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IL CIECO CHE NON VOLEVA VEDERE TITANIC, di Teemu Nikki

Il cieco che non voleva vedere Titanic (titolo originale: Sokea Mies, Joka Ei Halunnut Nahda Titanicia), è il nuovo film del regista finlandese Teemu Nikki, e si aggiudica alla recente Mostra del Cinema di Venezia il Premio degli spettatori Armani beauty. Un riconoscimento fornito dagli spettatori della sezione Orizzonti Extra che rende omaggio ad una bellissima, anomala ed intensa opera.

Il film di Nikki è drammatico, ironico, passa dal thriller al sentimentale, ci fa sentire immensamente e disperatamente vivi. Sperimenta con la tecnica una visione inusuale, restituendo allo spettatore flussi di suoni trasformati in immagini sfocate e lampi di luce.

Tutti i film visti prima di imparare a ricordarli (tranne Titanic)

Il cieco che non voleva vedere Titanic è Jaakko (Petri Poikolainen) e Titanic è l’unico DVD della sua collezione ancora incellophanato. Lo tiene accanto agli altri (tantissimi) sperando che qualche suo amico faccia una gaffe, poiché di James Cameron ama solo i film precedenti. Per non parlare di quelli di Carpenter, che vorrebbe tanto vedere con Sirpa, la donna che ama a distanza e che sente al telefono quotidianamente.

Jaakko è bloccato su una sedia a rotelle ed è cieco, ma tiene attorno a sé gli oggetti di una vita passata, che lo rendevano quello che era, ma soprattutto che continuano ad illuminare il suo mondo buio con una divertente e necessaria cinefilia di salvataggio. Ciò che non vede trova riferimenti cinematografici nei suoi ricordi da cinefilo vorace, come l’infermiera soprannominata Ratched da Qualcuno volò sul nido del cuculo.

La vita abitudinaria e ovattata di Jaakko prevede azioni costanti, ripetute come esercizi da svolgere. Il cinema è uno di questi, dalle prime ore della mattina in cui Sirpa lo chiama per dargli il buongiorno da marmotta, quella marmotta di Groundhog Day con Bill Murray in cui il protagonista prova a suicidarsi quotidianamente ma la sua giornata si ripete all’infinito e alla fine scopre che non è poi così male essere vivi.

La sensibilità dello sguardo registico

La regia di Nikki si concentra sulle percezioni di Jaakko provando a rendere comprensibili ad uno spettatore normovedente le sensazioni di qualcuno che deve affidarsi unicamente agli altri sensi per comprendere ciò che lo circonda, o le persone con cui sta interagendo. L’obiettivo mantiene fuori fuoco tutto tranne il protagonista, inserendolo in un vortice di informazioni percettive che costantemente si trova ad ordinare.

Il regista si muove con una regia “sensibile” in quanto epidermica: anche quando la vita di Jaakko sarà in grave pericolo a gestire il flusso narrativo sarà proprio questa adesione totale alla sfera circoscritta di un uomo cieco che interpreta il mondo attraverso gli altri sensi e la necessità di leggerezza che la sua condizione reclama.

Il cieco che non voleva vedere Titanic è un’opera che dà allo spettatore una violenta sferzata, mostrandogli uno spaccato reale (anche l’interprete è affetto da sclerosi multipla ed è cieco) e una parte di umanità che poco compare al cinema, meno che mai con una tale intensità. Da recuperare, assolutamente, appoggiando idealmente una mano sul viso di Jaakko per comprendere il suo “guardare”.

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Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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