Yesterday, Universal Pictures
Yesterday, Universal Pictures

Ci sono domande sulla Storia che affascinano chiunque, perché stimolano l’immaginazione a pensare un presente diverso, alternativo rispetto a quello che viviamo. Un fascino tanto grande da creare un termine che definisce appositamente questo lavoro dell’immaginazione, ucronia.

Sotto questo concetto sono stati sviluppati romanzi, film, serie TV, il più delle volte concentrate sulle sorti della Seconda Guerra Mondiale, immaginando un mondo nel quale avesse trionfato il nazi-fascismo.

E poi, qualche anno fa, nel 2019 per la precisione, la straordinaria coppia Danny Boyle – Richard Curtis, fiore all’occhiello del cinema britannico, ha aperto un nuovo spazio immaginativo nella direzione dell’ucronia, ponendosi una domanda tanto affascinante quanto quella sulla Seconda Guerra Mondiale: che mondo sarebbe se non fossero mai esistiti I Beatles?

Illustrazione di Ilaria Palleschi 

Da dove nasce questa (assurda) domanda?

Immaginate di svegliarvi in un mondo dove nessuno ha mai sentito parlare dei Beatles, né ascoltato mai nulla di neppure simile a Let It Be o Hey Jude: questo è esattamente quello che succede in Yesterday, una commedia in cui Jack, musicista fallito senza troppa ispirazione, si risveglia dopo un incidente in bicicletta, durante un blackout globale, scoprendo di essere l’unica persona al mondo a ricordarsi delle canzoni dei Beatles.

Un universo parallelo senza di loro, ma con Coca-Cola, sigarette e i Coldplay come miglior band della storia della musica. Voi cosa fareste? Forse quello che fa lui: “scrive” tutte le loro canzoni, e diventa famoso, anzi, un mito, ovviamente. Perché se porti Let It Be a un pubblico che vive di autotune e basi trap, sembri un genio caduto dal cielo.

Ma lo spunto che rende davvero interessante Yesterday non è la carriera di Jack (che percorre il cliché del dilemma tra fama e amore), ma la domanda che aleggia in ogni scena: “che musica ci sarebbe oggi se non fossero mai esistiti i Beatles?”. Risposta breve: probabilmente un sacco di roba piatta e un pò triste.

Perché i Beatles non hanno solo scritto canzoni orecchiabili; hanno letteralmente inventato il concetto moderno di band, di album come opera d’arte, di studio di registrazione come laboratorio di alchimisti. Senza di loro, mancherebbero tante cose, non solo nella musica. Ma, soffermandoci a questa, sicuramente niente Queen (perché Freddie Mercury li adorava), niente Oasis (che li hanno praticamente copiati), e forse nemmeno i Radiohead (che hanno scelto, per principio, di fare il loro esatto opposto).

E, forse, molto probabilmente, a dispetto di quanto immaginano Boyle e Curtis, anche niente Coldplay, e nemmeno Ed Sheeran (diciamola tutta), che invece, nel film e in questo mondo svuotato, spadroneggia con la sua musica nel ruolo di antagonista. 

E che il vuoto non si riempia mai

Yesterday è una commedia dolceamara che usa l’assenza dei Beatles per farci rendere conto di quanto ci mancherebbero, anche se non lo sappiamo. È come vivere in un mondo senza pizza e pensare che i toast siano il massimo: te ne accorgi solo quando qualcuno ti fa assaggiare una semplice margherita.

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Alessio Tommasoli
Chiamatemi pure trentenne, giovane adulto, o millennial, se preferite. L'importante è che mi consideriate parte di una generazione di irriverenti, che dopo gli Oasis ha scoperto i Radiohead, di pigri, che dopo il Grande Lebowsky ha amato Non è un paese per vecchi. Ritenetemi pure parte di quella generazione che ha toccato per la prima volta la musica con gli 883, ma sappiate che ha anche pianto la morte di Battisti, De André, Gaber, Daniele, Dalla. Una generazione di irresponsabili e disillusi, cui è stato insegnato a sognare e che ha dovuto imparare da sé a sopportare il dolore dei sogni spezzati. Una generazione che, tuttavia, non può arrendersi, perché ancora non ha nulla, se non la forza più grande: saper ridere, di se stessa e del mondo assurdo in cui è gettata. Consideratemi un filosofo - nel senso prosaico del termine, dottore di ricerca e professore – che, immerso in questa generazione, cerca da sempre la via pratica del filosofare per prolungare ostinatamente quella risata, e non ha trovato di meglio che il cinema, la musica, l'arte per farlo. Forse perché, in realtà, non esiste niente, davvero niente  di meglio.