
Quando, nel 1893, Arthur Conan Doyle pubblicava L’ultima avventura, epilogo della saga di Sherlock Holmes che terminava proprio con la morte di quest’ultimo, mai si sarebbe aspettato di dover, a distanza di pochi anni, trovare un escamotage per riportarlo in vita e darla così vinta ai molti fan che ne chiedevano il ritorno. Nel 2025, invece, sembra ormai essere diventata prassi quella che per Doyle fu una fastidiosa esigenza: riportare dall’aldilà (o anche solo dal dimenticatoio comune) storie che avevano già fatto il loro corso. Non appare, dunque, strano trovarci di fronte a Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo, sequel del fortunato Quel pazzo venerdì, dal 6 agosto al cinema.
La trama
Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan tornano a vestire i panni della dottoressa Tess Coleman e di sua figlia Anna, ora ex scapestrata alle prese con una figlia neo adolescente (Harper-Julia Butters), con il nuovo amore della sua vita, Eric (Manny Jacinto) e sua figlia (Lily-Sophia Hammons), ovviamente nemica mortale della figlia neo adolescente di cui sopra.
A complicare questo già precario quadro va ad aggiungersi, sorpresa delle sorprese, una strana forza magica che ancora una volta porta l’una nei panni dell’altra (letteralmente), con l’unica anomalia che ora la dinamica non riguarda più solo Tess e Anna, ma anche le giovani Harper e Lily.
Non una grande sorpresa, direte voi? Ebbene no.
La sceneggiatura Disney
Disney, ripescando a piene mani dal barile dei propri successi, ha deciso di tornare su uno dei suoi maggiori film teen cult, affidandolo alla regia di Nisha Ganatra e alla sceneggiatura di Jordan Weiss. Resta invariata gran parte del cast originale per dare quel senso di continuità che ben si sposa con la naturale curiosità, un po’ da rivista da spiaggia, in stile “vi ricordate i protagonisti di Quel pazzo venerdì? Scopriamo come sono diventati”.
Nonostante gli accorgimenti, però, non si scampa dalla maledizione delle produzioni Disney, vale a dire un’infantilizzazione posticcia che rende un film già per sua natura irrealistico ancora più paradossale e, per usare un termine adeguato al contesto, ai limiti del cringe.

Tra un uso spropositato della parola “Bro”, monopattini elettrici, podcast, lip plumper e luoghi comuni grossolani sulle differenze del metabolismo tra adolescenti e over 65, è impossibile non accorgersi che l’idea di fondo non fosse quella di fare un film rivolto a un pubblico di Gen Z, ma fare un prodotto su come i Millennial immaginano che parlino, vestano, si rapportino fra di loro questi misteriosi rappresentanti della Gen Z, figure a cui nessuno ha palesemente chiesto mai un’opinione.
Un altro sequel
Come se i limiti di trama e sceneggiatura non bastassero, tuttavia, appare forte e chiara, ancora una volta, una tendenza che va a definire una larga fetta di produzioni cinematografiche degli ultimi anni: la corsa al sequel/reboot, ossia “tutto ciò che una volta è stato scritto e girato può essere ripreso e raccontato per l’ennesima volta”.
E così, proprio come Arthur Conan Doyle faceva sopravvivere Sherlock Holmes a una caduta attraverso una cascata, così ogni vissero felici e contenti diventa opportunità per dirci come stanno vivendo felici e contenti quei personaggi, anche se questo (come nel caso di Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo) vuol dire riciclare la stessa identica storia, le stesse dinamiche, gli stessi insegnamenti, ma cambiando costumi e scenari e qualche battuta ricorrente che farà da gancio comico per tutto il film.
Ciò che realmente arriva al pubblico, tuttavia, non è (o per lo meno non solo) un’operazione nostalgia per far rivivere oggi ai ragazzini di ieri le stesse emozioni semplici e confortanti, ma una tacita mancanza di idee, una pigrizia intellettuale che mira a disincentivare i prodotti nuovi per scommettere sul sicuro, sul fatto che sicuramente ciò che ha fatto successo una volta lo farà di nuovo e che i nostalgici sono un segmento di mercato che tiene su gran parte dell’industria Disney attuale.
Una scommessa non particolarmente ardita ma che sicuramente ripagherà, visto il successo garantito che un film del genere si prepara a ricevere, ma siamo sicuri sia la scommessa di cui avevamo bisogno?
In breve
Quel pazzo venerdì può effettivamente essere considerato un film cult del genere teen rom-com dei primi anni 2000, anni in cui esistevano dei film scritti e girati proprio per questa tipologia di pubblico e che consacrava attrici – non più bambine – a fenomeni del momento (come Lindsay Lohan, in quel periodo all’apice della propria popolarità). Un fulmine, però, per quanto possa andarci vicino, non cade mai nello stesso punto e quindi, seppur regalando un film nel complesso piacevole, che scuote qualcosa nell’animo di chi è cresciuto sognando di avere una rock band come quella della protagonista, non può equiparare i fasti di qualcosa che agisce su livelli ben diversi rispetto a (l’ennesimo) film iper-colorato e benaltrista da Disney.
Unica nota degna e che resta invariata da un film all’altro: Chad Michael Murray, crush di un’intera generazione, ora tornato nei panni del tenebroso Ryan con la sua motocicletta e i capelli lunghi. Lui da solo, vale il prezzo del biglietto.
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