Wild Horse Nine
John Malkovich and Sam Rockwell in WILD HORSE NINE. Photo by Searchlight Pictures/Diego Araya Corvalán, Courtesy of Searchlight Pictures. © 2026 Searchlight Pictures. All Rights Reserved.

Presentato in Concorso all’83ª Mostra del Cinema, Wild Horse Nine è il film da tenere d’occhio per tutta la prossima stagione cinematografica: è la storia dirompente e fuori dagli schemi che non ci si aspetta, è ancora una volta l’esempio di quanto Martin McDonagh sia capace di raccontare amicizie, tutte al maschile, in bilico tra affetto mai confessato e rimpianti, mentre i ricordi si confondono alla prospettiva futura, e l’unico appiglio è la lealtà dell’altro.

Ambientato poco prima del colpo di Stato cileno del 1973, Wild Horse Nine si concentra su una parte di Storia fondamentale per gli Stati Uniti e non solo, e la mostra attraverso gli occhi degli agenti della CIA Chris (John Malkovich) e Lee (Sam Rockwell), che vengono inviati da Santiago all’Isola di Pasqua dal loro capo, MJ (Steve Buscemi), per una missione, sicuramente la più difficile della loro vita, probabilmente l’ultima.

In mezzo a cavalli selvaggi

McDonagh conduce i suoi protagonisti in un luogo distante dalla società in cui sono abituati a muoversi, e come è stato con The Banshees of Inisherin, sviluppa una narrativa concentrata sul maschile, svelando dubbi e verità celate, che vengono fuori in forme che i due non avevano previsto.

Mentre Chris è arrivato alla fine della sua carriera, e continua a perdere pezzi di memoria, confessando nei luoghi meno indicati alcuni dei dettagli più segreti delle sue missioni passate, Lee lo accompagna come un custode in un luogo mistico e misterioso come l’isola delle “grandi teste”. I due non hanno filtri, scherzano su tutto e su tutti, la totale assenza di politicamente corretto li presenta come personaggi tragicomici, figli di un’epoca in cui le divisioni, umane e politiche, erano nette, prive di sfumature, di fatto la stessa epoca che ha causato gli errori del presente.

La costruzione narrativa dei personaggi è trasparente nella sua sincerità diretta; grande merito di Wild Horse Nine è proprio la sceneggiatura, firmata sempre da McDonagh, che mette in scena al tempo stesso una sagace critica al Paese che voleva sia Kennedy che Allende morti, e la descrizione degli ultimi momenti di vita di un uomo che, guardandosi indietro, si chiede che fine farà la sua anima dopo la morte. Chris infatti è un malato terminale dipendente ormai dalla morfina, e sull’isola inizia a registrare le sue memorie, mentre Lee non sa ancora se seguirà gli ordini o se, per la prima volta, sceglierà per sé.

L’isola, con la sua natura libera, e i cavalli selvaggi che li accolgono, diventa simbolica per l’esito della loro missione: il rapporto con quegli animali pone Chris in una condizione bambinesca e gioiosa, di riacquistato candore. Far parte per qualche giorno di quella libertà gli appare come una possibilità di salvezza, o redenzione. I cavalli, silenziosi e padroni del proprio destino, sono quanto di più lontano si possa concepire dalla CIA, che ha orchestrato tutte le fasi della vita dell’uomo, portandolo a tradire, a uccidere, a nascondersi.

Dinosauri in paradiso

Un ampio spettro di emozioni si consuma sul volto di un eccezionale John Malkovich: il suo sorriso si tramuta in una frazione di secondo in amara coscienza, che arriva immediata, repentina. Se le parole scritte per lui da McDonagh si accordano con spavalda sfrontatezza in alcuni momenti, e con struggente dolcezza in altri, è grazie alla sua interpretazione che un personaggio così allegorico riesce a emergere, continuando a riempire i pensieri di chi guarda il film, anche giorni dopo dalla visione. Questo perché, al di là della travolgente ironia (e autoironia) è attraverso Chris che il film intende fare un doloroso parallelo tra ieri e oggi a proposito di uomini abituati a seguire ordini.

Cosciente della sua prematura dipartita, l’uomo inizia a chiedersi se per un assassino come lui c’è posto in paradiso, e se nel paradiso a fargli compagnia ci sono anche esseri mostruosi e giganteschi, come i dinosauri. Emblematico e commovente è lo scambio telefonico che ha con suo fratello, un altro uomo fuggito dopo non essere riuscito a cambiare le cose; se avessero potuto impedire il presente? Come sarebbe stata la prospettiva di paradiso? Come sarebbe stato il futuro della democrazia?

In breve

Martin McDonagh colpisce ancora, e si conferma come uno dei registi in circolazione tra i più attenti alla scrittura dei suoi film: Wild Horse Nine ne è un esempio lampante, una satira feroce e al tempo stesso esilarante, un film lucido e disilluso su due uomini che hanno un rapporto di amicizia così perfetto da trascendere la vita e la morte stesse, tra una battutaccia sull’omicidio di Kennedy e una parola d’affetto, pronunciata a bassa voce, Wild Horse Nine sviluppa un discorso sul maschile per nulla retorico, incasellandolo nel 1973, proiettandolo nel presente di un Paese in cui non tutti gli assassini si chiedono se andranno o meno in paradiso.

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto
9
Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.
wild-horse-nine-john-malkovich-e-sam-rockwell-in-una-storia-di-lealta-e-redenzione-recensioneMartin McDonagh colpisce ancora, e si conferma come uno dei registi in circolazione tra i più attenti alla scrittura dei suoi film: Wild Horse Nine ne è un esempio lampante, una satira feroce e al tempo stesso esilarante, un film lucido e disilluso.