
“O si è felici o si è complici.” (Nino Gennaro)
Apre SBANDIERATƏ, la rassegna di documentari queer, in programma domenica 27 settembre al Nuovo Cinema Garibaldi di Carrara, Quir di Nicola Bellucci, documentario non tanto sull’amore omosessuale quanto sulla Libertà: quella giocosa, sfacciata di fronte alla Storia, che sdrammatizza il peso della realtà con il sorriso, l’amore, la vita. E anche con la morte.
Massimo e Gino
A Palermo, nel quartiere Ballarò, c’è un negozio di pelletteria che è anche una stella intorno cui gravitano le vite della comunità gay palermitana: si chiama Quir (gioco di parola tra “queer” e cuir, cuoio in francese), i proprietari sono Massimo (detto Massimogino) e Gino (venuto a mancare il 12 giugno 2025 poco dopo la conclusione del film e alla cui memoria il film è dedicato), insieme da quarantadue anni, forse la coppia queer più longeva d’Italia. Il loro piccolo negozio è una sorta di chiesa profana della locale scena LGBTQIA+, dove si viene accolti, ci si “confessa” e ci si prende cura l’uno dell’altro.
Ma chi sono Massimo e Gino? Militanti del FUORI! (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) fin dai primi anni ’70, la loro vita è stata sempre contrassegnata dalle lotte per i diritti civili fino alla fondazione di ARCIGAY nel 1980 a seguito del delitto di Giarre e l’omicidio di Giorgio e Toni, una coppia di giovani amanti vittime dell’omofobia e della cultura patriarcale siciliana.
Intorno a questi due “soli”orbitano altri corpi celesti: Ernesto, cantante e performer drag, allergico a ogni genere di catalogazione di genere, tornato a Palermo per prendersi cura della madre affetta da demenza senile; Vivian, ragazza transgender, spesso vittima della transfobia del quartiere, ma con sogni da attrice di cinema; Charly, 92enne e personaggio picaresco che, dopo una vita passata in America nell’universo della Old Hollywood, è tornato a Palermo, dove vive da solo in una grande casa semivuota, sopravvivendo di ricordi, nel rimpianto della sua bellezza e delle glorie passate. Personaggi e corpi dimenticati, che nel piccolo cosmo del Quir trovano un porto sicuro, un “pronto soccorso per anime in cerca d’aiuto”
Storie che convivono
“Ho cercato di pormi di fronte a queste vite seguendo la lezione per cui non si tratta mai di riprodurre la realtà cosi come è, o di piegarla a una concezione ideologica precostituita – racconta il regista Nicola Bellucci – ma di filtrarla attraverso il prisma della coscienza”.
In Quir le singole “storie”, come nel negozio che dà il titolo al film, convivono contemporaneamente, in una sorta di dimensione spazio-temporale che è sia pubblica che privata, universale e particolare: come pianeti autonomi, ogni personaggio segue la sua traiettoria intorno Massimo e Gino, creando una maxi-struttura il cui senso è dato dal tutto e il montaggio diviene così allegorico e interpretativo. Una celebrazione della vita (ma anche della morte), e della forza di una comunità, Quir ci ricorda che piccoli luoghi possono racchiudere grandi universi e che essere felici di fronte alle avversità a volte è l’atto più rivoluzionario di tutti.






