
Sabato 28 marzo, nell’ambito dell’Irish Film Festa (25-29 marzo) alla Casa del cinema di Roma, sarà proiettato un film che compie 30 anni nel 2026: Michael Collins di Neil Jordan.
Quest’epica biografia scritta e diretta dal grande regista irlandese – premiata con il Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia 1996 – racconta la storia del leader militare e politico Michael Collins, interpretato magistralmente da Liam Neeson, anche lui premiato a Venezia con la Coppa Volpi.
Collins, eroe, leggenda, politico astuto, è mitizzato in un’opera dal respiro narrativo classico ma vertiginoso, capace di catturare lo spettatore con una materia storica coinvolgente dipinta alternando pennellate di verità e di romanzesco.
Un’isola di stelle e sangue
1916. Michael Collins (Liam Neeson) partecipa alla fallita rivolta di Pasqua a Dublino contro il governo inglese che da secoli opprime il popolo irlandese. Insieme a lui ci sono i compagni di partito e battaglie Éamon De Valera (Alan Rickman) e Harry Boland (Aidan Quinn). Mentre i leader della rivolta vengono brutalmente giustiziati dai militari inglesi, questi tre sfuggono alla morte e vengono incarcerati. Al momento della loro uscita, nel 1918, iniziano un’agguerrita lotta contro il reazionario governo britannico. Seppur con idee e metodi diversi, il loro obiettivo di rovesciare la tirannia inglese per dare la libertà al popolo d’Irlanda li porterà a dei risultati e risvolti inaspettati.
È difficile non spoilerare la Storia così com’è avvenuta, ma questo film riesce a rendere gli eventi raccontati nei manuali scolastici estremamente interessanti e trascinanti.
La lunga lotta bellica di Michael Collins contro i nemici della libertà irlandese, attraversa le due ore del film con una grazia pervasiva e una potenza narrativa coinvolgenti.
Un popolo davanti…
Neil Jordan, autore e regista di alcuni film straordinari come La moglie del soldato (The Crying Game, 1992) e Breakfast on Pluto (2005), ha radunato il fior fiore d’Irlanda, e altri grandi interpreti per questa sua opera epica.
Alla coppia Liam Neeson – Alan Rickman (di cui parleremo più avanti), dobbiamo affiancare il brillante Aidan Quinn, capace di rendere la combattuta sofferenza emotiva e politica di Harry Boland, specie nella seconda parte del film. Stephen Rea, attore versatile e competente, sottile nelle emozioni e nella gestualità, scolpisce il suo ispettore Ned Broy con una finezza misurata e precisa. Così come abili seppure poco presenti sono Charle Dance, espressione di un’eleganza britannica inarrivabile, che interpreta il capo della Cairo Gang, Soames, e Brendan Gleeson, qui al suo secondo ruolo importante dopo Braveheart (1995), nei panni del duro ufficiale militare Liam Tobin.
Julia Roberts, complice un film dal cast interamente maschile, fatica a imporsi nella storia col suo personaggio di Kitty Kiernan.
E dietro la macchina da presa
La sceneggiatura di Neil Jordan media con maestria tra finzione scenica e realtà effettiva e la sua regia lavora in modo rapido ma non frenetico. Le scene sono incalzanti, e scorrono con forza, potenza e convinzione, in quel fluire torrenziale che sono gli eventi storico-bellici raccontati.
Il regista orchestra azione e tensione con abilità, senza mai distendere il ritmo e senza perdere di mordente durante il progredire della trama, non esibendo né nascondendo le violenze perpetrate.
Ugualmente la musica di Elliot Goldenthal (nominata all’Oscar) amplia il respiro del film, toccando vette di forte emotività ma lasciando anche venir fuori la pressione dei momenti più serrati.
La musica lavora al servizio della storia senza scalzarla. L’epica che si respira non dipende solamente da ciò che sentiamo, ma anche dagli accadimenti che la musica incornicia meravigliosamente.
La fotografia di Chris Menges (nominata all’Oscar) lavora con le tinte fosche del noir e del thriller, usando dei colori spenti che dipingono una guerra sporca che non va abbellita. Le cromie sullo schermo non si accendono mai, né che ci sia amore o guerra, vittoria o sconfitta; è un mondo freddo e duro quello in cui avvengono i fatti raccontati.
Grazia del guerriero…
Michael Collins è una figura granitica, e indubbiamente ricordata come eroica. La ferocia della sua lotta nasce dalla consapevolezza che la vittoria arriderà al popolo irlandese solo quando esso rinuncerà a contrastare gli inglesi come e con un vero e proprio esercito regolare.
Quindi The Big Fellow (come veniva chiamato) sviluppa e affina delle tattiche di guerriglia e terrorismo che destabilizzano le istituzioni, i funzionari governativi e ogni risorsa a cui l’impero britannico può accedere in Irlanda.
L’uomo della contea di Cork reinventa, modernizzandola, la resistenza armata a un oppressore egemone apparentemente incontrastato e incontrastabile; questa modalità di lotta sarà una costante sanguinaria nella storia irlandese ed europea del secondo Novecento.
Liam Neeson non permette all’eroismo del personaggio di tracimare fino a diventare imponente, ma lascia che le azioni più furbe e coraggiose, le battute più sagaci e acute, costruiscano a poco poco il ritratto di un uomo indimenticabile, capace di combattere, amare, gioire e disperarsi con estrema vitalità e risolutezza.
Astuzia del politico
Michael Collins fu anche un abile politico e diplomatico. Più volte ministro nel governo repubblicano irlandese prima dell’indipendenza nazionale, fu infine accorto nel cogliere quella che riteneva essere una grande vittoria per il suo popolo, ovvero un trattato per la creazione di uno Stato Libero d’Irlanda all’interno del Commonwealth inglese.
Al suo diretto opposto però si staglia la figura melliflua ma indomita di Éamon de Valera, che Alan Rickman modella con sapiente maestria recitativa. Il personaggio realmente esistito è passato alla storia come l’antagonista di Collins in politica e in guerra, e forse fu coinvolto nella sua morte.
Eppure l’Éamon de Valera che vediamo sullo schermo non solo è credibile ma vivo, tanto che non si riesce a non riconoscere la verità del suo punto vista: accettare l’offerta inglese di un trattato significa tradire i morti, la causa repubblicana stessa, dividere il Paese e sottomettersi alla decisione finale di un nemico odiato e brutale, cui peraltro bisogna rendere omaggio.
Alan Rickman materializza con estremo realismo la fallacia dei calcoli politici di de Valera che contrastano con i brillanti successi di Michael Collins. Tuttavia la potenza retorica e calcolatrice che non lo abbandona mai, gli permette di resistere al trionfo del suo amico, rivale, e poi nemico.
Alla fine, nella successiva storia irlandese così come la si legge sui manuali, de Valera diventerà una figura ricorrente, in quanto tre volte taoiseach (primo ministro) per quasi 15 anni di mandato, e infine presidente della Repubblica d’Irlanda per 14 anni.
Chi parlerà per la libertà del popolo?
Michael Collins è un film epico-celebrativo su un grande eroe. Non ha pretese di indagine ma solo di racconto. È un film classico nella forma e lineare nella narrazione, con la differenza che il triangolo amoroso fa da sfondo alla guerra raccontata e non viceversa.
È quindi agli antipodi rispetto al film di Ken Loach del 2006, Il vento che accarezza l’erba (The Wind That Shakes the Barley), dove viene indagata profondamente la realtà politica cui aderiscono coloro che combatterono gli inglesi.
Lì infatti viene approfondito il socialismo dello Sinn Féin, partito politico di sinistra protagonista della storia rivoluzionaria irlandese. Nel film del 2006 viene sposata l’idea che la rivoluzione irlandese fu una rivoluzione di classe che voleva dare potere ai contadini a lungo marginalizzati dal sistema, salvo poi venire tradita proprio dal trattato firmato da Michael Collins.
È un film fazioso (ma non sbagliato!) che usa la microstoria per indagare una realtà socio-politica molto complessa. Michael Collins di Neil Jordan invece prende i macro-eventi accaduti e ne fa la scaletta stessa del film.
È un racconto che attinge alla storia e alla memoria, che non sposa idee o indagini di parte, e che dunque rinuncia alla complessità in favore di una chiarezza universalmente comprensibile.
Per motivi diversissimi restano due grandi film del cinema irlandese, europeo e mondiale.
In breve
Michael Collins è la storia come viene urlata dal popolo irlandese: semplice e feroce, diretta e brutale, seppur non totalmente fedele. Rende gli eventi storici, realmente accaduti, memorabili e struggenti, capaci di afferrarci con convinzione e, per due ore, di non allentare la morsa su di noi.
Se siete a Roma, andate alla Casa del cinema sabato 28 marzo a vedere gratuitamente alle ore 15:30, e ringraziate insieme a noi l’Irish Film Festa per averlo riportato in sala.
Saoirse don Éireann
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