, per guardare la sofferenza vissuta e subita con gli occhi di chi, a distanza di tempo, può giudicarla con più libertà.

Joseph Quinn e D’Pharaoh Woon-A-Tai in una scena di Warfare. Foto di Murray Close. Courtesy of A24, I Wonder Pictures
Joseph Quinn e D’Pharaoh Woon-A-Tai in una scena di Warfare. Foto di Murray Close. Courtesy of A24, I Wonder Pictures

Ecco allora che emerge il messaggio potente di Warfare, un messaggio anti-bellico che, pur onorando il sacrificio dei militari sul campo di battaglia, ne indaga le intenzioni e ne espone la mentalità forgiata per uccidere. Raccontando un singolo episodio del conflitto, esattamente così come è avvenuto, Garland e Mendoza racchiudono la violenza iniqua di una guerra iniziata con un pretesto (la celebre fake news dell’antrace) e portata avanti fino allo stremo, fino al momento in cui persino chi l’ha combattuta l’ha odiata con tutto se stesso.

Warfare – Tempo di guerra è al cinema dal 21 agosto con I Wonder Pictures e in anteprima, in alcune sale selezionate, il 16 e il 17 agosto.

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto
8.5
warfare-ray-mendoza-alex-garland-trama-cast-uscita-recensioneL'insensatezza della guerra dal punto di vista di chi l'ha combattuta, Ray Mendoza, e con lo sguardo lucido di Alex Garland.