Un'immagine di Ennio. Credits: Piano B Produzioni/Lucky Red.

Dal 27 gennaio arriva finalmente nelle sale per Lucky Red il documentario di Giuseppe Tornatore, Ennio. Ovvero, il racconto del grande compositore e direttore d’orchestra Ennio Morricone (1928-2020). «Uno dei musicisti più amati del Novecento», come lo definisce lo stesso regista, che racconta l’amico e collaboratore attraverso una lunga intervista inedita, ma anche materiali d’archivio e tante testimonianze di registi e artisti in genere.

Personaggi come Giuliano Montaldo, Bernardo Bertolucci, Carlo Verdone, Dario Argento, i Fratelli Taviani, Marco Bellocchio. Ma anche Roland Joffè, Barry Levinson, Clint Eastwood, Quentin Tarantino, Bruce Springsteen, Hans Zimmer, Oliver Stone e altri ancora. Tutti in un modo o nell’altro segnati dal lavoro di Morricone.

Con lui, spiega Tornatore, «Ho fatto quasi tutti i miei film, per non contare i documentari, gli spot pubblicitari e i progetti che abbiamo cercato di mettere in piedi senza riuscirci. Durante tutto questo tempo il nostro rapporto di amicizia si è consolidato sempre di più. Così, film dopo film, man mano che la mia conoscenza del suo carattere di uomo e di artista si faceva più profonda, mi sono sempre chiesto che tipo di documentario avrei potuto fare su di lui. E oggi si è avverato il mio sogno».

Ennio, prodotto da Gianni Russo e Gabriele Costa per Piano B Produzioni, era stato presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2021. In quell’occasione il regista di Nuovo Cinema Paradiso ha spiegato: «la cosa più giusta mi sembrava raccontare la vita di Ennio quasi come un romanzo, nella linea più semplice. In modo tale che potesse essere anche materiale di ricerca per chi vorrà proseguire l’indagine su Ennio Morricone musicista».

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Gettato nel mondo (più precisamente a Roma, da cui non sono tuttora fuggito) nel 1992. Segnato in (fin troppo) tenera età dalla lettura di “Watchmen”, dall’ascolto di Gaber e dal cinema di gente come Lynch, De Palma e Petri, mi sono laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (2014) e in Editoria e Scrittura (2018), con sommo sprezzo di ogni solida prospettiva occupazionale. Principali interessi: film (serie-tv comprese), letteratura (anche da modesto e molesto autore), distopie, allegorie, attivismo politico-culturale. Peggior vizio: leggere i prodotti artistici (quali che siano) alla luce del contesto sociale passato e presente, nella convinzione, per dirla con l’ultimo Pasolini, che «non c’è niente che non sia politica». Maggiore ossessione: l’opera di Pasolini, appunto.

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