Lovecraft Country, HBO - CREDITS: web

Arriva oggi sugli schermi statunitensi la nuova serie prodotta da Jordan Peele, Lovecraft Country. Come molti film della Monkeypaw Productions (Scappa – Get Out, Noi) anche quest’ultimo lavoro firmato da Misha Green, coniuga gli stilemi dell’horror alle più urgenti questioni sociali.

La serie si basa infatti sull’omonimo romanzo di Matt Ruff (2016) che racconta il segregazionismo statunitense e l’era del Jim Crow attraverso i mostri dell’immaginario del celebre H.P. Lovecraft. Nella forma di un road trip, i dieci episodi raccontano il viaggio dei tre protagonisti attraverso gli Stati Uniti, che presto si trasforma in una lotta alla sopravvivenza.

L’idea centrale è quella di una doppia minaccia: quella sovrannaturale delle creature di Lovecraft e quella fin troppo umana della segregazione. Da un lato i personaggi fuggono da mostri terrificanti, dall’altro si difendono dalla paura e dagli attacchi dell’America bianca e razzista.

Il genere horror si presta particolarmente a progetti di questo tipo, che intendono portare nel dibattito collettivo questioni sociali urgenti. Attraverso la rappresentazione allegorica e mostruosa delle paure sociali, infatti, danno forma a un vero e proprio filone stilistico. È una tendenza che in realtà esiste da La notte dei morti viventi di Romero, ma che negli ultimi anni si è rinnovata per parlare appositamente delle tensioni civili negli Stati Uniti.

Dalle prime immagini sembra già una serie che non abbiamo intenzione di lasciarci sfuggire. Non solo per l’incantevole estetica anni ’50, ma soprattutto per capire se l’effetto-Peele riesce anche nel format seriale.

https://www.youtube.com/watch?v=dvamPJp17Ds
Trailer HBO di Lovecraft Country

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Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies.

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