Bud Spencer & Terence Hill in Lo chiamavano Trinità
Bud Spencer & Terence Hill in Lo chiamavano Trinità

Grazie alla Cineteca di Bologna arriva la versione restaurata di Lo Chiamavano Trinità (1970), regia di E. B. Clucher (Enzo Barboni), con il grande duo del cinema italiano, Bud Spencer e Terence Hill.

È tutto risibile

Quando uscì fu il risultato di un’idea geniale. La coppia Carlo Pedersoli e Mario Girotti, in arte Bud Spencer e Terence Hill, si cimentò per la prima volta nella commedia con questo film. Quella che oggi è una delle migliori parodie mai prodotte del genere western, fu all’epoca messa in mano ad attori non comici. Freschi della trilogia western di Giuseppe Colizzi: Dio perdona… io no! (1967), I quattro dell’Ave Maria (1968), La collina degli stivali (1969), realizzata alla fine degli anni ’60, i due si ritrovarono proprio su questo set, di nuovo in un western. Ma un western diverso.

Ce n’erano state di parodie western italiane, ma tutte interpretate da attori comici come Lando Buzzanca, Raimondo Vianello, Franco e Ciccio.

La parodia che mette in scena questo film non si prende sul serio, e neanche gira attorno alla propria comicità risultando ridicola o asfissiante. Ecco perché funziona ancora oggi, risultando una spassosa commedia. Le scazzottate, l’emblema della coppia, avvengono “normalmente”.

Come ci si accorda o ci si prepara per regolare tutto con un colpo di pistola, così basta la parola o la scena giusta per far volare i pugni. I classici pugni alla Spencer & Hill. Con l’effetto sonoro che stermina l’idea di violenza in favore di una commedia manesca ma divertente, quasi stile cartone animato. Perché i due fratelli, Trinità (Terence Hill), la mano destra del diavolo, e Bambino (Bud Spencer), la mano sinistra del diavolo, sono eroi improvvisati. Pigro pistolero ma anche irresponsabile castigamatti il primo, e ladro di cavalli improvvisatosi sceriffo per godere di un po’ di tranquillità il secondo. Uomini in fondo di buon cuore, grande stomaco, e forti manrovesci. Lo stile “commedia per famiglie” stemperò quella violenza esorbitante tipica dei nostri Spaghetti-Western.

Storia di un genere

Gli Spaghetti Western si sono sempre distinti dai western americani. C’era nei nostri film un alto tasso di violenza e spesso mancava un eroe veramente buono. Molto più spesso i nostri protagonisti erano uomini normali, in bilico tra lo spietato e l’umano.

Sono state raccontate anche storie dove a vincere alla fine era il cattivo. Per tutti gli anni ’60 ci sono stati film divenuti pietre miliari del genere western in generale, citati e ripresi dal cinema mondiale. Su tutti la trilogia del dollaro di Sergio Leone: Per un pugno di dollari (1964), Per qualche dollaro in più (1965), Il buono, il brutto, il cattivo (1966).

Lo chiamavano Trinità esula da tutto questo. È un western commedia, che integra perfettamente il genere western con quelli che saranno gli stilemi comici tipici dei film della coppia Spencer & Hill.

Tutti gli ingredienti di un classico film western: il ricco imprenditore interessato a terra e potere, Maggiore Harriman (Farley Granger), il gruppo di banditi che vessa un piccolo villaggio, ovvero Mezcal (Remo Capitani) e i suoi ladroni messicani, e i poveri oppressi che ingaggiano gli eroi per difendersi, Tobia (Dan Sturkie) e i suoi Mormoni.

Di lì a poco gli Spaghetti Western si reinventeranno, diventando o più affini a questo film, come Il mio nome è Nessuno (1973) di Tonino Valerii, sempre con Terence Hill, o ancora più violenti dei precedenti film, come I quattro cavalieri dell’Apocalisse (1974) e Keoma (1976).

Piccoli dettagli di un grande film

Forse la scena più divertente è la lezione di autodifesa che i due fratelli e i loro compari tengono ai Mormoni. Un tripudio di colpi comicamente impeccabili in perfetto stile cartoon. La risoluzione è un trionfo ben integrato del western puro e della commedia, con i nostri eroi che lasciano i Mormoni senza nessuna ricompensa, e se ne vanno ognuno per la sua strada.

È doveroso poi menzionare la colonna sonora. Composta da Franco Micalizzi, si avvale di un pilastro della musica degli Spaghetti Western, il fischio del maestro Alessandro Alessandroni, che lavorò con Ennio Morricone alle colonne sonore della Trilogia del dollaro di Sergio Leone.

Le voci italiane poi sono incredibili. Pino Locchi e Glauco Onorato, storici doppiatori di Hill e Spencer, i doppiatori di Jonathan Swift (Steffen Zacharias), ovvero Ferruccio Amendola, e quello del maggiore Harriman, Sergio Graziani. Tutte queste voci fanno del film un prodotto che si potrebbe gustare anche senza immagini tanto le loro voci suonano iconiche.

Essi doppiarono alcuni dei più importanti attori del cinema mondiale, e con il loro doppiaggio contribuiscono a dare al film un alone di internazionalità. Il film fu infatti un grande successo in patria ma riscosse apprezzamenti anche all’estero.

In breve

La commedia western non funziona sempre. Molte commedie e parodie nel tempo sono invecchiate male, dai film di Franco e Ciccio a quelli di Jerry Lewis. Questo film invece resiste, nel senso che ancora fa ridere. E non solo per nostalgia.

Delle grandi parodie western certo le migliori sono Mezzogiorno e mezzo di fuoco (Blazing Saddles, 1974) di Mel Brooks e Lo Chiamavano Trinità… (1970) di E. B. Clucher, dal 9 giugno nei cinema in versione restaurata.

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Classe 1999, e perennemente alla ricerca di storie. Mi muovo dalla musica al cinema, dal fumetto alla pittura, dalla letteratura al teatro. Nessun pregiudizio, nessun genere; le cose o piacciono o non piacciono, ma l’importante è farle. Da che sognavo di fare il regista sono finito invischiato in Lettere Moderne. Appartengo alla stirpe di quelli che scrivono sui taccuini, di quelli che si riempiono di idee in ogni momento e non vedono l’ora di scriverle, di quelli che sono ricettivi ad ogni nome che non conoscono e studiano, cercano, e non smettono di sognare.

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