
Sembra ieri, Miranda Priestly che lancia cappotti in faccia alle sue assistenti, le tacchettine della redazione di Runway pronte a compiacere la propria perfida datrice di lavoro, e Andy Sachs, con il sogno di diventare una giornalista e il coraggio di lasciarsi indietro un inferno dorato fatto di bugie e splendidi stivali di pelle.
Il diavolo veste Prada (per chi non lo sapesse basato sul romanzo omonimo di Lauren Weisberger) è un film ormai entrato nell’immaginario comune, un cult sulla moda, ma più che altro sul giornalismo e la coerenza di essere se stessi. Outfit da sogno alternati a decisioni fondamentali per il proprio futuro, Meryl Streep e Anne Hathaway come due facce della stessa medaglia.
Ben 20 anni fa quel film, diretto da David Frankel, si concludeva con una frase indimenticabile, pronunciata dalla spietata direttrice di Runway a Parigi: “Tutti vogliono essere noi“, e per noi si intende quella pletora di personaggi mondani che dedicano la propria vita alla bellezza e al lusso, rimettendoci ogni tanto un pezzettino d’anima. Ma oggi, vogliamo ancora tutti essere come loro? inebriarsi di glamour ed eleganza ed essere al centro dell’attenzione? Sì, ma in un modo diverso, che rilegge il presente e che riporta in scena i personaggi quasi bidimensionali del 2006 trasformandoli in veri esseri umani, spogliati dei propri completi Valentino e capaci di cambiare idea.
Il diavolo veste Prada 2, sempre diretto da Frankel, è ancora glamour, e non mancano i cambi d’abito stratosferici all’interno di sequenze girate solo per farci brillare gli occhi (come quella a Milano, un susseguirsi di outfit da capogiro) ma la nostra Andy è cresciuta, ha fatto conoscere la sua voce, e non ha più paura della taglia 42.
Come sono trascorsi questi ultimi 20 anni
Sono passati 20 anni da quello sguardo sognante di una Andy Sachs che si affacciava sulle prospettive di un futuro pronto ad iniziare; 20 anni sono passati anche per la comunicazione, il giornalismo, il modo di diffondere notizie. Dove tutto è estremamente veloce e non serve più qualcuno di veramente competente in materia per creare “un contenuto” l’era del cartaceo è prossima a scomparire, il grande giornalismo di un tempo è costretto a trasformarsi, o a morire, e serve un cambio di rotta, l’inizio di una nuova fase.
In questi 20 anni Andy ha viaggiato per il mondo, ha scritto articoli, ha scoperto realtà che l’hanno arricchita come donna e come professionista, nel mentre Miranda è rimasta alla guida di Runway, con Nigel (Stanley Tucci) al suo fianco. Due eventi imprevisti, dirette conseguenze del presente che vive anche fuori dallo schermo, portano Andy a lavorare di nuovo per la rivista di moda e quindi per Miranda.
Ma se i primi scambi tra le due sono intrisi dell’umorismo del primo film e non vediamo che citazioni (dall’incipit con le cinture identiche fino al “maglioncino ceruleo” ormai stampato nella memoria di tutti noi) il sequel mostra qualcosa di più profondo: il tempo è passato, e molte delle cose a cui tenevamo stanno per scomparire, dalla carta stampata a quei bei zigomi alti che le protagoniste sfoggiavano, alla bellezza si sostituisce finalmente una prospettiva di spessore, necessaria per continuare ad amare il proprio lavoro, e ad avere la possibilità di continuare a farlo.
Il diavolo veste Prada 2 cambia quindi rotta, o più precisamente svela le carte per parlare di donne che non hanno fatto sconti a nessuno, nemmeno a loro stesse, ma che rifarebbero tutto daccapo.

Donne, vecchi rancori e nuovi riconoscimenti
Alla luce dell’esperienza acquisita da Andy nel tempo, alla ragazza spaesata e troppo gentile si sostituisce una professionista che sa muoversi nel proprio campo, e sarà proprio questo a porre in una condizione di sincerità le due donne, alle quali si aggiunge anche la ex assistente Emily (Emily Blunt), vittima di vecchi rancori che la portano ad agire in modo scorretto e manipolatorio, senza nessuna fiducia nelle sue vere capacità.
Proprio durante una scena in macchina, come la celebre dichiarazione avvenuta a Parigi 20 anni prima, Miranda si rivela in tutta la sua fragilità ad Andy, considerandola alla pari; le confessa di essersi persa la vita delle sue figlie, di non essere stata una buona madre, ma al tempo stesso ammette di amare e aver amato tutto ciò che ha fatto, soprattutto il suo lavoro. La stessa rivendicazione viene da Andy, che non ha un marito, che non ha fatto figli (sebbene abbia congelato gli ovuli perché ancora non sa cosa succederà) e che si è dedicata solo al lavoro che la appassionava. Al tempo stesso Emily, fortemente insicura e in fondo molto sola, si aggrappa ad un senso di potere illusorio quando dovrebbe solo acquistare sicurezza e non affidarsi a uomini sbagliati e false prospettive di successo.
Sono tre donne che cambiano con il tempo, che cercano di non dipendere da nessuno, e di portare avanti la propria idea, in un modo o nell’altro. La competitività lascia posto al rispetto reciproco, per essere state coerenti, per aver ascoltato solo i propri desideri. Grazie a questa nuova consapevolezza la gelida Miranda si accorgerà di dettagli prima ignorati, come la fedeltà e la bravura di Nigel.
Uomini: il terribile fidanzato di Andy è solo un ricordo
A cambiare non solo solo le donne, ma soprattutto gli uomini. Abbiamo lasciato indietro l’ombra del capriccioso fidanzato di Andy, allo stesso modo non ci sono più le scappatelle con uomini potenti e bellissimi (ricordiamo tutti lo scrittore belloccio con il ciuffo biondo?) e anche il marito di Miranda non è che un ricordo. Gli uomini de Il diavolo veste Prada 2 sono credibili e veri: lo si può vedere dal nuovo compagno di Miranda, Stuart (Kenneth Branagh), un musicista che le sta accanto senza rinunciare a sé stesso, un artista che conosce il mondo in cui la compagna cerca di sopravvivere con difficoltà.
Anche Andy ha cambiato modo di cercare i propri fidanzati, e non le importa più delle apparenze, per questo inizia ad uscire con Peter (Patrick Brammall), un uomo concreto e diretto, con il quale per prima riesce condividere insoddisfazioni, momenti problematici e sentimenti negativi, senza il timore di apparire imperfetta.
Una menzione speciale a Benji Barnes (Justin Theroux), fidanzato ultramiliardario di Emily, che ha ridefinito la sua immagine estetica ma che conserva tutti gli aspetti dell’uomo insicuro e bisognoso d’amore che è sempre stato. Si lascia manipolare, ancora non è abituato al suo nuovo aspetto, e gioca il suo ruolo intessuto di timidezza senza abbandonare ciò che era anche prima del denaro.

In breve
Il diavolo veste Prada 2 è esattamente ciò di cui avevano bisogno i fan incalliti, quelli che lo riguardano almeno una volta all’anno, quelli che associano Suddenly I See di KT Tunstall all’inizio di una giornata qualsiasi a New York prima di perdersi tra fashion, passerelle e viaggi da sogno.
Ha la forza delle citazioni, e mantiene lo spirito della storia che abbiamo continuato ad amare in tutti questi anni, ma ci mette dentro il presente che viviamo, imperfetto, a tempo determinato, in continua trasformazione, senza nessun rimpianto per il passato ma con la voglia di continuare ad affermare se stessi, come fanno le due protagoniste, eroine contemporanee, icone incontrastate di stile e personalità.






