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Anne-Marie la beltà è un libro per il teatro sul teatro della celebre drammaturga e scrittrice francese Yasmina Reza.

Il monologo, pubblicato in Italia da Adelphi e tradotto da Ena Marchi e Donatella Punturo, è andato in scena al Théâtre La Colline di Parigi per soli sei giorni, prima che l’emergenza sanitaria costringesse i teatri a chiudere.

Anne-Marie Mille, une actrice de l’ombre

Con il suo testo Yasmina Reza dà voce ad Anne-Marie Mille, une actrice de l’ombre (come l’ha definita la stessa Reza in un’intervista radiofonica a France Culture) che nel corso della sua carriera ha interpretato, senza infamia e senza lode, ruoli secondari. La donna, oramai anziana, venuta a conoscenza della morte della celebre collega Giselle Fayolle, chiamata Gigi, rilascia una lunga intervista a degli interlocutori immaginari: dei giornalisti inesistenti.

Anne-Marie e Gigi mai rivali sul palcoscenico

Quando Anne-Marie incontrò per la prima volta Gigi, sdraiata su un divano a fiori nel suo camerino del Théâtre de Clichy, aveva 19 anni e veniva da Saint-Sourd, un grigio paesino del Nord della Francia.

La prima, senza alcun incoraggiamento da parte della famiglia, aveva seguito la sua aspirazione trasferendosi nella capitale francese, in una stanza che dava sul cimitero del Père-Lachaise, al contrario, la seconda, bella e spensierata, aveva una liaison con Alain Delon, o forse con Ingmar Bergman, e abitava in rue Émile-Augier, alla Muette. Anne-Marie e Gigi avevano vissuto due vite agli antipodi, eppure a unirle era stata la passione per le scene e, col tempo, anche un’amicizia che non le rese mai avversarie.

Il teatro come antidoto alla morte

Nel ricco monologo l’attrice rievoca vicende, luoghi e persone incontrate lungo la strada, ripercorre con ironia, lucidità e malinconia alcuni momenti della sua vita. L’infanzia la riporta alle foto di Brigitte Bardot ritagliate dai vecchi settimanali e alla meraviglia che solo la vista degli attori della Compagnia di Prosper Ginot riusciva a generare in lei.

Della giovinezza rammenta le serate trascorse nei bar con Gigi al concludersi delle recite, l’emozione di vedere il proprio nome sulla locandina di una messa in scena ma anche il timore che quello stesso mondo dello spettacolo la trascinasse impietoso “dalle stelle alle stalle”. “Sempre avuto l’incubo di questa ruota che gira”, confessa Anne-Marie, sempre pensato che “sul palcoscenico non ci si lascia dietro niente. Il palcoscenico se ne infischia di chi lo occupa” perché esiste a prescindere da chi lo calca, eterno, magico e sconfinato nelle sue possibilità.

E poi resta il presente con la vecchiaia fatta di acciacchi, perdite e sentimento di abbandono. “Arrivate a una certa età, le persone si mettono d’accordo per squagliarsela. Persone che avrebbero dovuto tenerti la mano fino alla fine. Il medico, l’agente teatrale, il marito e gli Storm, i miei vicini”, dice Anne-Marie, che dedica anche parte del racconto al rapporto che ha con il figlio, un uomo arido e in preda a tic e manie. Eppure i ricordi legati alla sua vita da attrice la consolano, restando per lei un antidoto contro la morte.

Anne-Marie è la coralità del teatro

Yasmina Reza, celebre per le sue opere teatrali e suoi romanzi tradotti in trentacinque lingue e letti in tutto il mondo, con Anne-Marie la beltà si cimenta per la prima volta in un monologo. La scelta di affidare l’interpretazione a un’artista qualunque e non a una diva affermata, appare nell’era Covid-19 più che mai significativa. Anne-Marie è l’incarnazione di tutte le attrici e gli attori che popolano, seppur senza fama, i palcoscenici del mondo. Ma può anche essere vista come la personificazione di tutti gli addetti ai lavori che dal dietro le quinte rendono possibile lo spettacolo dal vivo. Il teatro è un’opera collettiva, frutto di un complesso lavoro di squadra, e Yasmina Reza ce lo ricorda attraverso la voce e l’universo di Anne-Marie la beltà.

Il libro è dedicato ad André Marcon, attore con cui la Reza ha avuto numerose collaborazioni e che nella pièce veste i panni della protagonista. Teniamo le dita incrociate affinché i teatri ritornino presto alla loro indispensabile attività, nel frattempo leggiamo di teatro e appassioniamoci ai pensieri di Anne-Marie Mille.

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Instancabile viaggiatrice e inguaribile iperattiva, mi concedo raramente del puro relax e, nella frenesia delle mie giornate da ufficio stampa di due teatri e da giornalista freelance, l’otium di cui sento più spesso la mancanza è quello letterario. Sono cresciuta in una casa piena di libri per poi trasferirmi da Lecce a Bologna per studiare Lettere Moderne all’Alma Mater Studiorum. Rimbaud, i macaron e la lingua francese sono tre delle infinite ragioni che mi hanno spinta diverse volte a trasferirmi oltralpe. Lealtà, giustizia e umiltà sono i valori in cui credo e quando esco di casa la mattina spero di poterci tornare avendo imparato qualcosa di nuovo. Scrivere di cultura e vagabondaggi mi appassiona da sempre.

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