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FRIED BARRY (Ryan Kruger, 2020) – Un giro di giostra allucinato

Fried Barry by Ryan Kruger
È stato esplorando ‘Le stanze di Rol’, suggestiva sezione della 38ª edizione del Torino Film Festival, che sono stata attirata dalla psichedelia promessa dal film Fried Barry. Tratto dal corto omonimo di Ryan Kruger del 2017, Fried Barry è un viaggio delirante che però, forse, poteva spingersi ancora un po’ oltre e osare più di quanto già faccia.

Una processione frenetica e senza respiro in una Cape Town o deserta o allucinata dai fumi di alcol e stupefacenti. Barry (Gary Green) è ‘fritto’, consumato dall’abuso di sostanze e quasi apatico, con mente e cuore ormai ottusi e intorpiditi. Uno sbandato la cui vita non ha altro da offrire se non il facile e momentaneo oblio delle droghe e una famiglia dalla quale sembra essere/essersi estraniato. La più classica delle alien abduction si trasforma in un’esplosione di rosso e viola neon accecante. Fumosa e quanto mai materica, si tramuta in una sequenza onirica ed evocativa, che porta un nuovo Barry sulla Terra.

Esperienze “umane”

Il tempo del racconto è di un’ora e quaranta minuti; quello della storia (un po’ nebuloso, di cui non riesco a fidarmi) è di qualche giorno. In questo lasso, l’alieno godrà di tutte le esperienze che lo spietato contesto in cui si trova ha da offrirgli: l’estasi delle droghe, la potenza sessuale (assurdamente portata all’estremo nella prodigiosa contiguità di atto-parto-crescita), l’amore coniugale, il sentimento della paternità. Non c’è tempo nemmeno per respirare, tutto si sussegue senza soluzione di continuità, al ritmo dei movimenti violenti e inconsulti di un uomo-alieno preso in un trip inflitto tanto dalle droghe quanto dalla terrena sterminatezza delle possibilità umane. È come se il corpo umano fosse troppo poco per contenerlo, ma l’unico mezzo per toccare con mano l’eccesso.

Più volte ci sentiamo chiamati in causa, tirati dentro da sguardi in macchina che annullano la supposta distanza privilegiata dello spettatore.

Un bildungsroman alieno senza speranza: la sensazione di aver testimoniato il raggiungimento di una consapevolezza nuova, una crescita – per quanto sembra assurdo pensarlo – positiva del personaggio viene bruscamente infranta dalla violenta restituzione del vero Barry nell’ ‘accogliente’ grembo della Madre Terra. Non ci è dato saperlo, ma la tetra certezza che in lui nulla sia cambiato ci atterrisce, prima che comincino a scorrere i titoli di coda.

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Tag:, , , , , , , Last modified: 1 Dicembre 2020
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