
Quando lo scorso ottobre alla Festa del cinema di Roma appariva a sorpresa in programma anche il nuovo film di Edward Berger, nessuno avrebbe potuto immaginare l’impatto che avrebbe avuto per tutto l’anno nell’immaginario collettivo. Un grande cast (a partire da Ralph Fiennes e Stanley Tucci) e un grande adattamento, tratto dal romanzo di Robert Harris, hanno accompagnato Conclave attraverso una stagione dei premi trionfante, conclusa con l’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale.
Qui la recensione integrale del film
Diventato meme immediato, soprattutto per le piccole cattiverie, gli intrighi raccontati e le alleanze strategiche dei protagonisti, è stato spesso definito un Mean Girls nel Vatican-core, ovvero con l’estetica pomposa, ricca e lussuosa dei porporati. Non è però esagerato dire che il meme si è conficcato nella visione collettiva, perché le foto dei cardinali in Piazza San Pietro, durante i funerali di Papa Francesco, sono diventate immediatamente virali. Non solo perché splendide, ma anche perché hanno intercettato un pubblico incuriosito da quell’immagine stessa, familiare ma non troppo, soprattutto a un pubblico non cattolico e non italiano o romano.
Il vero Conclave: come inizia
Al termine dei novendiali, i nove giorni in cui i cardinali si riuniscono e pregano per il Papa defunto, il Conclave può avere inizio (in questo caso i novendiali finiscono il 4 maggio e il Conclave inizia il 7). Fino all’elezione del nuovo pontefice il governo del Vaticano resta in Sede vacante. È vero, come si vede nel film di Berger, che le stanze del Papa vengono sigillate con un nastro rosso e ceralacca. Nel caso di Papa Francesco è stato fatto due volte, sia a Casa Santa Marta, sua vera residenza, sia nel Palazzo Apostolico dove non ha mai abitato, per sua scelta.
Una volta che il collegio dei cardinali, che si riunisce nelle cosiddette congregazioni generali, decide la data del Conclave, esistono alcuni momenti cadenzati da rispettare e che il film di Berger ha di fatto riprodotto fedelmente, nei limiti della narrazione cinematografica. Si è infatti avvalso di molti esperti della Chiesa cattolica e di alcuni colloqui con veri cardinali.

È reale per esempio la Missa pro eligendo Romano Pontifice, presieduta dal cardinale decano, quella in cui Fiennes – nel ruolo del cardinale decano Thomas Laurence – prega di accogliere un «pontefice in grado di dubitare sempre». Si tratta di una messa privata a cui tutti i cardinali, non solo elettori possono partecipare e avviene di solito di mattina. Nel pomeriggio, invece, inizia la chiusura vera e propria, verso la Cappella Sistina. Anche in questo, perciò, il film di Berger è accurato, perché trascorre del tempo tra la Messa e l’effettivo invito a lasciare i locali della Sistina ai soli autorizzati: l‘Extra Omnes (Fuori tutti, ndr).
Il voto
L’unica forma di votazione ammessa dall’Universi Dominici Gregis (la legge elettorale vaticana emanata da Giovanni Paolo II e in vigore dal 1996) è quella per scrutinium, ovvero per voto personale e unico. È vero quindi che ciascun cardinale riceve le schede rettangolari con la scritta Eligo in Summum Pontificem (“Eleggo a Sommo Pontefice”), sotto cui è necessario scrivere il nome della persona che desidera eleggere, come nel film.
Esattamente come accade nel film, poi, la scheda si piega in due e si porta – sempre ben visibile tra le mani – presso l’urna, poggiando il foglio sul piatto al di sopra. Uno degli scrutatori conta le schede, che se non corrispondono al numero dei votanti (questa volta 135) devono essere bruciate senza spoglio. Rispetto al film non è chiaro se uno di loro, nel contarle, le trafigge con un ago e del filo rosso per tenerle insieme. Sembrerebbe più una trovata cinematografica, di forte impatto ma non confermata nella realtà.
Una volta raggiunto l’accordo (servono i due terzi dei votanti almeno fino alle prime 33 votazioni), alla persona scelta dai cardinali è necessario rivolgere la domanda di rito: «Acceptasne electionem de te canonice factam in Summum Pontificem?» (Accetti l’elezione, canonicamente avvenuta, a Sommo Pontefice, ndr) che si sente anche nel film. La domanda successiva, in caso di risposta positiva è: «Quo nomine vis vocari?» (Con quale nome vuoi essere chiamato, ndr).
Cosa succede dopo: Habemus Papam
Conclave di Edward Berger si interrompe nel momento in cui termina la segretezza dell’assemblea, come se lo sguardo della macchina da presa lasciasse poi spazio all’occhio pubblico. Quel che succede dopo, e che non si vede, è che il nuovo pontefice viene vestito in una stanza accanto, la Stanza delle lacrime, per poi tornare dal collegio dei cardinali elettori che concludono il Conclave intonando il Te Deum. Nel tempo di circa un’ora è pronto ad affacciarsi dal balcone di Piazza San Pietro per la benedizione Urbi et Orbi. È in questa occasione che viene pronunciata la celebre frase in latino: (An)nuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam! (ovvero: Vi annuncio con grande gioia, abbiamo un Papa, ndr).
Continuate a seguire FRAMED anche su Facebook e Instagram per ulteriori aggiornamenti.






