Timothee Chalamet Dune
Timothee Chalamet Dune

O viceversa, dipende dai punti di vista. In questo caso il figlio del Duca Leto è un personaggio ben codificato dall’interpretazione di Kyle MacLachlan (nel suo debutto cinematografico) nel film cult di David Lynch, Dune, del 1984. Una prima prova di un certo livello, benché del film si ricordano più gli ingranaggi del meccanismo compiuto.

Dune 1984

Dune è il terzo lungometraggio del regista David Lynch, tratto dal romanzo di fantascienza omonimo di Frank Herbert del 1965, dove un pianeta è conteso da due famiglie, poiché unico luogo di produzione del Melange, o Spezia nella versione italiana ma anche popolato da gigantesche creature che strisciano sotto la sabbia e distruggono qualsiasi cosa. Ottime premesse per un capolavoro, e in un certo senso così è stato, dato che il romanzo, primo di un ciclo di sei, finora ha venduto 12 milioni di copie. Non si può dire lo stesso per la trasposizione cinematografica del 1984.

Il film non ottenne un grande successo al cinema e fu oggetto di critiche, eppure nel tempo si è classificato come un cult, forse perché, oltre alla regia di Lynch, ha scenografie e ambientazioni formidabili, e nell’animazione (tutta meccanica) delle creature della sabbia fu chiamato Carlo Rambaldi, vincitore del premio Oscar per i MIgliori effetti speciali sia per Alien (1979) che E.T. L’extra-terrestre (1982).

Dune 2020

La nuova versione sarà ad opera di Denis Villeneuve (Arrival, 2016, Blade Runner, 2049), e Paul Atreides, discendente coraggioso dalle visioni profetiche, verrà interpretato da Timothée Chalamet, volto giovanissimo con una filmografia già molto ricca, che in comune con il Paul del 1984 ha lo sguardo malinconico e un taglio di capelli fin troppo voluminoso. Il film avrà la sua prima mondiale a Venezia, il 3 settembre e arriverà in sala con Warner Bros dal 16. È già disponibile anche il trailer ufficiale in italiano, che vi mettiamo qui sotto. Fare il paragone è impossibile ma un po’ ne siamo tentati, perché questa versione, giusto meno artigianale della prima, promette davvero molto bene.

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Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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