Il tradizionale Evento Speciale sul cinema italiano della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, è stato dedicato quest’anno a Gianni Amelio, uno dei grandi maestri del nostro cinema che ha appena compiuto 80 anni; un regista ma anche, e soprattutto, un cinefilo.

Attraverso la retrospettiva dei suoi film, selezionati personalmente da lui, la pubblicazione di una monografia curata da Pedro Armocida e Anton Giulio Mancino, intitolata Gianni Amelio. Il campo del cinema, edita da Marsilio nella storica collana Nuovocinema (tra gli autori anche Paola Casella, Steve Della Casa, Alberto Crespi, Alberto Anile, Roberto Chiesi, Emiliano Morreale, Enrico Magrelli), e una tavola rotonda aperta al pubblico, la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema ha omaggiato il pluripremiato regista e sceneggiatore.

Durante un approfondito ed appassionato incontro con la stampa, Amelio ha descritto il suo rapporto con la serialità (citando la sua serie preferita su tutte: Six Feet Under), ha ripercorso il suo cinema indagando la figura del mentore lasciandosi andare in un commovente ricordo del rapporto con suo padre, e ha parlato di film, non solo dei suoi ma soprattutto di quelli degli altri, come il recente Megalopolis, di Francis Ford Coppola, e Favolacce dei Fratelli D’Innocenzo (anche autori della prefazione del libro a lui dedicato).

Gianni Amelio. Il campo del cinema

Tra gli autori e le autrici della monografia su Gianni Amelio, la critica cinematografica Emanuela Martini intitola il suo capitolo L’onnivoro autore cinefilo, concentrandosi su quel vizio del cinema, che diede a sua volta il titolo a una raccolta di brevi articoli pubblicata da Einaudi nel 2004 che lo stesso Amelio aveva firmato per Film Tv.

Sono scritti che raccontano come guardare e amare un film, soffermandosi sulle emozioni che esso regala, ma anche come farlo, da un punto di vista tecnico e registico. Passa da Quarto potere a Casablanca, ma anche alle opere di Coppola, Spielberg, e molti altri. La sua passione per il cinema e per i film viene espressa in tutti i saggi della monografia, poiché inscindibile dal suo fare cinema, e dialoga con il presente del mezzo attraverso la scelta di dieci lungometraggi degli anni 2000, una selezione che Amelio prende come gioco serio, dichiarando che se avesse potuto ne avrebbe citati molti di più.

Tra questi inserisce The Lobster (2015) di Yorgos Lanthimos, che Amelio definisce come uno tra i cineasti più lucidi di oggi, e As Bestas (2022) di Rodrigo Sorogoyen, e dello stesso autore non può fare a meno di citare anche Dieci anni, una serie che descrive come un’esperienza fondamentale. Aggiunge poi alla sua lista ragionata Megalopolis di Francis Ford Coppola, un film a dir poco divisivo che da molti è stato ritenuto un rischio. «Conosco personalmente quasi tutti i registi che ho citato, e Coppola lo conosco meglio degli altri, tanto è vero che quando ho fatto il direttore del Festival di Torino, il primo ospite importante fu proprio lui», racconta Amelio.

La vitalità e l’azzardo di Megalopolis

A FRAMED Magazine Gianni Amelio risponde a proposito della problematicità della visione del mondo di domani di Coppola: «Sono sincero fino alla spietatezza, e Megalopolis è un film azzardato, ma l’ho visto mettendomi nei panni di Francis Ford Coppola, e in qualche modo sognandolo anche come il mio futuro testamento quando avrò la sua età. Mi ha commosso questa vitalità estrema che lui ha messo nelle immagini, nella storia, nell’idea stessa».

Scherzando anche sul budget del film, Amelio ricorda un elemento importante: «Il signor Coppola, parlo di un Dio del cinema, poteva anche permettersi di non fare un film così rischioso; poteva dormire tranquillo su cose molto più agevoli per lo spettatore, invece ha fatto un film che in qualche modo è volutamente divisivo. Questo film l’ho segnalato perché non ho nei riguardi di Coppola l’aspettativa del capolavoro compiuto, i capolavori li ha già fatti; io mi aspetto da uno come lui l’azzardo, e me l’ha dato, in Megalopolis l’azzardo c’è, lo spiazzamento, ed è un gesto di amore per lo spettatore secondo me, in quanto atto di coraggio. Un regista che potrebbe vivere sugli allori facendo sempre delle cose che incassano milioni in realtà fa una cosa che non incassa niente».

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.