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Una storia vera e agghiacciante, quella raccontata in Women Talking – Il diritto di scegliere è il punto di partenza per riflettere ancora una volta sulle dinamiche di potere nella società patriarcale.

È il 2010, lo scopriamo dalla notizia di un censimento imminente, ma all’interno della comunità religiosa di mennoniti dentro cui il film ci posiziona, il tempo è fermo: non si usa elettricità, ci si sposta a cavallo e nessuna donna è autorizzata a frequentare la scuola o imparare a leggere e scrivere.

L’equilibrio della comunità si spezza quando le donne scoprono di essere state narcotizzate con medicinale veterinario e violentate, tutte quante, bambine comprese. Una volta riuscite ad allontanare gli uomini, temporaneamente arrestati, la consapevolezza dell’orrore subito porta alcune di loro a riunirsi per decidere se restare e combattere, restare e perdonare o fuggire prima del ritorno degli uomini.

Al di là della traduzione italiana del titolo, che richiama un filone in voga nella settimana dell’8 marzo (come Il diritto di contare), Women Talking è letteralmente questo: donne che parlano.

Donne che esaminano la loro condizione, che vagliano ogni possibilità, che bruciano di rabbia e che tremano di paura per una condizione che le vede vittime ma a cui non si arrendono.

L’ambientazione principale, l’unica per la maggior parte del film, è proprio il fienile in cui si riuniscono: ognuna con la propria storia e le proprie motivazioni.

A noi pubblico non spetta che ascoltarle, senza riuscire a prendere posizione, né pretenderlo. Ogni decisione infatti comporta un prezzo alto da pagare, in ogni caso.

Perché guardare Women Talking

L’impostazione teatrale, unitaria, della messa in scena di Women Talking permette di apprezzare soprattutto l’intensa recitazione di un gruppo straordinario di attrici: Claire Foy, Rooney Mara, Jessie Buckley e fra le altre (in un piccolo ruolo) anche la co-produttrice Frances McDormand.

L’unico uomo a cui è permesso entrare in questo universo interamente femminile del film è Ben Whishaw nel ruolo di August, il giovane innamorato di Ona (Rooney Mara), che torna nella comunità per lei e resta per insegnare ai bambini. August assiste a ogni riunione, ma proprio come noi nel pubblico, non può intervenire, non può intromettersi, può solo farsi testimone.

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