It Ends, Courtesy NEON. I Wonder Pictures
It Ends, Courtesy NEON. I Wonder Pictures

Uno dei piaceri del mestiere del critico è scoprire giovani talenti con punti di vista freschi. Alla piacevole sorpresa, infatti, si unisce poi la curiosità per quale futuro aspetta questo neo-artista, che si spera diventi poi motivo di orgoglio per chi di quel regista ha colto i primi passi e poi lo ha visto crescere. It Ends, debutto alla regia di Alexander Ullom, è un punto di partenza forse acerbo, ma ambizioso, che fa quello che ogni buon esordio dovrebbe fare: suscitare interesse per il prossimo film.

Cosa racconta It Ends

I neolaureati James (Phinehas Yoon), Day (Akira Jackson) e Fisher (Noah Toth) stanno facendo un viaggio (non è chiara la destinazione) con il loro amico Tyler (Mitchell Cole), che non vedevano da un anno a causa del servizio militare. Da subito tra gli amici si coglie affetto, ma anche imbarazzo dovuto all’allontanamento tra loro e la possibilità che il gruppo di disperda dopo la laurea.

Durante il viaggio, Tyler imbocca una strada immersa in una fitto bosco che sembra non finire mai. Non riuscendo a trovare una via alternativa, decide di fare inversione di marcia, ma i quattro si trovano di fronte a uno scenario inspiegabile: la strada è sbarrata da un’impenetrabile barriera di alberi, comparsa apparentemente dal nulla. Quando Tyler scende dall’auto per verificare la situazione, una folla di persone terrorizzate emerge dalla foresta, circonda il veicolo e implora di essere fatta salire. I quattro riescono a fuggire e, sempre più disorientati e inquieti, iniziano a interrogarsi su ciò che sta accadendo, rendendosi conto che la strada sembra estendersi all’infinito.

Un horror esistenzialista

All’uscita, It Ends è stato frettolosamente “liquidato” come una versione moderna e millenial della piece teatrale A porte chiuse di Jean Paul Sartre. Un accostamento puntuale per quanto riguarda la struttura del film, ma che ne tradisce il senso: It Ends è un horror esistenzialista sulla ricerca di un senso in un mondo pieno di pericoli e dolori e sull’incertezza legata all’ingresso nell’età adulta. Un’esperienza particolarmente traumatica per la generazione di Ullom (classe 1997) i cui membri si trovano sempre più privati di fondamenta e strutture solide: un lavoro stabile, la possibilità di comprarsi una casa, di creare una famiglia… Il film, però, vuole anche essere un’accettazione della transitorietà della vita, della perdita degli affetti e della mortalità.

La storia finisce però per soffocare dietro i suoi obbiettivi: con una durata di appena novanta minuti (ormai il minimo sindacale per la durata di un lungometraggio), It Ends appare interminabile, intrappolato com’è nella sua “missione” di descrivere la vita come un viaggio pieno di pericoli. Difficile a dirsi se questo sia un demerito o un merito per un film ambientato in una sorta di spazio liminale e purgatoriale: solo il tempo e il pubblico potranno confermarlo. Quello che invece è facile confermare è che It Ends è un esordio ambizioso e Alexander Ullom è un giovane regista da tenere d’occhio.

IT ENDS sarà al cinema per Halloween, dal 28 ottobre con I Wonder Pictures.

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto
7.5
it-ends-un-esordio-ambizioso-tra-horror-ed-esistenzialismo-recensioneIt Ends è un esordio ambizioso e Alexander Ullom è un giovane regista da tenere d’occhio.