Non mi uccidere, prime immagini del film
Non mi uccidere, prime immagini del film

Sono uscite le prime immagini del film tratto dal romanzo di Chiara Palazzolo (autrice scomparsa nel 2012), Non mi uccidere (2005), e un brivido mi è passato lungo la schiena. Carnagioni pallide e volti scavati, con tanto di ambientazione boschiva ma tutta made in Italy. A 8 anni dalla conclusione della saga di Twilight (tratta dai romanzi di Stephenie Meyer) mi sembra di ritrovare le stesse atmosfere e, soprattutto, gli stessi noiosi errori.

La trilogia di Mirta

Il libro di Chiara Palazzolo precede di un solo anno il primo romanzo della love story tra Edward e Bella, e fa parte di una trilogia anch’esso, a cui seguono Strappami il cuore (2006) e Ti porterò nel sangue (2007).

Ricordo di aver letto Non mi uccidere appena uscito, ero attratta dall’idea di un horror romantico italiano. La protagonista, la diciannovenne umbra Mirta, dava voce ai miei pensieri e nelle sue parole rivedevo paesaggi che conoscevo bene, tanto che non riesco a fare a meno di associare ai luoghi misteriosi da lei descritti i paesaggi che scorgevo dai finestrini di un treno regionale, durante la lettura vorace delle pagine del libro. La trilogia di Chiara Palazzolo mi ha sempre colpito, soprattutto per la linearità del suo linguaggio e per la delicatezza nel raccontare una disperata storia d’amore consumata tra paura, sopramorti cannibali e oscure previsioni.

Date “vampiri” e scenari macabri ad una giovane ragazza dark e terrà quella storia nel cuore per sempre.

La saga di Bella ed Edward

Parallelamente alla saga italiana inizia ad insinuarsi quella statunitense di Twilight: non posso affermare di aver letto tutti i libri, mi sono fermata al terzo, ma i film non me li sono fatti sfuggire. Oggi nessuno direbbe che due attori promettenti come Robert Pattinson e Kristen Stewart sono usciti da quella storia sdolcinata e strampalata tra lupi, clan di vampiri italiani, gravidanze indesiderate e imprinting da denuncia. 4 romanzi per 5 film.

Ciò che avevo apprezzato nei libri di Chiara Palazzolo è proprio ciò che manca in quelli di Stephenie Meyer. Mentre la prima riesce a trattare i suoi personaggi con equilibrio e sensatezza, la seconda li ridicolizza, compiendo un ironico collage di elementi magico-vampireschi senza farsi mancare nulla.

Un nuovo film-un vecchio sguardo

Ecco, se dieci anni fa avessi immaginato un film tratto da Non mi uccidere sarebbe stato in bianco e nero, senza troppi discorsi inutili tra i personaggi per spiegare “chi” e “come”, tracce di sangue misteriose di tanto in tanto e nessuna situazione da teen movie.

Non vorrei pronunciarmi prima di vedere il film, ma dalle prime immagini è chiaro che non sarà così: gli autori hanno puntato su un’estetica che Twilight lo ricorda eccome, solo che i volti di Pattinson e Stewart sono stati sostituiti con due star delle serie tv più seguite dai giovani: Alice Pagani di Baby e Rocco Fasano di SKAM Italia. Saranno i due innamorati Mirta e Robin, nel film che uscirà nel 2021 e verrà girato da Andrea De Sica (vincitore del Nastro d’argento al miglior regista esordiente nel 2017 e, per la televisione, regista delle due stagioni di Baby).

A chi è destinato questo film? Alla nuova generazione che va matta per le serie Netflix e ha un vago ricordo del tenebroso Edward Cullen? O ai millennials come me che sul treno leggevano i romanzi dark di Chiara Palazzolo perché ne avevano sentito parlare a scuola?

L’horror in Italia rimane un terreno insidioso, basta poco per rendere tutto favolistico, o peggio, comico. Aspetterò impaziente di vederlo e, intanto, rispolvererò la trilogia originale per non perdermi nulla.

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Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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